Morte Paolo Mendico, la madre: “Non si è suicidato, lo hanno ammazzato”, provvedimenti per altre due docenti

Per la madre di Paolo Mendico la sospensione alla dirigente scolastica è “troppo poco” rispetto alla gravità dei fatti. “Ho provato ribrezzo e delusione: la vita di mio figlio vale così poco?”.

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Paolo Mendico, le dure parole della madre: "Lo hanno ammazzato"
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“Mio figlio non si è suicidato. È più giusto dire che lo hanno ammazzato. Le parole di Simonetta La Marra, madre di Paolo Mendico, il 14enne morto nel settembre scorso in provincia di Latina, aprono uno squarcio durissimo su una vicenda che continua a sollevare interrogativi sul ruolo della scuola, sulla gestione del disagio adolescenziale e sulle responsabilità istituzionali.

Paolo frequentava il secondo anno dell’Itis Pacinotti di Fondi, indirizzo informatico. Si è tolto la vita nella sua cameretta all’alba del primo giorno di scuola. Da allora, la famiglia chiede verità e giustizia, mentre le indagini penali per istigazione al suicidio sono ancora in corso.

Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come "femminuccia". Foto di Repubblica
Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come “femminuccia”. Foto di Repubblica

La madre di Paolo Mendico dopo la sospensione della preside

In un’intervista al Corriere della Sera, Simonetta Mendico commenta con parole durissime i recenti provvedimenti disciplinari adottati nei confronti della dirigente scolastica e di altri docenti.

“Ho provato ribrezzo e delusione: la vita di mio figlio vale così poco?”, si chiede. “Pochi giorni di sospensione dopo un fatto così tragico? Abbiamo a che fare con persone che non meritano di ricoprire il ruolo che ricoprono”, afferma ancora Simonetta, esprimendo dubbi sull’operato degli ispettori e ritenendo incomprensibile l’esito delle verifiche.

Alla preside dell’istituto sono stati inflitti tre giorni di sospensione con decurtazione dello stipendio. Una sanzione che, per la famiglia, appare del tutto insufficiente rispetto alla gravità dei fatti.

Alle difese sindacali secondo cui la preside non sarebbe stata a conoscenza del disagio di Paolo, la madre replica senza esitazioni: “È una cosa assurda”, dichiara. “Avrebbe dovuto controllare e dirigere. Aveva una referente a Santi Cosma e Damiano: questo vuol dire che non leggeva i verbali della scuola”.

Secondo la donna, esistono elementi concreti che dimostrerebbero come la situazione fosse nota all’interno dell’istituto: consigli di classe, chat e messaggi ora nelle mani degli inquirenti.

“Mio figlio ha chiesto aiuto, come chiedevamo aiuto noi, ma non siamo mai stati ascoltati. C’è stata molta indifferenza”, afferma. “Se qualcuno prova a smentirmi, perde tempo: io posso comprovare tutto”.

I quaderni di Paolo e il disagio ignorato

I quaderni di Paolo Mendico
I quaderni di Paolo Mendico

Un ruolo centrale nell’inchiesta lo assumono anche i quaderni scolastici di Paolo, spesso definiti come una sorta di diari personali, affidati dalla famiglia a una psicologa grafologa. La madre fa chiarezza anche su questo aspetto: “Si tratta di quadernoni che usava nelle varie materie. Sono quadernoni scolastici dove lui scriveva dei disagi, del suo stato confusionale”, racconta, “Quei quaderni provano che quanto denunciamo dalla quinta elementare in poi è vero”.

Secondo Simonetta Mendico, il figlio avrebbe però nascosto la reale profondità della propria sofferenza. “Non pensavamo stesse così male”, ammette, “È riuscito a mascherare la sua condizione psicologica, pur essendo molto aperto con noi”.

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Il disagio di Paolo, spiega la madre, non era limitato a singoli episodi, ma si inseriva in un clima più ampio di isolamento. “Poco prima dell’inizio dell’anno diceva: ‘ricomincia il tormento’”, racconta. “Aveva imparato che per stare in pace in quella classe doveva starsene per i fatti suoi, perché non veniva ascoltato da nessun insegnante”.

La donna riferisce anche di episodi di violenza fisica e di scontri verbali con le famiglie di alcuni compagni, a conferma di un contesto che, secondo la famiglia Mendico, avrebbe dovuto attivare interventi di tutela mai arrivati.

Il passaggio più duro dell’intervista arriva nel ricordo finale del figlio. “Non si è suicidato. È più giusto dire che lo hanno ammazzato. Speriamo di sapere presto la verità”, conclude Simonetta Mendico, chiamando in causa non solo le responsabilità individuali, ma l’intero sistema di prevenzione e ascolto nelle scuole.

Nuovi provvedimenti disciplinari: gli ultimi aggiornamenti

Secondo quanto riportato dall’ANSA, oltre alla sospensione di tre giorni per la preside dell’Istituto Pacinotti di Fondi, l’Ufficio scolastico regionale del Lazio ha disposto 20 giorni di sospensione per la vicepreside e 10 giorni per la responsabile della succursale di Santi Cosma e Damiano.

I sindacati contestano la legittimità delle sanzioni. Per DirigentiScuola, la contestazione alla preside sarebbe arrivata prima ancora dell’ispezione, poche ore dopo il fatto, “sulla semplice scorta di notizie di giornale”, configurando una ricerca di un capro espiatorio. Alle altre due insegnanti sarebbe giunta lo scorso ottobre, alla consegna della relazione ispettiva.

Il sindacato ha annunciato la richiesta di annullamento della sanzione.

L’Ufficio scolastico regionale per il Lazio ha fatto sapere di non voler rilasciare dichiarazioni né ulteriori informazioni, “in considerazione della pendenza di procedimenti penali tuttora in corso”. Sul fronte politico, Maria Pia Bucchioni, responsabile Scuola di Azione, sottolinea come “sarebbe stato opportuno prendersi del tempo per riflettere e comprendere a fondo quanto accaduto, senza cedere alla fretta di dimostrarsi efficienti e rigorosi”

Studenti e docenti: “Servono prevenzione e ascolto”

Intanto, la Rete degli studenti torna a chiedere l’introduzione strutturale di sportelli psicologici nelle scuole, insieme a percorsi di educazione sessuo-affettiva ed emotiva.

“Non servono misure spot o sospensione ai dirigenti scolastici”, afferma Bianca Piergentili, coordinatrice nazionale. “Serve creare una vera scuola basata sulla cura e sulla prevenzione, che sappia dare risposte vere agli studenti e alla studentesse in situazioni di difficoltà”.

Il docente e scrittore Christian Raimo richiama l’attenzione su un passaggio della lettera di Paolo Mendico, in cui il ragazzo parlava di un senso di inferiorità legato anche alle difficoltà economiche della famiglia e all’impossibilità di permettersi ripetizioni.

Nel frattempo, la famiglia del quattordicenne continua a chiedere che la morte di Paolo non venga archiviata come un gesto individuale, ma letta nel contesto di un disagio ignorato.

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