Il 5 agosto 2025 Enes Hocaoğulları, delegato giovanile della Turchia presso il Congresso delle Autorità Locali e Regionali del Consiglio d’Europa e noto attivista LGBT+, è stato detenuto al suo arrivo all’aeroporto Esenboğa di Ankara e immediatamente portato davanti al giudice, che ne ha deciso l’arresto. La detenzione è avvenuta intorno a mezzogiorno durante il controllo passaporti. Successivamente Enes è stato sottoposto a un interrogatorio diretto da parte del procuratore, che ha richiesto la custodia cautelare per il reato di “diffusione di informazioni fuorvianti al pubblico”.
I Democratici Europei denunciano l’arresto di Hocaoğulları e parlano di un attacco sistematico alla democrazia da parte di Erdogan e chiedono una reazione immediata dell’Unione Europea: tacere di fronte a simili repressioni, avvertono, significa diventare complici.
Secondo quanto riportato, erano già in corso due distinte indagini – una dall’Ufficio del Procuratore per i Reati Terroristici a Istanbul e l’altra dall’Ufficio per i Reati di Stampa ad Ankara –, relative a un discorso tenuto dall’attivista LGBTIQ+ al Consiglio d’Europa. Le accuse includevano incitamento all’odio e diffusione di notizie false; le indagini sono state poi unificate ad Ankara.
Nel discorso incriminato, Hocaoğulları raccontava degli abusi subiti dai giovani durante le proteste scoppiate dopo il 19 marzo 2025, denunciando episodi di tortura da parte della polizia e perquisizioni con spoliazioni forzate. Le parole di Enes Hocaoğulları
“Sono stato presente fin dal primo giorno in cui le forze di polizia hanno usato violenza sproporzionata con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cannoni ad acqua. Ho visto i miei coetanei essere arrestati e sottoposti a strip search”
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Un anno fa İris Mozalar, attivista LGBTI+ del Partito dei Lavoratori (TİP), era stata arrestata l’11 luglio 2024 dopo una retata a casa sua a Istanbul, con l’accusa di “incitare all’odio e all’ostilità” per post contro attacchi razzisti ai rifugiati siriani a Kayseri . Fu rilasciata il 12 luglio e assolta il 26 febbraio 2025, con la sentenza che ha riconosciuto i suoi post come libertà di espressione.
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Dallo scorso marzo in Turchia è in approvazione una legge anti-LGBTIAQ+ di stampo totalitario grazie alla quale le persone queer saranno cancellate dallo spazio pubblico. Quanto accaduto a Enes ne è un perfetto esempio. Le organizzazioni LGBT+ turche hanno reagito con una dichiarazione congiunta:
“Siamo con Enes Hocaoğulları e ne chiediamo il rilascio immediato”
La misura giudiziaria è stata definita un chiaro attacco alla libertà di espressione e di associazione. Le associazioni terranno oggi 6 agosto alle 16 una conferenza stampa.
La grave situazione dei diritti nella Turchia di Erdogan
Mentre l’Italia di Meloni chiude accordi sugli armamenti con il regime di Erdogan, le repressioni anti-LGBTIQ continuano senza sosta. Il 28 maggio tre attivisti erano stati arrestati per aver scritto slogan pro-queer sui muri di una strada di Istanbul.
Nell’Anno della Famiglia (tradizionale) istituito dalla propaganda del neo-sultano Erdogan, si registrano repressioni dei Pride, che proseguono in verità da anni: 57 gli arresti all’ultimo Istanbul Pride meno di un mese fa.
Qualche giorno fa, tramite un sondaggio legato alla richiesta di documenti pubblici, e diffuso a tutta la popolazione turca, la propaganda omofobica di Stato ha assunto una più sfumata e pervasiva capacità di penetrazione. Nelle risposte che i cittadini erano invitati a scegliere si leggeva anche l’opzione “Combattere le persone LGBTIQ+ per difendere la famiglia”.
La vicenda di Enes Hocaoğulları si inserisce in un contesto di repressione crescente della dissidenza in Turchia, intensificatosi soprattutto dopo le mega-manifestazioni del marzo 2025, esplose in seguito all’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu. Le proteste del 19 marzo – che hanno coinvolto milioni di persone – erano state represse con violenza: migliaia di arresti, attivisti LGBT+ inclusi, e denunce di violenze in custodia.
In questo clima si fa strada in Turchia un provvedimento di repressione totale delle persone LGBTIAQ che prevede:
• Età minima per il cambio legale di genere innalzata a 21 anni, ignorando esperti e persone trans.
• Reintroduzione dell’obbligo di sterilizzazione per il cambio anagrafico, nonostante l’incostituzionalità sancita nel 2017.
• Penalizzazione delle persone che intraprendono la transizione all’estero al rientro in Turchia.
• Il “sesso biologico” diventerà unico parametro legale: le identità non conformi saranno equiparate a oscenità.
• La visibilità queer sarà criminalizzata: da 1 a 3 anni di carcere per chi “promuove comportamenti contrari al sesso assegnato”.
• Fino a 4 anni di carcere per unioni simboliche tra persone dello stesso sesso.
• Associazioni LGBTQIA+ a rischio scioglimento per “propaganda gender”.
• Censura totale: RTÜK e BTK (corpi di polizia) potranno oscurare ogni contenuto LGBTQIA+ su media e piattaforme digitali.
• Divieto assoluto di Pride e manifestazioni, con nuovi poteri alla polizia per impedirli.
La domanda chiave ora riguarda il Consiglio d’Europa stesso: come reagirà di fronte a un Paese alleato che arresta un proprio delegato per aver parlato davanti alle istituzione dell’Unione Europea?
Le reazioni in Turchia all’arresto di (a cura di Kaos GL, la più grande ong turca LGBTIAQ+)
Murat Emir, vicepresidente del gruppo parlamentare del CHP: Stanno cercando di affrontare questa paura sopprimendo la libertà di espressione, il diritto di organizzazione e la partecipazione democratica. Siamo al fianco di Enes e di tutti i giovani.
Sevda Karaca, deputata dell’EMEP Antep: Enes è stato arrestato. Questo discorso ha profondamente offeso il palazzo. Enes è presumibilmente colpevole di “diffusione pubblica di informazioni fuorvianti”! In un Paese in cui centinaia di giovani vengono arrestati per aver lottato per la propria libertà nelle strade, abbiamo una notizia per coloro che brandiscono il bastone per aver oltrepassato i limiti della dittatura di palazzo: i giovani non hanno paura di voi! Rilasciate Enes e tutti i giovani arrestati!
Sevilay Çelenk, deputato del Partito DEM di Diyarbakır: L’arresto di Enes è un nuovo esempio delle pratiche di oppressione e intimidazione contro le persone LGBT+. Non lo accettiamo e lo condanniamo.
Aysu Bankoğlu, vicepresidente del CHP Bartın: È chiaro chi sta diffondendo informazioni fuorvianti e incitando l’opinione pubblica all’ostilità. Non riuscirete a mettere a tacere le centinaia di migliaia di giovani che sono scesi in piazza, si sono rifiutati di sottomettersi al colpo di stato e hanno esercitato il loro diritto a protestare pacificamente!
Cem Aydın, presidente della sezione giovanile del CHP: La legge penale ostile che imponete ai giovani deve finire. Enes Hocaoğulları deve essere rilasciato immediatamente. Non sei solo, fratello Enes.
Sevgi Kılıç, vicepresidente del CHP per il Ministero della Gioventù e dello Sport: L’ostilità verso i giovani che esercitano i loro diritti costituzionali tradisce la paura di questo sistema. Siamo al fianco di Enes e di tutti i nostri amici che sono stati trattati ingiustamente, denunciando, organizzando e lottando per la giustizia su ogni piattaforma, su ogni piattaforma. Non lasceremo indietro nessuno!
Erdem Kara, Presidente Provinciale della Sezione Giovanile del CHP di Istanbul: Nessuno che compete con i giovani, lotta per la libertà o cerca di trarre forza dalle manette contro la nazione può vincere. Ricordatelo. Siamo al fianco del nostro amico Enes.
Il Primo Ministro del CHP, Berkay Gezgin: Questo Paese è diventato così degradato da temere le idee dei giovani? Non resteremo in silenzio; questo sistema di paura crollerà!
