Presentato alla 74esima edizione della Berlinale nella sezione Panorama, dove ha vinto il secondo premio del Panorama Audience Award nonché il Teddy award della giuria, il bellissimo Crossing di Levan Akin, regista di And then we danced, candidato svedese all’Oscar per il Miglior film internazionale nel 2019, ha strappato commossi applausi al Lovers Film Festival 2025, seppur non in concorso.
Crossing di Levan Akin, la trama

Presentato da Andrea Occhipinti per Lucky Red, Crossing è un atipico road movie che ha come protagonista Lia (un’eccezionale Mzia Arabuli), insegnante in pensione che dalla Georgia si mette in viaggio verso Istanbul insieme ad un poco affidabile giovane appena incontrato per esaudire l’ultimo desiderio della sorella: ritrovare Talka, la figlia perduta, cacciata di casa perché trans. L’incontro con un’avvocata che si batte per i diritti LGBTQIA+ le farà scoprire un mondo nuovo, aprendole gli occhi ad una realtà che mai aveva realmente conosciuto.
Tra Georgia e Turchia, accettazione e dignità trans

È un’opera seconda di rara potenza emotiva questo Crossing, film che necessiterebbe di una distribuzione cinematografica nazionale per il tema trattato e per la delicatezza con cui affronta una tragica realtà omotransfobica che ancora oggi coinvolge tanto la Georgia, dove il film non è mai uscito e mai potrà uscire a causa dei divieti alla cinematografia LGBTQIA+, quanto la Turchia di Erdogan.
La Lia di Mzia Arabuli, dai lineamenti così duri, segnati dalla vita, abbandona la propria città natale e la propria casa per mettersi alla ricerca di una nipote che non vede da anni, in una città da 16 milioni di abitanti, senza conoscerne la lingua. Una sfida apparentemente impossibile che diventa un inno all’accettazione, alla solidarietà, intrecciando storie e personaggi tanto diversi, in una città che è Capitale multiculturale.
Akin guarda al neorealismo italiano per raccontare i bambini orfani e le prostitute trans di Istanbul, attraverso gli occhi di una donna georgiana che lentamente si apre al mondo, sciogliendosi al cospetto di anime con una profonda dignità, gentilezza e rispetto dell’altro. Il rapporto con Achi, ragazzo abbandonato dai propri genitori che vuole scappare dalla Georgia trovando fortuna in Turchia, si fa lentamente materno, attraverso piccoli gesti, incomprensioni e riconciliazioni, sorrisi, balli sfrenati e briciole d’affetto, tra due persone drammaticamente sole che si sono imprevidibilmente trovate. Segnando l’esistenza altrui.

Levan Akin si concede primi piani struggenti, su occhi che trasudano dolore e rispettabilità, amore e rimpianti, in una Istanbul in cui l’umanità delle sue protagoniste trans non risulta mai manipolata, forzatamente drammatizzata, ma semplicemente rappresentata. L’Evrim della debuttante Deniz Dumanli, avvocatessa trans che lotta per i diritti, è in tal senso un personaggio solo apparentemente secondario, perché in grado di esplicitare sicurezza, serenità, squarci di luce in un mondo che tende sempre più a marginalizzare, umiliare e criminalizzare un’intera comunità.
Attraverso una narrazione frammentata, che intreccia vite e vicissitudini, Crossing si fa messaggio di speranza e redenzione, seguendo come un’ombra questa granitica pensionata in un viaggio emozionale che Akin riesce straordinariamente a gestire con un finale aperto che diventa ponte tra desiderio, volontà, orgoglio e realtà.
