Roma, insulti omofobi sul lavoro per oltre un anno: 25enne costretto a dimettersi, poi la denuncia. Indagati collega e titolare

Un lavoratore di 25 anni denuncia mesi di offese e isolamento in un cantiere a Roma. La Procura indaga per atti persecutori aggravati da discriminazione legata all’orientamento sessuale.

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Roma, costretto a dimettesti dopo gli insulti omofobi - immagine creata con l'ai
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Un anno e mezzo di insulti omofobi, umiliazioni e isolamento sul posto di lavoro, fino alla decisione di dimettersi e denunciare. È la vicenda di un lavoratore di 25 anni, impiegato in una società di costruzioni a Roma, finita ora sotto la lente della Procura, che contesta al collega il reato di atti persecutori aggravati dalla discriminazione legata all’orientamento sessuale.

Operaio assolto dalle accuse di omofobia

Insulti omofobi sul lavoro a Roma: vessazioni per oltre un anno

Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, gli episodi sarebbero iniziati il 27 aprile 2024 e si sarebbero protratti fino al 13 agosto 2025. In questo arco di tempo, il 25enne avrebbe subito continui attacchi verbali da parte di un collega quarantenne.

Le frasi riportate negli atti sono esplicite e violente. “Sei troppo gay”, “Magna e dormi, gola profonda”, fino a espressioni ancora più degradanti come “Pulisci schiavo africano, questo è il tuo lavoro da gay. Sei un uomo di neanderthal”. Offese reiterate che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a creare un clima lavorativo ostile e discriminatorio.

Non si tratterebbe dunque di episodi isolati, ma di una condotta sistematica, ripetuta nel tempo, che avrebbe avuto un impatto diretto sulla salute psicologica e sulla dignità della vittima.

Le dimissioni e la scelta di denunciare

Il 13 agosto 2025 segna un punto di rottura. Dopo mesi di vessazioni, il ragazzo decide di dimettersi. Una scelta sofferta, maturata in un contesto ormai diventato insostenibile.

Ma è subito dopo che arriva la svolta. Subito dopo le dimissioni, secondo la ricostruzione, il giovane si reca insieme ai suoi legali – gli avvocati Andrea e Mauro Pietrangeli – a sporgere denuncia contro il collega.

Un gesto che trasforma una vicenda privata in un caso giudiziario, portando all’apertura di un’indagine da parte della Procura.

L’accusa: atti persecutori aggravati dalla discriminazione

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Saverio Francesco Musolino, si sono concluse con la contestazione del reato di atti persecutori nei confronti del collega.

L’elemento centrale è l’aggravante: secondo l’accusa, le condotte sarebbero state motivate da finalità discriminatorie legate all’orientamento sessuale della vittima. In altre parole, il 25enne sarebbe stato preso di mira proprio perché gay.

Un aspetto che, se confermato, renderebbe il quadro ancora più grave, inserendo il caso nel più ampio fenomeno dell’omolesbobitransfobia nei luoghi di lavoro.

Il ruolo del titolare: “Chiedi scusa a chi ti ha detto gay”

Ma non è tutto. Nel registro degli indagati compare anche il titolare della società, di 53 anni. L’accusa nei suoi confronti è quella di non aver impedito le condotte discriminatorie del dipendente.

Secondo quanto riferito, il 25enne si sarebbe rivolto più volte al datore di lavoro per chiedere aiuto e protezione. Tuttavia, la risposta sarebbe stata ben diversa dalle aspettative. “Qualsiasi cosa, chiedi scusa a collega. Con te non so più cosa fare, nessuno vuole lavorare con te”, avrebbe detto il titolare. Parole che, anziché interrompere le vessazioni, avrebbero contribuito ad aggravare la situazione.

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Non solo. In un altro episodio, il datore di lavoro avrebbe esplicitamente suggerito al giovane di lasciare il posto: “L’unica cosa che posso dirti, è di licenziarti. Mando via lui e lascio te? (…) Insomma vedi che puoi fare…”.

Pressioni, isolamento e condizioni di lavoro difficili

Secondo la ricostruzione accusatoria, le pressioni non si sarebbero limitate alle parole. Il titolare avrebbe adottato una serie di comportamenti volti a spingere il ragazzo alle dimissioni. Tra questi, episodi come l’abbandono del lavoratore “in mezzo alla strada” dopo un viaggio in auto, ritardi nel pagamento dello stipendio e l’invio di richiami disciplinari.

Tutti elementi che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a creare un contesto lavorativo ostile e insostenibile.

Il risultato, come sottolinea il pubblico ministero, sarebbe stato un progressivo isolamento della vittima all’interno dell’azienda.

Il giovane dipendente si sarebbe trovato escluso dai colleghi, evitato durante le attività lavorative quotidiane e lasciato solo in un ambiente segnato da “sentimenti d’odio e di emarginazione”.

Un clima che avrebbe inciso profondamente sul suo benessere, fino a spingerlo alla decisione estrema di lasciare il lavoro.

Omofobia sul lavoro: i casi più recenti

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Il tema delle discriminazioni nei contesti lavorativi resta ancora tristemente attuale. Nonostante i progressi sul piano culturale e normativo, molte persone LGBTQIA+ continuano a vivere situazioni di marginalizzazione, molestie e violenza verbale sul posto di lavoro.

Dinamiche simili emergono anche in altri casi recenti. Nel 2025, a Torino, un operaio di 21 anni ha denunciato mesi di molestie sessuali da parte di due superiori, poi licenziati da GTT. Nel 2023, a Pisa, Jenny, donna trans, è stata licenziata: dopo una prima sentenza favorevole all’azienda, il caso si è riaperto nel 2025 con un esposto per falsa testimonianza.

La difficoltà nel denunciare, la paura di perdere il lavoro e la mancanza di supporto interno alle aziende sono spesso fattori che contribuiscono a mantenere il silenzio su questi episodi.

In questo contesto, la scelta del 25enne di denunciare assume un significato particolare. Non solo come richiesta di giustizia personale, ma anche come gesto che può contribuire a far emergere una realtà spesso invisibile.

Portare il caso davanti alla magistratura significa infatti chiedere un riconoscimento pubblico delle responsabilità e, allo stesso tempo, accendere un riflettore su una questione ancora troppo diffusa.

L’esito del procedimento sarà determinante per chiarire le responsabilità dei soggetti coinvolti. Ma, al di là dell’aspetto giudiziario, la vicenda solleva interrogativi più ampi sul ruolo delle aziende nella prevenzione delle discriminazioni e sulla necessità di garantire ambienti di lavoro sicuri e inclusivi per tutte le persone.

Una sfida ancora aperta, che riguarda non solo il diritto, ma anche la capacità delle aziende di riconoscere e contrastare attivamente ogni forma di discriminazione nei luoghi di lavoro.

© Riproduzione riservata.

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lorde1968 9.4.26 - 14:04

Portate questa cosa alla luce. Parlate con i giornali tipo repubblica o fatto quotidiano ma anche con il tempo e il giornale. Chiedete a bianca Berlinguer di realizzare un servizio. Fate conoscere questa orrenda storia cosicché si potrà avere giustizia