Il 19 febbraio 2025 Real Madrid e Manchester City si sfidavano al Santiago Bernabeu, con i blancos vittoriosi per 3-1. Una notte di calcio rovinata dai cori omofobi dei tifosi spagnoli, che durante partita, all’interno dello stadio, intonarono un osceno coro contro Pep Guardiola, ex allenatore degli acerrimi rivali del Barcellona. “Oh Guardiola, oh Guardiola, sei così magro, prima era colpa della droga, ora ti si vede a Chueca”, cantarono i tifosi del Real con chiaro riferimento al celebre quartiere gay della capitale spagnola, Chueca per l’appunto, cuore pulsante della movida. Il coro si è sentito in tutta la sua chiarezza anche in tv, intorno al minuto 67:40, fino al minuto 68:01.
La multa UEFA, il ricorso e la sentenza del TAS

Guardiola, sposato con Cristina Serra e padre di tre figli, non ha mai commentato quanto avvenuto ma l’UEFA multò il Real Madrid di 30.000 euro, con minaccia di chiudere una parte del Santiago Bernabeu in caso di recidiva entro due anni. Il Real ha presentato ricorso a Tas perché a suo dire il fatto contestato non era stato inserito a referto né dagli arbitri né dagli osservatori Uefa. A denunciarlo fu infatti il FARE (Football Against Racism Europe), organizzazione internazionale che si pone l’obiettivo di combattere la disuguaglianza, il razzismo e la discriminazione nel calcio. Secondo il Real quel coro osceno non era altro che ‘satira’, se solo non fosse poi stato ripetuto l’11 marzo scorso, fuori dallo stadio, ancora una volta contro Pep Guardiola prima di un altro Real-City.
Ebbene il Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di Losanna ha rigettato il ricorso del Real Madrid, avendo considerato quel coro “di grave natura discriminatoria, molto più dannoso di una semplice satira o battuta“.
Il Tas ha confermato l’udibilità del coro ad opera di “molti tifosi“, smentendo la ricostruzione del Real che aveva parlato di una “manipolazione video” mai provata. L’Organo d’Appello ha definito “irrilevante” il fatto che tale coro non fosse stato registrato o segnalato dalla polizia spagnola o dai funzionari UEFA, perché chiaramente udibile nel filmato tv fornito da FARE.
“Esiste una connessione culturale tra corpi gay magri e HIV/AIDS. Per tutti gli anni ’80, l’HIV/AIDS è stato collegato all’omosessualità da politici, media e parte dell’opinione pubblica. La malattia è diventata il fondamento degli abusi omofobi. A mio parere il collegamento tra la forma del corpo e Chueca renda questo coro estremamente omofobo“, ha precisato Dr. Doidge, esperto del Tas. “L’inferenza è che Guardiola andrebbe a [Chueca] perché è gay. Si può facilmente escludere che i tifosi del Real Madrid stiano suggerendo che Guardiola sia progressista e che andrebbe a visitare Chueca perché è un alleato della comunità LGBTQ+. Non è così che funzionano i cori e le rivalità calcistiche, come spiegato in precedenza. Tra tifosi rivali, in particolare nel caso di Real Madrid e Barcellona“.
Il prof. Juan Manuel Hernández-Campoy ha aggiunto: “Quel coro ha una carica e un’intenzionalità inequivocabilmente offensive, utilizzando un linguaggio d’odio esplicito e diretto, essendo omofobo, discriminatorio nel suo messaggio con connotazioni stigmatizzanti nei confronti delle persone con dipendenze e nei confronti della comunità LGBTQ+, e il cui scopo principale è insultare il destinatario, il signor Guardiola, […], e inevitabilmente attaccare la sua dignità e le sue presunte dipendenze e il suo orientamento sessuale. In questo caso “magro” non denota salute e forma fisica, ma, nel contesto di “droga” e “Chueca”, suggerisce malattia a causa degli stereotipi legati al virus dell’immunodeficienza umana (HIV/AIDS) associato a una presunta combinazione di omosessualità e tossicodipendenza. Questo tipo di linguaggio dispregiativo, usato per insultare e discriminare la comunità gay, è stato oggetto di studio per decenni”.
È evidente che il riferimento a Chueca non è stato usato in modo neutrale, ma solo e soltanto per associare l’allenatore a qualcosa che quei tifosi considerano vergognoso.
“Le espressioni dei tifosi durante le partite di calcio devono essere interpretate nel loro contesto specifico, soprattutto quando implicano elementi di satira, provocazione o critica“, hanno provato a giustificarsi gli avvocati del Real Madrid, con il Tas che ha respinto il ricorso confermando la multa di appena 30.000 euro. Niente rispetto agli introiti annuali dei blancos, pari a 1,2 miliardi di euro nella stagione 2024/2025.
Perché il Real Madrid ha fatto ricorso?
“L’omofobia ha gettato un’ombra lunga e profondamente inquietante sul calcio“, hanno sottolineato i legali dell’UEFA al Tas. “Per decenni questo sport è stato segnato da una cultura di machismo, esclusione, pregiudizio e ostilità nei confronti di individui in base al loro orientamento sessuale. Questa persistente intolleranza ha avuto un impatto sulla vita personale e professionale di innumerevoli giocatori, allenatori e tifosi e ha anche portato a tragici esiti in passato“.
Gli avvocati dell’UEFA hanno infine puntato il dito contro il Real Madrid, club più titolato al mondo, perché “avrebbe dovuto essere il primo a combattere quei cori, invece di ingaggiare avvocati di alto profilo per presentare ricorso al Tas“. Un autogoal clamoroso, per club guidato da Florentino Perez, quest’anno contestato dai propri tifosi, con un allenatore esonerato, fuori ai quarti di finale di Champions League, eliminato agli ottavi di finale di Coppa del Re dall’Albacete e arrivato 2° in campionato dietro il Barcellona.
Lo scorso febbraio Thibaut Courtois, portiere del Real Madrid, si chiese perché se esiste un “protocollo contro il razzismo”, che obbliga gli arbitri ad interrompere le partite di fronte ad insulti razzisti, perché non succede altrettanto con gli insulti omofobi? “Mi sembrano gravi. Sono insulti omofobi, ed è altrettanto grave”. “Razzismo, omofobia… non possiamo accettare queste cose“. In quella conferenza si parlava del caso Vinicious – Prestianni, con l’insulto omofobo urlato dal 20enne attaccante argentino del Benfica all’attaccante brasiliano del Real. Prestianni è stato squalificato dall’UEFA e rischia di non andare al Mondiale di Calcio, perché dovrà obbligatoriamente saltare le prime due eventuali partite.
