In Turchia l’Anno della famiglia proclamato da Recep Tayyip Erdoğan si conferma un’operazione ideologica che prende di mira donne e persone LGBTQIA+. A denunciarlo è l’organizzazione KAOS GL, una delle poche ONG ancora attive nel Paese nonostante le crescenti pressioni governative: di recente l’associazione LGBTI ha visto i propri server internet bloccati. Secondo l’ultimo rapporto Bianet, in tre mesi almeno sei giornalisti sono stati arrestati in Turchia e sette condannati per reati legati alla stampa. Tra loro anche Yıldız Tar, direttrice di KaosGL.org, poi rilasciata. Il sito è stato oscurato in Turchia, così come il profilo X dell’associazione. “Non ci cancellerete con la censura”, ha dichiarato Tar.
Nelle ultime ore, nell’ambito della propaganda repressiva è spuntato un subdolo sondaggio promosso dal CİMER – il Centro di comunicazione della Presidenza – che accompagna ogni richiesta presentata online dai cittadini turchi.
All’apparenza neutro, il questionario si trasforma presto in uno strumento che insinua sospetti, getta discredito sociale e civile e alimenta l’odio sociale verso le persone LGBTIQ+ e le loro famiglie. Alla domanda su quali politiche pubbliche siano necessarie per “proteggere la famiglia”, tra le risposte compare senza ambiguità “la lotta contro le persone LGBT”. Altre opzioni includono l’incentivo al matrimonio e aiuti economici alla natalità, ma non vi è traccia di proposte contro la violenza di genere, che in Turchia continua a mietere vittime con inquietante regolarità: nel 2024 sono stati almeno 411 i femminicidi, secondo la piattaforma femminista We Will Stop Femicide.
Ancora più esplicita un’altra domanda del sondaggio: “Cosa danneggia maggiormente l’istituzione familiare?”. Tra le risposte compare “la globalizzazione delle attività di de-genderizzazione”, espressione ambigua che ricalca la retorica complottista sulla cosiddetta “ideologia gender”. Una narrazione pericolosa che, nel discorso politico turco, è sempre più usata per alimentare odio e censura.
Il sondaggio appena diffuso non è un caso isolato. “I diritti LGBT sono una degenerazione” aveva detto senza mezzi termini Erdoğan nel 2023. Nel febbraio 2024 in alcune biblioteche pubbliche erano apparsi libri di promozione sulle teorie riparative e testi che incoraggiavano l’accostamento dell’omosessualità alla pedofilia. Nello stesso anno il tiranno turco aveva attaccato Eurovision “È corruzione sociale, promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia”, per poi ringraziare la premier italiana Meloni per la persecuzione anti-LGBTI attuata in Italia. Avanza intanto la proposta di legge anti-LGBTI, che mira ad innalzare a 21 anni l’età per il cambio di genere, reintroduce la sterilizzazione forzata e criminalizza chi transiziona all’estero. Il disegno prevede carcere per chi “promuove identità non conformi”, censura totale dei media, scioglimento delle associazioni LGBTI e divieto assoluto di Pride.
Poche settimane fa lo scorso Istanbul Pride, vietato come accade da anni, ha registrato decine di arresti.
