Il calcio italiano prende posizione. In occasione della 37ª Giornata della Serie A, che quest’anno coincide con il weekend del 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, la Lega Calcio Serie A e UNAR lanciano la quarta edizione della campagna “A + Love“, il programma di sensibilizzazione contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.
La campagna nasce nel 2023 dal Protocollo d’Intesa firmato tra la Lega e l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ed è cresciuta anno dopo anno: la prima edizione si limitava a un video, la seconda ha portato la campagna graficamente in campo su alcune attrezzature, l’anno scorso si è aggiunta la fascia da capitano.
Cosa vedremo negli stadi
Nelle partite del weekend, venerdì sera, sabato e domenica, negli stadi di tutta la Serie A, il podio portapallone, l’arco di allineamento davanti al quale le squadre si schiereranno prima del fischio d’inizio e la lavagnetta luminosa per le sostituzioni saranno personalizzati con l’adesivo della campagna. I capitani indosseranno la fascia “A + Love”, nei colori della bandiera arcobaleno. Sui maxischermi verrà proiettato il video della campagna, trenta secondi di durata, mentre in televisione, poco prima di ogni fischio d’inizio, andrà in onda la grafica “Il calcio contro ogni forma di discriminazione“. Gli speaker degli stadi e i telecronisti leggeranno un breve testo di accompagnamento.
Il nome “A + Love” richiama l’idea di apertura e superamento dell’intolleranza. I colori scelti sono quelli della bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBTIAQ+. I valori dichiarati sono inclusione, rispetto e uguaglianza, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.
Dentro le curve e fuori dagli stadi, il calcio porta ancora con sé una reputazione difficile sul fronte dell’inclusione, e spesso le dinamiche, in campo e nell’industria del calcio, riverberano una tossicità machista.
Nel canale calcio del nostro giornale diamo ampio risalto ai temi LGBTIAQ+ associati allo sport più popolare al mondo. Perché appassionati, giocatori e tifosi LGBTIAQ+ esistono, e sono spesso invisibili in un ambiente che non sempre li ha accolti.
Per quanto ancora lontane dai livelli di visibilità raggiunti dal calcio inglese con la “Premier League With Pride”, nella quale i rainbow laces e le campagne con l’ong Stonewall (che da quest’anno ha abbandonato il progetto) hanno costruito un ecosistema consolidato, l’iniziativa “A + Love” rappresenta un segnale incoraggiante per la nostra Serie A.
Non bene in Francia, invece, dove la campagna per la lotta all’omobitransfobia è arretrata: i colori arcobaleno, finora indossati sulle maglie di tutti i calciatori in campo, quest’anno non ci saranno, per non creare “imbarazzo” ad alcuni calciatori che, per motivi religiosi, non gradiscono indossare i colori LGBTIAQ+.
Il momento geopolitico non è neutro. Si avvicinano i mondiali di calcio americani: l’Iran, che giocherà nella “partita Pride” con l’Egitto, ha chiesto il divieto delle bandiere arcobaleno allo stadio.
Soltanto pochi giorni fa l’UEFA ha affrontato la questione dei cori omofobi verso Guardiola con una multa al Real Madrid. Meno di un anno fa il presidente USA Donald Trump, aveva pronunciato battute transfobiche gettando un’ombra grottesca sulla Juventus capitanata da John Elkann e invitata nella Stanza Ovale. Mentre una piccola, bella storia arriva dal calcio popolare della provincia: un mese fa l’Alessandria Calcio, neopromossa in Serie D in Italia, ha indossato in campo lo stemma in supporto del Pride cittadino.
La discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere è un tema dentro il calcio. La Lega Serie A sembra averlo capito, anche grazie a Unar. Per chi guarda una partita questo fine settimana, dal vivo o su Dazn, la fascia al braccio del capitano non sarà un dettaglio casuale. In attesa di ulteriori evoluzioni per la prossima stagione. Perché, come scrive la Lega Serie A, il calcio può essere “uno strumento di cambiamento sociale“.
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