Nell’America che molti descrivono perduta sotto l’assedio delle destre reazionarie neofasciste, resiste una trama ostinata di comunità che non si arrendono: città che ricuciono fratture, amministrazioni che mettono al centro dignità, armonia, pacificazione. È dalle piattaforme politiche territoriali che arriva il segnale più chiaro: non tutto è compromesso. C’è ancora un’America che sceglie di proteggere invece di punire, di includere invece di dividere. E se la vittoria di Mamdani a New York appariva scontata nella capitale mondiale del woke e della sinistra radical chic (secondo la narrazione tossica delle destre), più sorprendente è la svolta a sinistra di Miami, oggi esempio di vera resistenza e capacità di autodeterminazione dell’antico spirito federale degli Stati Uniti d’America. Una lezione, quella della metropoli della Florida insieme a quella della Grande Mela, che parla anche a quel centrismo liberale ostinatamente abbarbicato alle politiche liberiste passate, quelle politiche che mostrano oggi i limiti di scelte basate sul capitale come unica leva di sviluppo e coesione. A Miami, come a New York, sono profili apertamente di sinistra a convincere l’elettorato, e non i democratici moderati stile Obama. Un dettaglio di cui tener conto per chi voglia provare a costruire opposizioni in grado di sconfiggere alle urne le pulsioni autoritarie e repressive delle nuove destre occidentali, assai diverse dall’idea di conservatorismo democratico.
Eileen Higgins è sindaca di Miami
In un ribaltamento politico che spezza trent’anni di leadership repubblicana, Miami elegge la sua nuova sindaca: Eileen Higgins, democratica, 61 anni, ex commissaria della contea di Miami-Dade. Una vittoria netta, circa il 59% dei voti, contro l’ex city manager Emilio González, volto storico della destra locale. Un risultato che arriva mentre la Florida, sotto la presa del trumpismo e dell’ascesa di Ron DeSantis, si è trasformata in una roccaforte di autoritarismo dalla forte spinta reazionaria. Nemmeno il peso di Marco Rubio, oggi Segretario di Stato e per anni architetto del potere repubblicano nel Sud della Florida, è bastato a blindare la città: la sua rete politica, un tempo decisiva tra comunità cubano-americane e blocchi conservatori, appare oggi logorata. L’elezione della 61enne democratica evidenza una breccia fattuale nelll’avanzata dell’autoritarismo neofascista orchestrato dalla destra suprematista USA, e lo fa nella metropoli più latina e più simbolicamente migratoria d’America. Higgins succede al repubblicano Francis Suarez, paladino di una Miami crypto-friendly promessa agli investitori e tradita nelle periferie, una città che si è sentita abbandonata dalla sua amministrazione troppo occupata a fare affari, tra opacità amministrative, accuse di corruzione e favoritismi, e un evidente e progressivo abbandono delle comunità più vulnerabili.
La piattaforma di Higgins pragmatica e progressista
La campagna di Higgins ha affondato le radici nelle fratture sociali della città: affrontare la crisi abitativa con nuovi progetti di housing accessibile e uso di terreni pubblici; rafforzare i trasporti e snellire i permessi edilizi; riportare trasparenza, controllo e integrità dopo gli anni di scandali sotto Suarez. Dal caos dei permessi ai favori agli sviluppatori, dalle consulenze opache alle falle nella trasparenza della polizia, il ciclo repubblicano aveva trasformato Miami in un laboratorio neoliberista in crisi.
Centrale anche la resilienza climatica: infrastrutture da rifondare, sistemi anti-allagamento da potenziare, una visione ambientale negata per anni da un’amministrazione concentrata più sui venture capitalist che sui cittadini.
Contro DeSantis governatore della Florida
Se c’è un terreno su cui Higgins ha scelto lo scontro frontale, è quello delle politiche migratorie della Florida. Ha definito disumanizzante la linea imposta da DeSantis e ha attaccato l’uso degli accordi 287(g), rivendicando che la polizia locale non debba trasformarsi nel braccio operativo dell’ICE. La futura sindaca parla di una Miami che tratti i migranti “con dignità, non come sospetti”, proteggendo in particolare le comunità caraibiche e latinoamericane colpite dalle retate statali. Promette servizi più forti per nuovi arrivati e famiglie vulnerabili, e rivendica una città “fatta da migranti, che deve restare un luogo di accoglienza e protezione”.
Negli ultimi anni Miami è diventata uno dei principali poli di resistenza urbana all’agenda neoreazionaria di Ron DeSantis. Le sue politiche su migranti, scuola, libri e diritti LGBTQ+ hanno trovato scarsa presa in una città cosmopolita, giovane e orgogliosamente meticcia. Organizzazioni civiche, leader locali e una parte significativa dell’elettorato latino hanno osteggiato le sue misure punitive, percepite come un’imposizione ideologica estranea allo spirito aperto di Miami. La vittoria di Higgins incrina così la penetrazione dell’asse MAGA nel Sud della Florida e la popolarità trumpiana in una fetta assai influente degli americani latini. La Florida di DeSantis ha recentemente proposto di vietare per legge la bandiera Progress Pride, e attuato una feroce cancellazione della memoria delle vittime del Pulse, dove nel 2016 furono uccise 49 persone per odio anti-LGBTIAQ+. Senza precedenti anche la guerra del governatore DeSantis alle drag queen.
Visualizza questo post su Instagram
Higgins alleata storica della comunità LGBTQ+: impegno, atti e riconoscimenti
Nel rapporto con la comunità LGBTQ+ il profilo politico di Higgins non lascia fraintendimenti. Da commissaria ha promosso la creazione del primo LGBTQ Advisory Board della contea di Miami-Dade, un organismo pensato per monitorare bisogni, discriminazioni e impatti delle politiche pubbliche sul tessuto comunitario delle persone lesbo gay bi trans intersex queer +. Ha sostenuto proclamazioni ufficiali per il LGBTQ History Month e il Transgender Day of Visibility, inserendo la rappresentanza queer dentro il calendario istituzionale. E ha contrastato apertamente la deriva anti-LGBTQ+ che ha attraversato la Florida negli anni di DeSantis.
- Tentativi statali di impedire ordinanze LGBTQ-inclusive
La Florida ha più volte cercato di limitare le local non discrimination ordinances. Higgins si è opposta pubblicamente, difendendo l’autonomia di Miami-Dade. - Pressioni per restringere programmi LGBTQ+ finanziati da fondi pubblici
Nell’ondata “anti-woke”, i programmi per giovani queer e persone trans rischiavano tagli. Higgins ha garantito finanziamenti e continuità. - Difesa delle misure di gender inclusion negli spazi pubblici
Direttive statali su bagni, spogliatoi e sport per persone trans: Higgins si è schierata contro l’applicazione locale, affermando che Miami deve restare inclusiva. - Opposizione alle interferenze sulla formazione scolastica
Le leggi che vietano discussioni su identità di genere e orientamento sessuale colpivano programmi educativi locali. Higgins ha difeso partnership e iniziative di supporto ai minori LGBTQ+.
.Sul piano concreto, ha sostenuto finanziamenti per servizi LGBTQ+ dedicati a giovani vulnerabili, rifugi, counseling e programmi di salute pubblica diretti in particolare a persone trans e persone con HIV. Le organizzazioni SAVE ed Equality Florida l’hanno definita “una campionessa comprovata dell’uguaglianza”, riconoscendole un ruolo chiave nel trasformare il sostegno politico in atti amministrativi. Entrambe hanno appoggiato apertamente la sua candidatura attraverso la coalizione Turn Out Miami, mobilitando volontari, risorse e un coinvolgimento mirato delle comunità queer e latine.
