Qual è la prima parola che ci viene in mente quando parliamo di favelas? Per molti, la risposta è degrado. Povertà estrema, disuguaglianza sociale, criminalità. Sono immagini che affiorano istintivamente, frutto di anni di narrazioni mediatizzate e stereotipi radicati.
Ma cosa accadrebbe se ci sforzassimo di superare questa visione riduttiva e cristallizzata? Se, anziché fissarci sul dolore, sull’emarginazione, ci aprissimo alla possibilità che, proprio in quell’ambiente ostile, alcune persone siano riuscite a trasmutare le loro ferite in forza e a plasmare la realtà circostante, scoprendo in essa un potenziale inaspettato?
Casa Resistências nasce esattamente da questa premessa. Incatenate a un contesto apparentemente senza via d’uscita, di violenza e ingiustizia, un gruppo di donne ha deciso di non cedere al destino, ma di agire, creando uno spazio sicuro per coloro che, come loro, sono invisibilizzate. Non solo dalla società, ma anche da quella stessa comunità LGBTQIA+ che dovrebbe accoglierle e proteggerle.
Nel cuore di una delle favelas più pericolose di Rio de Janeiro in Brasile, il Complexo da Maré, Casa Resistências è quindi divenuta il baluardo di una resistenza tutta al femminile, un rifugio e un catalizzatore di cambiamento per donne lesbiche e bisessuali, trans e cisgender, dove l’unione fa davvero la forza.
View this post on Instagram
Ed è proprio partendo da qui che abbiamo deciso di ascoltare le loro storie, ispirati dalle parole e dal supporto di Yuri Guaiana di All Out – movimento transnazionale di tutela e promozione dei diritti LGBTQIA+ – prezioso alleato e amico di Casa Resistências.
“All’inizio ci dicevano che non c’erano lesbiche nella favela“, raccontano le fondatrici. “O che quelle che c’erano non erano interessate alla militanza“.
Ma la realtà era ben diversa. Esistevano, eccome, nascoste dietro il silenzio, dietro la paura di essere discriminate due volte: una per il loro orientamento sessuale, l’altra per la loro condizione socioeconomica.
Nel 2016, prende dunque vita la Coletiva Resistência Lesbica da Maré. Progetto semplice, e al contempo intrinsecamente rivoluzionario, con l’obiettivo di fornire alle donne queer della favela un luogo sicuro, un rifugio dove potessero ritrovarsi, confrontarsi, e condividere le proprie esperienze, lontano dalle insidie dell’oppressione quotidiana.
Uno spazio con cui andare oltre la mera sopravvivenza, nel quale sentirsi finalmente protette e riconosciute, in una comunità che troppo spesso le ignora o le esclude.
La strada per la creazione di Casa Resistências, però, non è stata priva di ostacoli. Spiegano:
“Abbiamo incontrato difficoltà da parte di tutti. Non solo dal movimento LGBT+ locale, che continuava a ignorarci, ma anche dalle istituzioni che non ci vedevano. Nonostante le sfide iniziali, siamo comunque riuscite a creare legami con altri gruppi lesbici, soprattutto grazie alla rete creata da Marielle Franco nel 2017, con la fondazione del Fronte Lesbico di Rio de Janeiro“.
Quel silenzio che avvolgeva la lotta delle donne lesbiche e nere nelle favelas di Rio de Janeiro, nel 2018 viene brutalmente infranto con l’omicidio proprio di Marielle Franco. Consigliera comunale, attivista per i diritti umani e una delle figure più influenti della comunità LGBTQIA+ brasiliana, Marielle viene assassinata in un attentato apertamente politico.

La sua morte segna quindi un punto di non ritorno, non solo per la collettività che lei rappresentava, ma anche per le comunità che avevano trovato in lei una voce di speranza e resistenza. In quel momento, per molte attiviste lesbiche e nere come quelle di Casa Resistências, la morte di Marielle diventa un simbolo della violenza strutturale a cui sono esposti i corpi dissidenti in Brasile.
View this post on Instagram
“Siamo state catapultate sotto i riflettori, percepite come “semi di Marielle”, ma questo riconoscimento ha comportato anche enormi responsabilità. Il nostro attivismo si è intensificato, in particolare durante il governo Bolsonaro, che ha alimentato l’odio contro le persone LGBT+. A complicare ulteriormente la situazione, è arrivata la pandemia, durante la quale il governo minimizzava la gravità del COVID-19, aumentando il caos e le disuguaglianze”.
Di fronte a un contesto già ostile, l’emergenza sanitaria ha reso ancora più complesso l’operato di Casa Resistencias, imponendo nuove sfide per garantire sostegno e sicurezza a chi, in un periodo di isolamento forzato, rischiava di essere ancor più vulnerabile e dimenticato.
“È stato un periodo terribile“, raccontano le attiviste. “La nostra comunità è stata colpita duramente dalla pandemia, sia a livello sanitario che economico. Il governo non ha fatto nulla per aiutarci, anzi, minimizzava continuamente la gravità della situazione“.
Di fronte a questa indifferenza istituzionale, Casa Resistências ha reagito offrendo supporto alimentare e psicologico a più di sessanta famiglie, espandendo il proprio raggio d’azione ad altre favelas di Rio. “Abbiamo ricevuto sempre più richieste di aiuto da parte di donne lesbiche che venivano cacciate di casa o che subivano violenze lesbofobiche nelle loro stesse famiglie“, raccontano.

Per incontrare le esigenze di coloro che non avevano più un posto dove tornare, Casa Resistências ha quindi deciso di aprire uno spazio fisico per accoglierle 24/7, un rifugio dove potessero trovare riparo e supporto.
“Non abbiamo mai avuto fondi adeguati“, spiegano le fondatrici. “Non abbiamo un CNPJ, il che significa che non possiamo ricevere finanziamenti in modo regolare. Questo ci ha costrette a fare affidamento sulle donazioni e sull’aiuto di volontari“.

La questione dei finanziamenti ha rivelato una verità scomoda: la vita delle donne lesbiche sembra avere un valore inferiore agli occhi dei finanziatori rispetto ad altri gruppi della comunità LGBTQIA+. Le vicende di Casa Resistências non vengono sfruttate a fini economici, le sue ospiti non vengono esibite per raccogliere fondi o ottenere visibilità. Una scelta, seppur eticamente irreprensibile, che rende il progetto politicamente poco appetibile.
“Sotto l’egida capitalista, la narrazione e l’esposizione spesso decidono il destino dei fondi. Dunque, la riservatezza e il rispetto per le persone rischiano di trasformarsi in un ostacolo quasi insormontabile”.
Mancanza di fondi che si aggiunge a un’altra problematica fortemente radicata, e ancora più pericolosa. Non è raro trovare, sulla pagina Instagram di Casa Resistencias, decine e decine di avvisi riportante una specifica dicitura: “Atenção! Operação Policial“.
“Viviamo in una favela militarizzata. Le nostre ospiti sanno che ogni giorno possono trovarsi nel mezzo di un’operazione di polizia. E non è la comunità locale a farci del male, ma lo Stato“.
Le operazioni di polizia nelle favelas di Rio sono tristemente celebri per la loro brutalità indiscriminata, e le donne di Casa Resistências convivono quotidianamente con questa minaccia. Eppure, malgrado il pericolo costante, non cessano di opporre resistenza.
Del resto, resistere è nel DNA e nel nome dell’iniziativa. Fino ad oggi, la casa ha offerto rifugio a quaranta donne, fornendo loro non solo un riparo sicuro, ma anche un percorso di riscatto e reinserimento sociale.
“Non crediamo nelle storie di successo individuali. Casa Resistências ha accolto finora circa quaranta donne, tutte sono riuscite a trovare un lavoro e una casa, anche se in affitto o condivisa. Per noi, questo è un successo, nonostante le difficoltà di vivere in un paese profondamente lesbofobico e senza programmi di tutela specifici per le lesbiche”.
L’elezione di Lula nel 2022 ha rappresentato per molti un raggio di speranza in un panorama desolante. Con la sua lunga tradizione di difesa dei diritti umani e delle classi più vulnerabili, Lula ha promesso di invertire la rotta e di avviare la ricostruzione di un tessuto sociale più giusto e inclusivo, tentando di sanare le ferite profonde inflitte dal governo precedente.
Sebbene i danni siano enormi e le cicatrici difficili da rimarginare, sotto la sua guida è iniziato un processo di guarigione, un tentativo di riparare il tessuto sociale lacerato. Nonostante le difficoltà, quindi, le fondatrici non si arrendono. La loro determinazione è incrollabile, alimentata dalla consapevolezza che, per molte donne, Casa Resistências rappresenta l’unica speranza di rinascita.
“Il miglior consiglio che posso dare è: costruite una rete solida. In Brasile, si dice che “un amico vale più di soldi in tasca”. Ovviamente, avere finanziamenti è essenziale, ma una rete di partner affidabili può fare la differenza. Accogliere donne lesbiche vittime di violenza richiede molto più che assistenza sanitaria; serve una rete di supporto per l’impiego, capacità di mediazione dei conflitti e una solida base economica per garantire alle donne l’indipendenza necessaria a riprendere in mano la propria vita e realizzare i propri sogni”



