Bonolo Selelo, 41 anni, e Tsholofelo Kumile, 39 anni, hanno citato in giudizio il governo del Botswana, sostenendo che l’attuale legge sul matrimonio sia incostituzionale, perché specifica che solo una “sposa” e uno “sposo” possono sposarsi. La coppia di donne, che si è conosciuta nel 2022 e si è fidanzata nel 2024, non chiede altro che gli stessi diritti di cui gode qualsiasi coppia eterosessuale sposata.

Lo scorso marzo Selelo e Kumile sedevano in prima fila all’Alta Corte del Botswana, scambiandosi sorrisi e rassicuranti pacche sulle mani, ricorda ElPais. Era l’udienza di apertura per un caso potenzialmente storico. Fino a quel momento nessuna coppia nera e lesbica aveva mai contestato una legge sul matrimonio in nessun paese del continente, fino a quando Bonolo e Tsholofelo non hanno presentato il loro ricorso lo scorso dicembre.

Clare Brown, consulente legale e politica del PRIDE Center, ha spiegato come “in tutta l’Africa, le persone queer hanno intentato cause in tribunale per rivendicare i propri diritti”, ma questo caso “è unico per coraggio e ambizione”. “È il primo caso di cui abbiamo notizia, dopo quello del Sudafrica, in cui una coppia si batte per il diritto di sposarsi; ed è la prima coppia di lesbiche nere a intraprendere un’azione legale di questo tipo nel continente”.

Il coraggio e l’orgoglio di Bonolo Selelo e Tsholofelo Kumile

Botswana, coppia lesbica chiede il matrimonio egualitario. Il caso finisce in tribunale - Bonolo Selelo e Tsholofelo Kumile - Gay.it
Bonolo Selelo e Tsholofelo Kumile, foto IG

La coppia di donne è conosciuta a una festa, quattro anni fa, e da allora è inseparabile. Alla fine del 2024 hanno deciso di fare il grande passo e si sono fidanzate. Tuttavia, quando hanno cercato di registrare la loro unione sia il commissario distrettuale di Gaborone che il Ministero del Lavoro e degli Affari Interni hanno respinto la loro richiesta. Due persone dello stesso sesso non possono sposarsi, perché la legge matrimoniale del Botswana si riferisce esplicitamente alle parti che contraggono matrimonio come “marito” e “moglie”.

Selelo, avvocata, ha deciso di presentare personalmente il ricorso legale. “Io e la mia fidanzata desideriamo formalizzare la nostra famiglia attraverso il matrimonio. Desideriamo godere degli stessi diritti, della stessa dignità e dello stesso riconoscimento delle coppie eterosessuali in Botswana, in relazione alla celebrazione del nostro matrimonio“, si legge nella sua istanza al tribunale.

Dai documenti visionati dall’AFP è emerso che alla coppia venne negato il permesso di registrare il proprio matrimonio, lo scorso anno, con i funzionari che hanno consigliato loro di sposarsi in Sudafrica.

L’Alta Corte del Botswana non è chiamata a pronunciarsi sulla legalizzazione del matrimonio omosessuale, ma a stabilire se la legge sul matrimonio sia conforme alla Costituzione. È chiaro che una sentenza di incostituzionalità spalancherebbe le porte alle nozze same-sex.

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La richiesta delle due donne, tornate ieri in aula, ha suscitato una ferma opposizione da parte dei gruppi religiosi.

La Dingwetsi Association, un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove il matrimonio tradizionale e si oppone al divorzio, ha affermato che il caso “avrà probabilmente un impatto culturale perché il diritto consuetudinario del paese riconosce solo il matrimonio tra un uomo e una donna“.

Anche un avvocato dell’Evangelical Fellowship of Botswana, che comprende 75 chiese, è intervenuto sulla questione, affermando che il matrimonio tra persone dello stesso sesso “sia contrario alle credenze dei suoi membri, che sono cristiani”. Anche i ministri di culto avrebbero un interesse personale nella questione, “perché amministrano i matrimoni“, ha aggiunto il legale. Il giorno dell’udienza preliminare, circa 100 manifestanti si sono radunati davanti al tribunale con cartelli che dichiaravano che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è anticristiano e contrario alla cultura tradizionale del paese.

“Crediamo che i matrimoni tra persone dello stesso sesso minino le norme culturali, i valori familiari e la tradizione orale che regola la vita in Botswana“, ha concluso il pastore David Seithamo, presidente dell’Evangelical Fellowship of Botswana.

Ci amiamo, e questo è tutto ciò che conta. Il nostro desiderio di sposarci è una manifestazione d’amore“, la risposta di Bonolo e Tsholofelo.

 

Il Botswana oltre l’omobitransfobia istituzionale?

Nel 2019, l’Alta Corte del Botswana ha depenalizzato le relazioni omosessuali, perché l’articolo 164 del Codice Penale che vietava la sodomia e prevedeva una possibile condanna a sette anni di reclusione violava i diritti costituzionali delle persone LGBTQ alla dignità, alla libertà, alla privacy e all’uguaglianza. Il governo presentò ricorso, respinto nel 2021, rendendo inapplicabile l’articolo 164. Pochi mesi fa la legge contro la sodomia del Botswana è stata ufficialmente abrogata.

Il Botswana è uno dei 22 paesi africani, tra cui Mozambico, Namibia e Ruanda, che hanno legalizzato le relazioni omosessuali, abrogando le leggi dell’epoca coloniale. Il Botswana è uno dei soli tre paesi del continente ad avere leggi antidiscriminazione a tutela delle persone LGBTQ+, insieme a Mauritius e Sudafrica. Quest’ultimo è anche l’unico paese africano che ad oggi consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Dei 54 paesi africani solo una ventina non criminalizzano le relazioni omosessuali, con Paesi come Uganda, Senegal e Niger che hanno recentemente inasprito le leggi anti-LGBTQ.

Uno studio del 2018 ha rilevato che il 42% delle persone gay in Botswana dichiara di aver subito violenza fisica. 

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