Il Belluno Pride 2026 si prepara a vivere un’edizione più complessa rispetto alle precedenti. Da una parte il corteo di sabato 13 giugno, già raccontato da Gay.it, organizzato dalla Casa dei Beni Comuni insieme al Collettivo Reverse, con un manifesto politico dal titolo “Nessuna guerra, nessun sovrano. I nostri corpi, la nostra rivoluzione!”. Dall’altra l’appuntamento promosso dal Comitato CIAO (Comitato Inclusivo di Azione e Orientamento), realtà storica del territorio bellunese, in programma domenica 14 giugno al Lago di Santa Croce con AperiCIAO, un evento statico con interventi tematici e rivendicazioni legate soprattutto ai bisogni della comunità LGBTQIA+ locale.
“A Belluno è successa la stessa cosa che ho visto succedere anche in altre città: è come se all’interno della comunità LGBTQIA+ stessero prendendo forma due correnti differenti”, racconta a Gay.it Morena Fant, referente del Comitato CIAO. Una distanza che, nelle parole del comitato, riguarda soprattutto metodi, priorità e impostazione politica del Pride, ma che oggi consegna a Belluno due appuntamenti separati nello stesso fine settimana.
Il Comitato CIAO e il Pride del 14 giugno al Lago di Santa Croce
L’evento organizzato dal Comitato CIAO si terrà domenica 14 giugno al Lago di Santa Croce, dalle 15.30 alle 21.00. AperiCIAO sarà uno spazio all’aperto, senza corteo, costruito attorno a momenti di convivialità, musica, interventi tematici e socialità informale.
Morena Fant chiarisce a Gay.it che non si tratta di un semplice evento collaterale o di un momento post-Pride, ma di un appuntamento pensato come proposta autonoma del Comitato CIAO per il Pride Month bellunese. “Faremo un Pride più statico, con un momento di convivialità”, spiega.
La scelta del formato statico, racconta Fant, è legata anche a ragioni organizzative. “Non riusciamo a fare il corteo purtroppo. Avremo sicuramente occasioni di organizzarne altri, ma questa volta il Comune doveva capire le chiusure delle strade e non ci eravamo mossi con abbastanza anticipo. È una zona piena di eventi, quindi abbiamo detto: va bene, facciamo una cosa statica”.
Per evitare ulteriore confusione, il Comitato CIAO ha scelto di non chiamare l’evento con lo stesso nome del corteo del 13 giugno. “Se avessimo scritto Pride il 13 e Pride il 14, come negli altri anni, sicuramente qualcuno sarebbe andato in confusione”, osserva Fant. Da qui la scelta del nome AperiCIAO.
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Una pagina condivisa e una comunicazione che può generare confusione
Uno degli elementi che ha contribuito a rendere meno immediata la lettura della situazione è la gestione condivisa dei canali del Belluno Pride. Morena Fant spiega che la pagina Instagram e l’indirizzo mail sono rimasti accessibili a più realtà del territorio, proprio perché il Comitato CIAO ha scelto di mantenere una disponibilità alla collaborazione.
“Gestiamo la pagina del Belluno Pride tutti i collettivi bellunesi”, racconta. “La pagina Instagram e le varie mail sono gestite da noi, però abbiamo dato la possibilità di utilizzare comunque la nostra mail e i nostri profili, perché ci teniamo allo spirito del Pride e alla collaborazione per la comunità”.
Questa scelta, nelle intenzioni del Comitato CIAO, doveva consentire una continuità di comunicazione verso la cittadinanza. Allo stesso tempo, però, la compresenza di due percorsi diversi sotto un’identità comunicativa simile ha generato dubbi tra chi seguiva l’organizzazione dall’esterno. Anche per questo, sottolinea Fant, alcune persone e alcuni giornalisti hanno contattato il comitato per chiedere chiarimenti.
“A Belluno purtroppo sono nate due correnti differenti”
La frattura interna viene raccontata da Fant come un processo maturato negli ultimi mesi. Il Comitato CIAO, spiega, era nato dopo la morte di Cloe Bianco, insegnante trans veneta morta nel 2022. Da quella vicenda, un gruppo di persone aveva avvertito l’urgenza di costruire uno spazio LGBTQIA+ a Belluno.
“Abbiamo sentito il bisogno di creare uno spazio a Belluno per la comunità LGBTQIA+. Eravamo in dieci, poi siamo diventati undici o dodici. Abbiamo fatto il primo Pride, poi il secondo e il terzo”, racconta Fant.
La separazione, secondo la referente del comitato, sarebbe emersa durante il percorso di organizzazione dell’edizione successiva. “Siamo andati a una riunione per organizzare il prossimo Pride e all’interno del gruppo si era creato un sottogruppo. Siamo rimasti un po’ spiazzati. Da lì c’è stata proprio la separazione netta”.
Fant descrive la divisione come una differenza di metodo e di priorità. “A Belluno è successa la stessa cosa che ho visto succedere anche in altre città: è come se all’interno della comunità LGBTQIA+ stessero prendendo forma due correnti differenti”, afferma. “Per noi è un rammarico, perché abbiamo portato il primo Pride nel 2023 e poi abbiamo sempre fatto Pride molto belli, con tematiche legate soprattutto alla comunità LGBTQIA+ e all’inclusione”.
Due impostazioni diverse: attivismo territoriale e manifesto politico
Il punto centrale della distanza tra le due realtà, secondo il Comitato CIAO, riguarda l’impostazione politica del Pride. Fant non mette in discussione la legittimità del percorso organizzato dalla Casa dei Beni Comuni insieme al Collettivo Reverse, ma chiarisce che il suo comitato non si riconosce nel manifesto del 13 giugno.
“Noi del Comitato CIAO non ci rispecchiamo troppo in quel manifesto, soprattutto nel modo in cui è scritto”, afferma. La referente descrive il proprio gruppo come più concentrato su alcune tematiche specifiche, considerate prioritarie per Belluno e per il territorio provinciale.
“Noi siamo più puntati a trattare meglio delle tematiche inerenti alla comunità LGBTQIA+ piuttosto che portare in piazza cinquanta tematiche”, spiega. “Siamo più sull’aspetto Pride, sul fatto che si parli della comunità LGBTQIA+. Poi abbiamo fatto anche altre manifestazioni dove si parla di tutto il resto, ma una manifestazione ha una sua parte”.
Fant precisa che il Comitato CIAO non rifiuta le istanze transfemministe, pacifiste o internazionaliste, ma rivendica una diversa gerarchia dei temi. “Noi abbracciamo anche quei temi, e lo sottolineeremo anche quel giorno, ma preferiamo mantenere un pensiero più incentrato proprio sulla comunità LGBTQIA+”.
Le priorità del Comitato CIAO: sanità, scuola, famiglie e lavoro
Il Pride del Comitato CIAO porterà al centro alcune questioni territoriali e nazionali. La prima riguarda l’accesso ai servizi sanitari per le persone trans e non binarie nel territorio bellunese. Secondo Fant, Belluno presenta ancora ritardi significativi, sia sul piano dell’informazione sia su quello dell’accoglienza.
“C’è un servizio sanitario molto lento e non al passo con il bisogno del cittadino bellunese”, afferma. “Ci sono percorsi molto discriminanti, secondo me principalmente per ignoranza, soprattutto per le persone trans e non binarie. Non c’è un linguaggio inclusivo che prenda tutte le persone e una persona che deve iniziare un percorso di transizione a Belluno non può neanche sapere dove andare”.
Da qui l’obiettivo di portare formazione all’interno delle strutture sanitarie locali. “Come comitato stiamo puntando a portare un corso di formazione all’interno delle Ulss bellunesi e a spingere perché ci siano medici endocrinologi a Belluno, in modo che i ragazzi e le ragazze possano avere un percorso senza doversi spostare per forza con le famiglie”.
Un altro tema centrale sarà l’educazione sesso-affettiva, anche alla luce del dibattito nazionale sulla scuola e del DDL Valditara approvato in Senato. “Noi viviamo il Pride tutto l’anno”, spiega Fant. “Dal Pride dell’anno scorso ci stiamo muovendo molto sul discorso dell’educazione sessuo-affettiva. Stiamo facendo corsi di formazione e informazione per ragazzi, genitori e insegnanti, portando professionisti che parlano di queste tematiche fuori dalla scuola”.
Il Comitato CIAO parlerà anche di famiglie arcobaleno, PMA, adozioni e riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali. “Le famiglie italiane devono essere tutelate tutte, non possono esserci famiglie di serie A e famiglie di serie B”, dice Fant. “Vorremmo le adozioni accessibili a tutte e tutti, la PMA anche per le coppie di donne e per le persone single. E sulla GPA bisogna trovare un punto che regolamenti”.
Tra i temi indicati anche l’inclusione lavorativa delle persone trans, con un’attenzione particolare al territorio bellunese e alle difficoltà di inserimento in un contesto piccolo, montano e segnato da pregiudizi sociali.
Belluno, una provincia piccola tra migrazione giovanile e difficoltà di accoglienza
Nell’intervista a Gay.it, Fant descrive Belluno come un territorio complesso, dove la comunità LGBTQIA+ deve confrontarsi con una dimensione provinciale, montana e spesso poco abituata alla differenza. “È una provincia piccolina e c’è fatica ad accogliere”, racconta. “È una cittadina un po’ chiusa, con tanto pregiudizio”.
La referente del Comitato CIAO collega questa difficoltà non solo alle persone LGBTQIA+, ma più in generale al rapporto del territorio con chi viene percepito come non conforme alla norma sociale dominante.
Tra le conseguenze, secondo Fant, c’è anche una costante emigrazione giovanile. “Noi rivendichiamo questo: in piazza parleremo di come a Belluno ci sia fatica ad accogliere, di come ci sia una costante migrazione giovanile e di come il servizio sanitario non sia al passo con i bisogni”.
Il rapporto con le istituzioni
Un altro elemento di differenza riguarda il rapporto con le istituzioni. Il Comitato CIAO rivendica una linea di dialogo anche con amministrazioni e interlocutori politicamente distanti. Fant spiega che Belluno è amministrata da una giunta di centrodestra, ma che questo non ha impedito al comitato di cercare canali di comunicazione.
“Essendo noi un gruppo con un atteggiamento moderato, troviamo da parte delle istituzioni non una chiusura totale”, racconta. “C’è una chiusura di pensiero politico, perché comunque è salito Fratelli d’Italia, però come persone singole anche se di destra trovi spiragli di comunicazione”.
Per il Comitato, il confronto istituzionale è parte del lavoro politico. “Per noi è importante comunicare con le persone che la pensano diversamente, perché parlare solo con i partiti di sinistra è troppo facile”, dice Fant. “Nel momento in cui abbiamo chiesto di parlare o di portare qualcosa, la porta è sempre stata aperta. Anche sul progetto di educazione sessuo-affettiva ci hanno dato i patrocini per poterne parlare”.
Il rapporto con le istituzioni è anche uno dei punti che, secondo la referente, avrebbe contribuito alla distanza con l’altra componente del movimento bellunese. “Io ero favorevole a parlare con il sindaco, con le istituzioni, a chiedere il patrocinio per il Pride. Questa cosa non era vista bene”.
La paura della confusione nella comunità
La presenza di due appuntamenti ravvicinati, con due impostazioni diverse, ha inevitabilmente sollevato domande tra le persone della comunità LGBTQIA+ bellunese e tra chi segue il Pride dall’esterno. Fant racconta che alcune persone hanno chiesto chiarimenti e che altre hanno deciso di non partecipare proprio a causa della divisione.
“Alcuni ci hanno chiamato e ci hanno chiesto cosa fosse successo”, spiega. “C’è chi non va perché non trova corretto che all’interno della stessa comunità LGBTQIA+ ci siano due scuole di pensiero. C’è chi lo sa, c’è chi non lo sa e c’è chi ha preso una posizione”.
Il timore del Comitato CIAO è che la divisione possa essere letta dall’esterno come un segnale di debolezza o di incoerenza. “Con tutta la fatica che fai a prenderti un po’ di rispetto da parte delle persone, in un secondo crolla”, afferma Fant. “Ci facciamo secondo me deridere in qualche modo, perché quando è uscito l’articolo a Belluno i commenti erano quelli: non si mettono d’accordo neanche tra di loro”.
“Vogliamo le stesse cose, ma con metodologie differenti”
Nonostante la distanza, Morena Fant sottolinea più volte che gli obiettivi finali restano comuni. La divisione, nella sua lettura, riguarda soprattutto i metodi, i linguaggi e le priorità.
“Il pensiero è lo stesso, solo che ci sono divergenze sulle quali dall’altra parte c’è più attrito”, dice. “Noi abbiamo chiesto di rimanere uniti almeno per il Pride, perché è una cosa importante per la comunità bellunese. Lo abbiamo spiegato in vari modi, ma la risposta è stata nettamente no”.
Alla domanda sul futuro e sulla possibilità di ricomporre la frattura, Fant si dice poco ottimista nell’immediato. “Io credo che non ci sia spazio per una collaborazione, e questo purtroppo ci dispiace tanto”, afferma. “Però noi facciamo cose per la comunità bellunese: educazione, formazione e informazione ai cittadini, alle famiglie, ai professori, alle scuole”.
Il messaggio che la referente del Comitato rivolge alla comunità LGBTQIA+ nazionale è centrato proprio sulla necessità di non disperdere forze. “Vorrei sperare che tutte e tutti si mettano una mano sulla coscienza e che si riesca a trovare un punto d’incontro”, conclude. “Non ha senso farsi la lotta all’interno, perché vogliamo le stesse cose, abbiamo gli stessi obiettivi, solo che magari abbiamo metodologie differenti. Bisogna rimanere uniti”.
Il fine settimana del 13 e 14 giugno consegnerà quindi a Belluno due appuntamenti distinti: il corteo cittadino organizzato da Casa dei Beni Comuni e Collettivo Reverse, e l’evento statico del Comitato CIAO al Lago di Santa Croce. Due percorsi separati che raccontano una fase delicata del movimento LGBTQIA+ locale, tra rivendicazione pubblica, tensioni interne, lavoro territoriale e ricerca di nuove forme di partecipazione.
In questo quadro, Gay.it resta a disposizione anche delle realtà bellunesi coinvolte nell’organizzazione del Pride del 13 giugno, qualora volessero offrire il proprio punto di vista sul percorso, sul manifesto e sulle ragioni dell’edizione 2026.
E guardando a realtà come Roma, con il Roma Pride e l’Infinity Pride, Napoli, con la frattura tra il Pride istituzionale e Arrevutamm Pride, Taranto, divisa tra Taranto Pride e Human Pride, e Lecce, dove convivono Salento Pride e Orda Pride, il caso Belluno non appare isolato. Le fratture interne, i percorsi paralleli e le diverse letture della manifestazione LGBTQIA+ stanno attraversando più territori, restituendo l’immagine di un movimento plurale, ma attraversato da fratture organizzative e politiche sempre più visibili.

