Al momento è difficile trovare un’altra popstar come Chappell Roan. Prendete il suo nuovo singolo, The Giver, rilasciato questo giovedì su tutte le piattaforme musicali: è un irresistibile stornello country che pare uscito da una puntata di The L Word, ma ambientata presso il Parco Nazionale di Sequoia e diretta dai Looney Tunes. Già dai primi due versi, Ain’t got antlers on the walls/But I sure know mating calls, Roan spoglia il genere delle sue derive wasp e conservatrici e si riappropria della spacconeria del maschio alfa, ma ridicolizzandola. Lei non ha bisogno di un pickup gigante o corna di cervo appese al muro per conquistare una ragazza: le basta chiudere gli occhi e utilizzare le proprie dita, e probabilmente la soddisferà anche di più.
Tutti voi ragazzi di campagna che dite di sapere come trattare una donna nel modo giusto.
Beh, solo una donna sa davvero come trattare una donna nel modo giusto.
Lei porta a termine il lavoro
Per Roan il piacere è un Femininomenon (un miracolo a metà tra il ‘fenomeno’ e il ‘femminile’). È cinematografico come quella scena di sesso tra Naomi Watts e Laura Harring in Mulholland Drive. È cantare insieme Lana Del Rey, mentre riguardate Mean Girls, senza uomini gay con la sindrome di Regina George, ma solo ragazze con una cotta per Rachel McAdams. In The Giver, è varcare la soglia di un bar del Midwest, indossando i tuoi stivaletti rosa e una sfrontatezza che quei cowboy spacconi non hanno mai visto prima.
La queerness di Roan è sfacciatamente spontanea: ha la stessa urgenza di chi l’ha tenuta a bada per troppo tempo, ma anche l’irriverenza di chi non vuole prendersi troppo sul serio. C’è chi dice sia un po’ la Lady Gaga del nuovo millennio, e in parte lo capirei: entrambe over-the-top e restie al minimalismo, così dentro la comunità queer da diventarne un simbolo distintivo, ma con un marchio abbastanza riconoscibile da non poter restare ‘una nicchia’. La stessa Roan ha dichiarato che vedere per la prima volta il video di Alejandro ha cambiato completamente la sua vita. Ma se Gaga è John Galliano, Chappell Roan è John Waters: più interessata a guidare la roulotte di Divine in Pink Flamingos che mettere su un’installazione insieme a Marina Abramović.
La sua è una parabola ascendente molto cara al sogno americano: una volta una ragazzina di nome Kayleigh Rose Amstutz, cresciuta in una cittadina del Missouri con malapena 6,500 abitanti. A diciassette anni scoperta dall’Atlantic Records, a ventidue scaricata dall’etichetta nel bel mezzo di una pandemia globale. Nel 2021 riprende a incidere musica con Dan Nigro– produttore di Kylie Minogue,Sky Ferreira, Carly Rae Jepsen– e nel 2022 apre i concerti di Olivia Rodrigo. Oggi ha vinto un Grammy Awards come miglior artista esordiente, cantando Pink Pony Club, brano che la sua vecchia casa discografica non voleva neanche rilasciare.
Non è quindi un caso che Roan tenga più alle proprie idee che a quelle di qualunque multinazionale in giacca e cravatta: che sia rifiutando un invito alla Casa Bianca –contro Trump, ma criticando apertamente anche “le visioni completamente transfobiche e genocidali” dell’amministrazione Biden. (lei aveva in programma di presentarsi leggendo delle poesie pro-palestina, ma il suo pubblicista gliel’ha caldamente sconsigliato per ‘questioni di sicurezza’). O utilizzando il palco dei Grammy per incitare le case discografiche ad offrire assistenza sanitaria e salario decente agli artisti, in particolare emergenti. Fa cazziatoni ai fotografi molesti sul red carpet (per due volte di fila), sfrutta la propria piattaforma per dare visibilità ad altri artisti meno noti, e chiama in causa i giornalisti che definiscono i suoi discorsi “retorica fuorviante”, senza coccolare né le aspettative di un’industria che la vorrebbe zitta e a cuccia, né di una stan culture che tratta le artiste più come prodotti consumabili che persone reali.
Mentre le popstar più influenti del pianeta restano comode nella loro teca di vetro, senza stressare un pensiero che vada oltre il proprio culto personale, Roan sembra seguire le orme di Fiona Apple nel 1997, quando sul palco dei Vmas agli albori della propria carriera, disse: Questo mondo è una merda e non dovreste basare la vostra vita su di noi. Siate voi stesse. Una settimana fa ha dedicato il suo primo Brit Awards allə “artistə trans, drag queens, fashion students, sex workers, e Sinead O’Connor”, un’altra donna che nel 1992 ribaltò le aspettative di qualunque artista nell’industria musicale. Roan non ha ancora mai bruciato la foto del Papa in diretta televisiva ed è ancora presto per sapere se conserverà lo stesso spirito sovversivo di queste artiste. Ma in un periodo storico in cui popstar e pubblico sembrano troppo confusi e spaventati per ribaltare le regole, la sua strada sembra puntare in un’altra direzione.
Leggi anche: Chi è Chappell Roan, la sfacciata principessa queer della musica pop
