Suicidio Paolo Mendico, il diario del 14enne agli atti: “Un professore m’insultava. Quella scuola è una prigione”

Paolo Mendico, 14 anni, morto a Latina: la Procura acquisisce il diario. Tra le pagine il racconto di episodi vissuti come umiliazioni e di un disagio crescente.

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Paolo Mendico
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La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti dopo la morte di Paolo Mendico, 14 anni, avvenuta il 10 settembre 2025 a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Al centro dell’inchiesta ci sono i suoi scritti: un diario dalla copertina rossa, quaderni personali e chat sequestrate dagli inquirenti. Nell’ultima pagina, poche parole: “Quella scuola è una prigione”.

Gli atti, insieme alla perizia della psicologa della scrittura Marisa Aloia, incaricata dalla famiglia per una “autopsia psicologica”, serviranno a ricostruire il contesto emotivo e relazionale in cui il ragazzo viveva e a valutare eventuali responsabilità.

Paolo Mendico Gay.it
Paolo Mendico – Gay.it

Gli scritti di Paolo Mendico agli atti: “Un professore m’insultava urlandomi contro”

Nei quaderni acquisiti, il cui contenuto è stato reso noto dal Corriere della Sera, emergono episodi legati alla vita scolastica di Paolo Mendico, sia alle medie sia al primo anno di superiori all’istituto Pacinotti. Paolo annota situazioni che descriveva come umilianti, spesso vissute davanti ai compagni.

“Un professore m’insultava urlandomi contro: sei un rompi, mi diceva, ma io avevo solo sbagliato un esercizio”. In un altro passaggio scrive: “Il professore urla e minaccia solo perché avevo preso da bere dalla borraccia senza permesso dell’insegnante. Davanti a tutti”. E ancora: “Il prof mi dice: Leva ‘sta mano: assurdo, rimproverato davanti alla classe…”.

Il tema ricorrente è l’esposizione pubblica del rimprovero. Secondo quanto emerge dalle pagine, il ragazzo viveva quei momenti come una ferita personale.

I sogni e la lettera durante il Covid

Tra i quaderni sequestrati compare anche una lettera del 30 marzo 2020, durante il lockdown. Scrive a un’amica: “Ho tanto desiderio di correre, giocare con te, gustare un gelato davanti al bar. Mi sento molto triste, vedere il mio paese deserto mi fa sentire solo”.

In quelle righe, secondo la grafologa, la scrittura appare più distesa. Paolo sognava di suonare un basso a sei corde insieme al padre. Lo aveva chiesto la sera prima che tutto crollasse. Oggi sul balcone di casa, in via Garibaldi, è esposto un grande ritratto che lo raffigura mentre suona e sorride.

L’isolamento in classe e le prese in giro

In classe, il 14enne alzava spesso la mano per chiedere spiegazioni. I compagni lo chiamavano “spia”. Descritto come sensibile ed educato, il ragazzo annota anche episodi di scherno: dopo aver offerto fazzoletti a due compagni raffreddati, venne chiamato “femminuccia”.

In un’altra occasione racconta la punizione collettiva inflitta alla classe dopo un gesto offensivo verso una docente: scrivere cento volte “Non si fanno brutti gesti, non si alza il dito medio, non si tocca il materiale altrui”. Un clima che, nelle sue parole, appare segnato da tensioni costanti.

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Tra le frasi che lo avevano colpito maggiormente, quella ricevuta dopo essere stato rimandato in matematica: “Non costano poi tanto le ripetizioni”.

La sera del 10 settembre 2025, dopo aver cenato con i genitori Simonetta e Giuseppe, Paolo è salito in camera con la cagnolina Dafne. Dallo zaino già pronto per il giorno dopo ha preso il diario e ha scritto: “Quella scuola è una prigione”. Non voleva tornare in classe. Non ci è mai più tornato.

L’“autopsia psicologica”: il disagio crescente di Paolo

I quaderni di Paolo Mendico
I quaderni di Paolo Mendico

La psicologa della scrittura Marisa Aloia ha analizzato le pagine lasciate dal ragazzo. “È incredibile – afferma – come cambi la sua scrittura a seconda dei temi trattati, quando parla della cagnolina Dafne o del pappagallino e della sua amica di scuola Francesca i caratteri si addolciscono, la grafia sembra attraversata da un senso di pace, di serenità”.

Diverso il tratto nei racconti legati alla scuola: “Quando racconta gli episodi spiacevoli capitati in classe, si avverte il tormento, la rabbia, ma anche un senso di protezione per i suoi genitori a cui era molto legato. Si avverte un disagio che cresce, dalla terza elementare fino al primo anno di superiori all’istituto Pacinotti, fino a cristallizzarsi, diventando patologico, irrecuperabile”.

La consulente conclude: “A quel punto sarebbe dovuto cambiare radicalmente qualcosa nella sua vita”. Le conclusioni della perizia saranno depositate nei prossimi giorni e valutate dalla magistratura.

L’inchiesta della Procura di Cassino

Il procuratore Carlo Fucci punta a chiudere un’informativa entro metà marzo. L’indagine mira a chiarire se vi siano condotte riconducibili al reato di istigazione al suicidio o se il quadro delinei un insieme di fattori complessi – relazionali, ambientali, psicologici – non attribuibili a responsabilità dirette. L’iscrizione del fascicolo contro ignoti è un atto dovuto in casi di questo tipo: consente alla magistratura di verificare se vi siano comportamenti penalmente rilevanti o se quanto emerso dagli atti rientri in un quadro privo di responsabilità individuali.

Le parole lasciate da Paolo costituiscono un elemento centrale dell’inchiesta. Saranno ora gli inquirenti a stabilire se in quelle pagine vi siano elementi penalmente rilevanti o il racconto di un disagio rimasto senza risposta.

La madre, Simonetta, prova a raccontare il figlio attraverso un’immagine di fede: “Lo immagino in cielo, che abbraccia San Carlo Acutis. Tante cose che stanno succedendo, ce le sta portando Paolo da lassù”.

© Riproduzione riservata.

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Stella cometa 25.2.26 - 5:09

Povero Paolo . Solo chi ci è passato sa cosa significa trovarsi soli, alla tenera età di 14 anni, a dover affrontare la pericolosa e schifosa piaga dell' omofobia, a prescindere dal fatto che la vittima sia omosessuale o non lo sia. Non ci sono parole per spiegare l' angoscia e l' umiliazione umana che si provano durante gli attacchi di omofobia da parte di escrementi umani omofobi odiatori di tutto ciò che è diverso da loro. Non è facile affrontare tutti i giorni questi personaggi senza cuore e senza cervello che vivono in funzione di calpestare la dignità del prossimo. E Paolo non c'è l' ha fatta a resistere, perché essere soli contro tutti questi energumeni maledetti pieni di odio omofobico che ti prendono di mira sempre, non è una cosa facile da affrontare per nessuno. Anche io quando ero bambino ho subito tanta maledetta omofobia sulla mia pelle, mi reputo un sopravvissuto nel senso proprio letterale del termine. Non sarebbe facile neppure per me, oggi, nonostante io sia un giovane adulto e orgoglioso della mia identità sessuale e affettiva,sicuramente più definita rispetto a quella di un bimbo di 14 anni. Spero che chi ha fatto del male al povero Paolo non la passi liscia, ricordiamoci che Paolo è stato spinto al suicidio. La triste vicenda di Paolo ci ricorda che la piaga del bullismo omofobico e dell' omofobia in generale è ancora molto presente in Italia, ancora tanto nelle scuole dove bambini e adolescenti perbene come Paolo sono costretti ad affrontare fiumi di odio omofobico( si, la matrice è OMOFOBICA) nonostante siano solo bambini innocenti da parte di energumeni schifosi che di innocente non hanno assolutamente nulla. Coloro i quali hanno istigato al suicidio il povero Paolo devono marcire in galera,non devono farla franca, perché non sarebbe giusto nei confronti del piccolo Paolo e di tutte le vittime innocenti dell' omofobia. Esprimo totale vicinanza alla famiglia di Paolo con l' augurio sincero che venga fatta seriamente giustizia per Paolo. Rip Paolo ❤️