Turchia, Erdoğan lancia l’Anno della Famiglia e torna ad attaccare la “perversa” comunità LGBT

Ennesimo violento attacco da parte del presidente turco.

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Solo pochi mesi fa al cospetto della premier Giorgia Meloni, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha lanciato ufficialmente l’Anno della famiglia, tornando ad attaccare la comunità LGBTQIA+ nazionale e internazionale.

2025, l’anno della famiglia

Turchia, Erdoğan lancia l'Anno della Famiglia e torna ad attaccare la "perversa" comunità LGBT - Erdogan - Gay.it

Erdoğan, in carica dal 2014, ha eletto il 2025 come anno della famiglia, idea nata per promuovere il matrimonio e rafforzare il tasso di natalità in Turchia, che è sceso da una media di 2,1 nel 2014 a 1,51 nel 2023. Come parte del programma saranno offerti incentivi statali, con le coppie di sposi novelli (rigorosamente eterosessuali) che potranno beneficiare di prestiti senza interessi di circa 3.500 £/4.200 $, mentre ai genitori verrà dato denaro extra in base al numero di figli.

Direttamente da Ankara Erdoğan ha affermato che la crescita della popolazione ha “raggiunto livelli allarmanti“, aggiungendo: “Mentre la nostra popolazione di bambini e giovani si sta riducendo, per la prima volta nella nostra storia la popolazione anziana ha superato il 10 percento e la nostra età media si sta avvicinando ai 34 anni“.

Il nuovo attacco alla comunità LGBT

Mabel Matiz Turchia Gay.it

Il presidente turco ha preso di mira la cultura consumistica, che a suo dire starebbe dando forma a persone “spaventate, esitanti e disilluse nel formare una famiglia a causa dei costi scoraggianti“. Poi ha rivolto la sua rabbia verso la comunità LGBTQ+, come sempre.

“È nostra comune responsabilità proteggere i nostri bambini e i nostri giovani da tendenze dannose e ideologie perverse”. “Le tendenze culturali neoliberiste stanno attraversando i confini e penetrando in tutti gli angoli del mondo. Portano anche i movimenti LGBT e di altro tipo a guadagnare terreno. In un simile contesto, la perdita di popolazione è inevitabile. Il bersaglio delle politiche di neutralizzazione di genere, in cui gli LGBT vengono usati come ariete, è la famiglia. Le critiche agli LGBT vengono immediatamente messe a tacere, proprio come le legittime critiche al sionismo. Chiunque difenda la natura e la famiglia è soggetto a una pesante oppressione”.

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Sebbene l’omosessualità sia legale, la Turchia non riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le unioni civili e l’adozione tra persone dello stesso sesso. Non ci sono protezioni legali contro la discriminazione e le persone LGBTQ+ non possono prestare servizio militare. Negli ultimi 10 anni Erdogan ha trasformato il Paese in uno stato di puro terrore per la comunità LGBTQIA+. La libertà di parola è soffocata e i Pride sono vietati, anche se questo non scoraggia migliaia di coraggiose persone a marciare come segno di protesta, finendo in carcere.

La crociata omotransfobica di Erdogan

Giorgia Meloni Recep Tayyip Erdoğan
Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdoğan

In passato Erdoğan ha detto che non sarà mai “pro-LGBT” perché “la famiglia è sacra“, aggiungendo: “In questa nazione, le fondamenta della famiglia sono stabili. Gli LGBT non emergeranno in questo paese. State dritti, come un uomo. È così che sono le nostre famiglie“. Rieletto presidente lo scorso maggio, Erdoğan ha tenuto un discorso in difesa della famiglia tradizionale definendo la comunità LGBTQIA+ come una delle “più grandi minacce” del nostro tempo. Erdoğan ha contestato le politiche legate al genere, definendoli “sforzi globali di non genere”, a suo dire “tendenze devianti” che “prendono di mira direttamente l’istituzione della famiglia”.

Prima dell’ultima elezione vinta,  Erdogan ha dichiarato che il paese avrebbe “strangolato chiunque osi toccare la famiglia”. Soltanto poche settimane dopo il dittatore è tornato sull’argomento, annunciando che la Turchia avrebbe preso ogni  possibile misura per combattere la perversione LGBTIQ+“.

Nell’agosto 2023 la Turchia ha censurato i contenuti LGBTIQ+ diffusi da piattaforme digitali quali Disney, Netflix e Prime, mentre l’ultimo Istanbul Pride di giugno 2023 ha visto decine di manifestanti LGBTIQ+ arrestati dalle forze dell’ordine. Stresso clima qualche settimana prima al Trans Pride, anch’esso bollato come “minaccia alla famiglia” e per questo furono arrestate 8 persone transgender che manifestavano. Più recentemente è stato censurato termini il video dell’associazione Kaos GL che promuoveva la lotta all’omobitransfobia (guarda il VIDEO >), con tanto di minacce di morte agli organizzatori. Lo scorso maggio Erdogan ha attaccato anche l’Eurovision, definendolo “corruzione sociale, promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia“.

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