Il Tumulto Pride 2026 di Verona si è chiuso con una partecipazione sentita e con la conferma di un progetto politico nato dal basso, ma anche con una serie di episodi di intimidazione, insulti e aggressioni verbali denunciati dalla Rete Tumulto Pride. Fatti avvenuti durante e soprattutto dopo il corteo del 27 giugno, in una giornata che si inserisce in un clima sempre più teso per i Pride italiani, attraversati nelle ultime settimane da contestazioni, attacchi, provocazioni e aggressioni denunciate da diverse realtà LGBTQIA+.
Nel comunicato diffuso dopo la manifestazione, la Rete Tumulto Pride parla di “intimidazioni, offese e insulti” e racconta episodi che avrebbero coinvolto partecipanti, volontariə e attivistə, presə di mira mentre rientravano a casa o mentre svolgevano il proprio ruolo durante il corteo.
Il Tumulto Pride 2026 a Verona: “Un percorso importante ed entusiasmante”

La Rete Tumulto Pride apre il proprio comunicato rivendicando il valore politico e collettivo della manifestazione. “Se analizziamo questo Tumulto Pride 2026 dal punto di vista della continuità di un progetto politico nato lo scorso anno, possiamo affermare che il percorso compiuto dalle associazioni e dalle soggettività che lo hanno portato per le vie di Verona sabato 27 giugno è stato importante oltre che entusiasmante”, si legge nella nota.
Secondo la Rete, chi ha partecipato al corteo avrebbe percepito con chiarezza la forza del progetto: “L’energia che si respirava era potente e i contenuti, portati in piazza anche da altre città, erano quelli alla base del manifesto politico del Tumulto Pride e perciò profondamente sentiti e convincenti”.
Una piazza, dunque, attraversata da rivendicazioni politiche, diritti LGBTQIA+, antifascismo, autodeterminazione e solidarietà internazionale. Ma a questa dimensione di partecipazione, secondo quanto denunciato dagli organizzatori, si sarebbe affiancata una serie di episodi preoccupanti.
Le aggressioni dopo il corteo: bandiera palestinese strappata e insulti in centro
La Rete Tumulto Pride denuncia “alcuni episodi allarmanti che si sono verificati durante e dopo il corteo terminato in Piazza Vittorio Veneto”, spiegando che avrebbero coinvolto “partecipanti e volontariə della Rete Tumulto Pride, presə di mira da insulti e intimidazioni fasciste ed omolesbobitransfobiche”.
Tra i fatti raccontati c’è quello di un partecipante che portava simboli legati alla lotta del popolo palestinese. Secondo la ricostruzione della Rete, mentre stava tornando a casa sarebbe stato oggetto di un’aggressione verbale che avrebbe rischiato di trasformarsi in aggressione fisica.
“In un vicolo isolato in pieno centrocittà gli è stata strappata di mano la bandiera della Palestina ed è stato insultato per il suo impegno”, si legge nel comunicato. La Rete aggiunge che l’episodio “lo ha visto da solo di fronte a quattro aggressori” e “sarebbe potuto finire molto peggio se non avesse avuto la prontezza di andarsene”.
Un episodio che, nella lettura degli organizzatori, conferma la vulnerabilità delle persone che partecipano ai Pride non solo durante il corteo, ma anche nei momenti immediatamente successivi, quando la folla si disperde e i singoli partecipanti tornano a casa.
Insulti omolesbobitransfobici contro partecipanti e volontariə
Il comunicato segnala anche altri episodi. Una compagna della Rete Tumulto, mentre attraversava Ponte della Vittoria per rientrare a casa, sarebbe stata aggredita verbalmente da alcuni passanti “alla presenza dellə figliə”.
Non solo. Unə fotografə ufficiale volontariə sarebbe statə insultatə con offese omolesbobitransfobiche da parte di alcuni connazionali. La Rete sottolinea il carattere intersezionale dell’episodio, spiegando che quegli insulti sarebbero arrivati da persone che “evidentemente non accettavano che anche una persona migrante possa partecipare orgogliosamente a un Pride”.
Un’altra segnalazione sarebbe poi arrivata via messaggio da una persona insultata mentre rientrava dopo la manifestazione. L’epiteto riportato nel comunicato è durissimo: “fr*cio di m*rda”.
La Rete precisa di aver raccontato “naturalmente solo i fatti di cui abbiamo avuto testimonianza diretta”, evitando quindi di estendere la denuncia oltre gli episodi raccolti direttamente.
Piazza Vittorio Veneto, forze dell’ordine e presenza di gruppi di estrema destra
Nel comunicato trova spazio anche una riflessione sullo spiegamento delle forze dell’ordine. La Rete Tumulto Pride parla di “un enorme spiegamento”, aggiungendo: “crediamo di poter dire mai così tante per un Pride a Verona”.
Gli organizzatori spiegano di essere stati consapevoli del clima attorno alla manifestazione e della presenza, in Piazza Vittorio Veneto, di “un nutrito gruppo di fascisti” radunato “in un bar noto per le frequentazioni di estrema destra”.
Anche per questo, scrive la Rete, sarebbe stata presa la decisione di liberare la piazza prima dell’orario concordato con la Questura: “La Rete Tumulto si è prodigata per liberare la piazza ben prima delle ore 21.00 concordate con la Questura, e uno dei motivi era proprio la salvaguardia della nostra sicurezza, l’impegno a non lasciare nessunə solə in balia di possibili aggressioni”.
Secondo gli organizzatori, lo svuotamento rapido della piazza avrebbe funzionato anche grazie al servizio di navette predisposto per facilitare il rientro delle persone presenti.
Attacchi anche dopo il Pride: foto e attivistə riconoscibili
La tensione, secondo la Rete Tumulto Pride, non si sarebbe fermata alla giornata del corteo. “In questi due giorni successivi al Pride gli attacchi sono proseguiti su stampa e social”, si legge ancora nel comunicato.
La Rete denuncia in particolare la pubblicazione di immagini in cui lə attivistə del Tumulto Pride sarebbero “ben riconoscibili” e, allo stesso tempo, presə di mira individualmente nei testi che accompagnano le foto. Un’esposizione che, secondo gli organizzatori, rischia di trasformare quelle persone in possibili bersagli di nuove aggressioni “fasciste e omolesbobitransfobiche”.
A confermare la prosecuzione degli attacchi online è stato anche un post condiviso dalla pagina social del Tumulto Pride, in cui una persona racconta di essere finita al centro di una “gogna di insulti omofobi” dopo la pubblicazione di un servizio televisivo e di contenuti social che avrebbero mostrato il suo corpo, indicandolo anche con nome e cognome. Nel testo, l’utente rivendica il diritto all’autodeterminazione corporea – “il mio corpo è mio e lo uso come voglio io” – e denuncia la violenza dei commenti ricevuti, citandone uno particolarmente grave: “Sempre pezzo di m*rda fr*cio 20 anni ancora poi sto finocchio lo trovi sotto terra”. Una dinamica che, secondo il post, si inserisce in una più ampia strumentalizzazione del corpo queer da parte di pagine social e profili di estrema destra, tra richiami al “decoro” e messaggi d’odio.
Il Tumulto Pride guarda al 2027
La denuncia arrivata da Verona si inserisce in una stagione dei Pride particolarmente attraversata da tensioni. Solo il 27 giugno, l’Onda Pride era presente in sette piazze italiane: Cagliari, Catania, Napoli, Verona, Giulianova, Milano e Taranto. Una mobilitazione ampia, che conferma la vitalità del movimento LGBTQIA+, ma che arriva in un contesto politico e sociale segnato da un aumento delle ostilità, delle provocazioni e delle aggressioni denunciate in più città.
Da Nord a Sud, diversi cortei hanno dovuto fare i conti con contestazioni, insulti e narrazioni ostili. A Verona, il comunicato della Rete Tumulto Pride descrive un clima in cui le rivendicazioni LGBTQIA+ si intrecciano con antifascismo, antirazzismo e solidarietà internazionale, diventando per questo ancora più esposte agli attacchi di chi tenta di colpire non solo una manifestazione, ma un intero progetto politico. La sensazione è che il Pride continui a essere uno spazio necessario proprio perché contestato.
Nonostante gli episodi denunciati, la Rete Tumulto Pride non arretra. Anzi, nel comunicato rivendica la necessità di proseguire il percorso anche nel 2027.
“Tutto ciò ci dice una sola cosa, che di Pride come il Tumulto c’è un grande bisogno a Verona”, scrivono lə organizzatorə.
In chiusura, un messaggio di solidarietà rivolto a chi ha subito violenza durante e dopo il corteo: “Esprimiamo vicinanza e solidarietà a tutte le persone che hanno subito violenza durante e dopo il corteo, e vogliamo dire loro NON MOLLATE, NON SIETE SOL*”.
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