Insulti, minacce e sputi contro il Forlì Pride: cosa è successo prima e dopo il corteo. Lettera aperta alla città

La manifestazione LGBTQIA+ della città romagnola denuncia attacchi online, tensioni in piazza e comportamenti molesti dopo il corteo. Cosa è successo.

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Lettera aperta del Forlì Pride alla città, dopo gli attacchi prima e dopo il corteo
Lettera aperta del Forlì Pride alla città, dopo gli attacchi prima e dopo il corteo
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Anche a Forlì il Pride ha dovuto fare i conti con un clima d’odio che non si è fermato né prima né dopo il corteo. Dopo Modena, Treviso, Rovigo e Roma, anche la manifestazione LGBTQIA+ della città romagnola è finita al centro di una denuncia pubblica da parte della rete organizzatrice dell’edizione 2026.

Le realtà che promuovono il Forlì Pride hanno pubblicato sui social una lettera aperta alla città per raccontare “gli avvenimenti gravi che hanno preceduto e susseguito la giornata del Pride”, ma anche per aprire una riflessione più ampia sulla sicurezza, sulla comunità e sulle risposte possibili alla crescita dell’odio contro le persone LGBTQIA+.

Forlì Pride, la lettera aperta alla città dopo gli attacchi

La lettera parte da una premessa politica e sociale: il Pride non è solo una parata, ma uno spazio di presenza, rappresentazione e trasformazione del territorio. “L’abbiamo fatto raccontando il nostro futuro a colori e continuiamo a farlo forti di un potere generativo e trasformativo che solo costruendo comunità si può esercitare”, si legge nel testo.

Il riferimento è al claim dell’edizione, FVTVRA, scelto per raccontare un’idea di futuro radicalmente diversa da quella offerta dal presente, ovvero un futuro più libero, accessibile, sicuro e attraversabile da tutt3.

Ma proprio intorno a questa presenza pubblica, denunciano dalle realtà organizzatrici, si è addensato un clima sempre più pesante.

 

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“Non è il migliore momento storico per le persone LGBTQIA+”

Nella lettera, la rete del FORLIPRIDE inserisce quanto accaduto a Forlì dentro un quadro nazionale più ampio, raccontato anche su Gay.it e segnato dall’avanzata delle destre e da politiche sempre più conservatrici.

“Quello che viviamo non è il migliore momento storico per le persone LGBTQIA+, con l’avanzata delle destre e l’affermazione di politiche sempre più conservatrici”, scrivono le realtà organizzatrici.

Il testo cita, tra gli esempi, “l’attacco ai percorsi di affermazione di genere per persone minorenni”, “il divieto dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole primarie” e “le aberranti dichiarazioni dell’eurodeputato Vannacci degli ultimi giorni”.

Una cornice che, secondo la rete, ricade direttamente sui territori: “Nei territori tutto ciò si traduce in un clima di sempre maggiore normalizzazione, legittimazione e impunità di un pensiero violento che, a ridosso dei Pride cittadini, trova il momento di massima visibilità, come dimostra il caso di Modena”.

Dagli insulti e minacce online agli sputi prima del corteo

Insulti online prima del Forlì Pride
Insulti online prima del Forlì Pride

A Forlì, denunciano l3 organizzator3, gli attacchi sono cominciati online, con commenti d’odio e minacce ricevute sia pubblicamente sia in privato. “Anche a Forlì la violenza omolesbobiatransfobica ha colpito il Pride innanzitutto online, con gravi commenti d’odio e minacce sia in pubblico che in privato”, si legge nella lettera.

Ma la violenza non si sarebbe fermata agli schermi. Durante il concentramento prima della partenza del corteo del 6 giugno scorso, un gruppo di uomini avrebbe preso di mira alcune persone dello staff: “Gli attacchi non sono stati solo digitali: durante il concentramento prima della partenza del corteo un gruppo di uomini ha aggredito verbalmente e minacciato con frasi omolesbobiatransfobiche alcune persone dello staff del FORLIPRIDE, accompagnando tutto ciò con sputi a terra.

Piazza Saffi e il diritto di esserci nel cuore della città

Il concentramento in Piazza Saffi non era stato scelto casualmente. Per il FORLIPRIDE, ritrovarsi nel cuore della città significava rispondere al clima crescente di discriminazione con la visibilità, la rappresentazione e la possibilità di riconoscersi. Una scelta politica, dunque, prima ancora che logistica. E proprio per questo, secondo l3 organizzator3, capace di rendere visibile il disagio di chi non accetta quella presenza.

“Evidentemente questa scelta si è dimostrata efficace nel far fuoriuscire il ‘disturbo’ che alcune persone provano di fronte alla nostra presenza”, scrivono nella lettera.

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Dopo il Pride: molestie e violenze anche all’After Pride e sulla strada di casa

La denuncia della rete FORLIPRIDE riguarda anche ciò che sarebbe accaduto dopo il corteo.

Nella lettera si parla di “diverse testimonianze di comportamenti molesti e violenti di matrice patriarcale e sessista”, avvenuti sia durante l’After Pride sia nei confronti di alcune persone mentre rientravano a casa al termine della serata.

“Come se questo episodio non bastasse, abbiamo ricevuto diverse testimonianze di comportamenti molesti e violenti di matrice patriarcale e sessista, agiti sia durante l’Afterpride che nei confronti di alcune persone mentre tornavano a casa dopo la conclusione della serata”.

“Il Pride è ancora necessario”

Per chi ha costruito il Pride di Forlì, raccontare quanto accaduto significa anche ricordare perché quella piazza, quei corpi e quella presenza pubblica siano ancora necessari. “Raccontiamo tutto ciò non solo per denunciarne la gravità, ma per riaccendere i riflettori su quanto il Pride sia ancora necessario e sull’importanza di costruire spazi di autodeterminazione sicuri e accessibili e reti di mutuo supporto alla base della comunità profonda e libera che vogliamo essere”.

La lettera, però, non si limita alla denuncia, ma prova ad aprire una domanda più scomoda, rivolta alla città e allo stesso movimento LGBTQIA+: “Vogliamo infine interrogarci su come la comunità e il movimento possano rispondere alla crescita dell’odio senza adottare le stesse logiche che lo alimentano”.

Sicurezza, diritti e comunità: la risposta del FORLIPRIDE

La lettera apre poi un passaggio sulla sicurezza, rifiutando l’idea che la risposta all’odio possa esaurirsi nella sola logica dell’ordine pubblico. “Crediamo che la sicurezza non nasca dal controllo, dalla repressione o dall’esclusione, ma dalla garanzia di diritti, dignità e libertà per tutt3”.

Da qui il discorso si sposta sul ruolo delle relazioni, degli spazi condivisi e delle comunità che scelgono di proteggersi senza lasciare indietro nessunə: “Costruire sicurezza significa rafforzare i legami sociali, valorizzare le differenze e dare vita a comunità in cui nessuna persona venga lasciata indietro”.

Le realtà organizzatrici riconoscono anche la legittimità di chi sceglie strumenti individuali, come denunce e querele, ma chiedono di tenere aperta una riflessione più ampia sulle risposte collettive. Il punto, spiegano, è non fermarsi a un solo modello di reazione, soprattutto quando la violenza denunciata viene letta come parte di un problema più profondo. “L’azione punitiva istituzionale non può essere il solo strumento disponibile, per questo sentiamo il bisogno di riflettere su modelli alternativi che escano dalle logiche repressive che non ci rappresentano”.

Il Pride di Forlì non arretra: “Non abbiamo intenzione di arrenderci”

La lettera si chiude con una dichiarazione di resistenza e continuità. Nonostante gli attacchi, le minacce, le molestie e il clima d’odio, la rete FORLIPRIDE rivendica la scelta di non arretrare: “Siamo consapevoli che sia una riflessione scomoda e complessa, ma anche necessaria”.

Poi la chiusura, che torna al cuore politico dell’edizione 2026 e al suo claim: “Noi non abbiamo smesso di credere in quello che per il Pride di quest’anno abbiamo chiamato FVTVRA, non abbiamo intenzione di arrenderci e non ci rassegneremo a quello che il presente ci offre”.

Tutti gli attacchi ai Pride 2026 documentati da Gay.it

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