Non è mai troppo tardi. Oggi 55enne e da sempre gay dichiarato, Colman Domingo ha iniziato a fare cinema e tv quasi 30 anni fa, ma solo grazie ad Euphoria, nel 2019, ha iniziato a farsi realmente notare, conoscere agli occhi del grande pubblico, pur avendo girato pochi episodi nei panni di Alì e dopo aver preso parte a Fear the Walking Dead, spin-off meno fortunato di The Walking Dead.
5 anni da urlo per Colman Domingo

Domingo ha presto cominciato a farsi vedere sempre più sul grande schermo, passando da ruoli secondari, di contorno, ai personaggi principali. Nel 2023 la prima svolta con Rustin di George C. Wolfe, con cui strappa una storica nomination agli Oscar come miglior attore protagonista interpretando Bayard Rustin, attivista per i diritti degli omosessuali ai più sconosciuto che contribuì a organizzare la storica marcia su Washington del 1963. Era dai tempi di Ian McKellen con Demoni e Dei, anno 1999, che un attore dichiaratamente gay non riusciva ad entrare nella fatidica cinquina recitativa.
L’anno dopo Domingo riesce nell’impresa di bissare una 2a nomination consecutiva, evento più unico che raro, strappata grazie a Sing Sing di Greg Kwedar. Nel mezzo gira il musical tratto da Il colore viola, Drive-Away Dolls di Ethan Coen, le serie The Madness e The Four Seasons e l’atteso The Running Man di Edgar Wright, di prossima uscita. Nel 2026 sarà invece il padre padrone del Re del Pop in Michael, film che quasi certamente lo porterà ad ipotecare una pesantissima 3a candidatura agli Oscar, questa volta come miglior attore non protagonista e con concrete possibilità di trionfo.
Felicemente sposato con Raúl Domingo dal 2014, Colman Domingo è diventato in pochi anni uno degli attori più richiesti e ammirati da Hollywood, con un’infinità di altri progetti in programma. Dal crime drime di Gus Van Sant che sarà fuori concorso a Venezia, Dead Man’s Wire, al nuovo sci-fi di Steven Spielberg, passando per la 2a stagione di The Four Seasons, la 3a di Euphoria, il biopic su Nat King Cole, il romance Strange Arrivals con Demi Moore e il drama True-ish con Sandra Hüller.
L’orgoglio di Colman Domingo

Dopo un’infinita gavetta, che l’ha costretto di fatto a sgomitare perché non solo nero ma anche omosessuale in un’industria storicamente razzista e omofoba, Colman Domingo ce l’ha fatta. E a dirlo con assoluta onestà dalle pagine di Interview è stato lo stesso attore.
“È divertente perché non pensavo di avercela fatta fino a poco tempo fa. Mi sono detto: “Ok, beh, immagino che non sia stato un colpo di fortuna”. Sono stato candidato un anno, e sono tornato, quindi a qualcuno piace quello che vendo. [Ride] Ma sento di aver sempre avuto un’avversione per l’espressione “ce l’ho fatta”, perché sento di avere ancora molto da imparare, da sperimentare, da raggiungere, è una questione molto personale. Ma ora, esteriormente, sembra proprio che ce l’abbia fatta. Voglio dire, posso andare a mangiare qualcosa quando voglio senza pensarci due volte”.
Domingo ha ricordato le proprie umili origini, nato e cresciuto in un quartiere povero di Filadelfia, Pennsylvania, come 3° di 4° figlio per poi laurearsi in giornalismo dopo aver lavorato da McDonald’s, volare a San Francisco con il sogno della recitazione da tramutare in realtà e trasferirsi a New York all’età di 36 anni, senza agente.
“Finivo uno spettacolo a Broadway, facevo un inchino e poi saltavo su un taxi e andavo al 55 Bar, che un tempo si trovava di fronte allo Stonewall, dove ho lavorato come barista per cinque anni. Dovevo pagare le bollette. Ho avuto dei momenti di crisi nella mia carriera, in cui ho davvero pensato che fosse giunto il momento di mollare. Ho fatto uno spettacolo chiamato Scottsboro Boys, che mi ha portato a Londra. Quando sono tornato a New York ho ricominciato da zero, sgobbando e senza riuscire ad arrivare a fine mese. Ormai avevo più di 45 anni, ero stanco. Con amici medici e avvocati che avevano un fondo pensione, mentre io vivevo ancora come un bambino. Così pensai: “È ora di mollare”. Dissi al mio amico Daniel che era finita e lui mi rispose: “I miei manager vogliono incontrarti da anni”. E io: “No, sto bene così”. Lui rispose: “Solo un incontro”. Così andai all’incontro”. E per Colman arrivò Fear the Walking Dead, che ha poi girato per otto anni, dandogli popolarità e sicurezza.
“Vengo da un ambiente molto umile. Mamma e papà non mi hanno dato niente, quindi non c’era nulla a cui tornare. Potevo solo raggiungere i miei obiettivi. La cosa di cui vado più fiero, e non lo dico spesso, è che ho costruito questa carriera. Nessuno mi ha regalato niente. Nessuno mi ha aperto le porte. Ma ho detto: “In qualche modo ci riuscirò. Dovrò superare una crepa nel muro, ma prima o poi ci arriverò”.
E Colman Domingo c’è arrivato, con l’amato Raúl sempre al suo fianco.


