Corea del Sud: una vittoria inaspettata per la comunità LGBTQIA+ scaturisce da un errore burocratico

La storia di una coppia omosessuale che ha visto riconosciuta la propria unione dalla Corte Suprema sudcoreana grazie alla svista di un funzionario assicurativo.

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Kim Yong-min e So Sung-uk sono diventati la prima coppia gay in Corea del Sud a ottenere congiuntamente una copertura sanitaria nazionale, stabilendo un precedente giuridico di portata storica. L’evento, pur nato da un paradossale errore burocratico, potrebbe infatti dare una nuova spinta alle battaglie per i diritti civili in un paese ancora profondamente arretrato sulla questione LGBTQIA+.

Tutto ha avuto inizio nel 2020, quando la coppia ottenne – erroneamente – la copertura sanitaria familiare grazie a una norma che permette anche alle coppie eterosessuali non sposate di accedere a determinati benefici. Tuttavia, la situazione cambiò bruscamente quando, dopo otto mesi, l’ente assicurativo scoprì che entrambi i componenti della coppia erano uomini e revocò immediatamente il loro status di beneficiari, negando ancora una volta alla coppia il riconoscimento formale della propria unione.

In un’intervista al Wall Street Journal, Kim ha espresso il profondo senso di ingiustizia che lo spinse a intraprendere una battaglia legale inedita contro l’agenzia assicurativa nazionale, accusandola di discriminazione di genere. Il cuore del contenzioso era una questione tanto semplice quanto fondamentale: se una coppia eterosessuale non sposata può godere di certi diritti, perché una coppia omosessuale dovrebbe esserne esclusa?

Una domanda, all’apparenza ovvia, che ha recentemente trovato una risposta favorevole nella Corte Suprema della Corea del Sud, che ha riconosciuto la revoca dei benefici come una forma di discriminazione inaccettabile, lesiva della dignità umana.

Nonostante l’esito positivo, il processo non è stato né breve né indolore. La causa ha attraversato tre fasi giudiziarie in tre anni, e il primo verdetto fu una sconfitta per la coppia. Durante il primo processo, entrambi i partner si trovarono a testimoniare davanti a un giudice che, arrivando persino a interrogare la legittimità della loro relazione, chiese: “Come possiamo distinguere se siete fratelli, amici o una coppia?”.

La situazione cambiò nel 2023, quando una corte d’appello ribaltò la decisione, pronunciandosi a favore di Kim e So. Nonostante il successivo ricorso dell’assicurazione nazionale, la Corte Suprema ha invece decretato lo scorso 18 luglio la vittoria definitiva per la coppia.

La storia di Kim e So, però, non si limita alla dimensione legale. È una vicenda di amore e resistenza in un ambiente spesso ostile verso le minoranze sessuali. I due si conobbero nel 2012, durante il servizio militare alternativo, e decisero fin da subito di vivere apertamente la loro relazione, rifiutando di cedere alle pressioni sociali che li avrebbero voluti invisibili.

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Nel 2019, pur sapendo che il loro matrimonio non avrebbe avuto riconoscimento legale, organizzarono una cerimonia simbolica a cui parteciparono circa 300 amici e sostenitori. Le famiglie, tuttavia, non furono altrettanto pronte a supportarli: il padre di So si oppose apertamente, e la famiglia di Kim non partecipò alla cerimonia. Oggi, dopo la storica vittoria in tribunale, si intravedono segnali di un possibile riavvicinamento.

La situazione dei diritti LGBTQIA+ in Corea del Sud

Baristi robot, icone pop virtuali e macchine volanti: la Corea del Sud si presenta al mondo come una delle nazioni più avanzate sotto innumerevoli punti di vista. Un elemento che rende ancora più incomprensibile il divario tra il progresso tecnologico e l’arretratezza sul piano dei diritti civili, in particolare quelli legati alla comunità LGBTQ+, la cui piena inclusione è ancora lontana dall’essere riconosciuta e tutelata.

A oggi, le unioni civili non sono neanche prese in considerazione, e il matrimonio tra persone dello stesso sesso rimane illegale. La Corea del Sud, insieme al Giappone, rimane uno dei pochi paesi membri dell’OCSE a non avere una legislazione che protegga esplicitamente dalle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, mancanza che riflette il clima sociale fortemente conservatore.

L’ultimo sondaggio del Pew Research indica infatti che solo una minoranza della popolazione – meno del 40% – sostiene il matrimonio egualitario, e solo un sudcoreano su otto dichiara di conoscere personalmente una persona gay o lesbica.

Molti membri della comunità LGBTQ nel paese vivono nascosti, spesso vittime di stigma, discriminazione e censura. Un rapporto recente di Human Rights Watch ha evidenziato il bullismo diffuso contro le minoranze sessuali in Corea del Sud, titolando emblematicamente: “Mi consideravo difettoso”.

Come spesso accade, tuttavia, la visibilità di storie come quella di Kim e So, potrebbe contribuire a cambiare la percezione pubblica. In altre nazioni, le battaglie legali vinte dalle coppie omosessuali hanno spesso anticipato cambiamenti sociali e culturali di più ampio respiro.

L* attivist* per i diritti LGBTQ+ vedono infatti in questa vittoria un punto di partenza verso l’agognato riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso e, in ultima analisi, del matrimonio egualitario.Grazie a questo piccolo ma fondamentale passo, il sogno di una piena uguaglianza appare oggi un po’ più vicino, non solo per loro, ma per l’intera comunità LGBTQ+ della Corea del Sud.

© Riproduzione riservata.

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