Europee 2024, intervista ad Alessandro Zan: “Faremo l’Europa più politica, Meloni come Orban, Vannacci come il Ku Klux Klan”

"Serve un'Europa più politica che faccia avanzare tutti gli Stati verso una pari dignità di tutti i cittadini europei".

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Alessandro Zan PD Elezioni Europee
Alessandro Zan PD Elezioni Europee
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Deputato della Repubblica Italiana dal 2013, Alessandro Zan è stato candidato nelle liste del PD per le elezioni europee dell’8-9 giugno nelle circoscrizioni nord-est e nord-ovest, unico nome presente in due collegi, ad esclusione della segretaria Elly Schlein.

Dopo le candidature apertamente LGBTI+ di Monica Romano, candidata Pd, Barbara Masini, candidata di Azione, e di Carolina Morace, candidata M5S, abbiamo parlato anche con Alessandro Zan.

Alessandro Zan a Milano - Elezioni Europee
Alessandro Zan a Milano – Elezioni Europee

Partiamo da una doverosa precisazione. Dovessi essere eletto lascerai il Parlamento italiano per l’Europarlamento? E se sì, perché, a meno di due anni dall’insediamento del governo Meloni?

“Assolutamente sì, se dovessi essere eletto andrei a Bruxelles perché c’è bisogno di più Europa in questo momento, soprattutto perché l’Italia sta attraversando un rischio di deriva illiberale con un governo che vede intellettuali, attivisti, scrittori e giornalisti liberi come nemici. L’Europa diventa un argine fondamentale per frenare questi tentativi di limitazione degli spazi democratici in questo Paese e di negazione di diritti fondamentali”.

Possiamo quindi dire che in questo momento storico Bruxelles conta più di Roma?

“Possiamo essere più utili a Bruxelles per cercare di costringere l’Italia a fare passi in avanti nella direzione di un’emancipazione, di un riconoscimento pieno dei diritti delle persone. I nazionalisti, da Orban fino a Vox, vorrebbero tutti distruggere pian piano l’Europa e agire indisturbati nei propri Stati”. “Ed è per questo motivo che Giorgia Meloni vuole il premierato, per copiare esattamente quello che ha fatto Orban in Ungheria. La limitazione del pluralismo dell’informazione, l’occupazione militare della Rai, l’attacco alla sanità pubblica, l’attacco al lavoro, l’attacco ai diritti delle persone. Penso all’inserimento delle associazioni antiabortiste nei consultori pubblici, alla guerra nei confronti delle famiglie arcobaleno, dove anche se i tribunali riconoscono i pieni diritti di quelle famiglie, il governo giorno dopo impugna quelle sentenze. Prosegue una guerra ideologica nei confronti dei figli delle coppie omogenitoriali e della comunità LGBTQIA+”.

Tra i candidati del Pd ha fatto non poco clamore la presenza di Marco Tarquinio, negli anni dichiaratamente contrario all DDL Cirinnà, alla tua legge contro l’omobitransfobia, alla GPA, al matrimonio egualitario, alla trascrizione dei figli nati all’estero da coppie dello stesso sesso. Che c’entra Tarquinio con il Pd?

“Innanzitutto Tarquinio non è del Partito Democratico. È indipendente, la sua candidatura è stata inserita per le sue prese di posizione pacifiste e sui migranti. Io non condivido nulla con Tarquinio sul tema dei diritti civili, del diritto all’aborto e soprattutto questa non è la linea del Pd, che è chiara, chiarissima. Il Pd sta dalle parte delle donne, del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, della piena autodeterminazione dei corpi, dei diritti dei cittadini e delle cittadine LGBTQIA+, a partire dal matrimonio egualitario, dal riconoscimento dei figli alla nascita dei figli delle famiglie arcobaleno e dall’adozione per le coppie dello stesso sesso e per i single. Questa è la linea Partito Democratico”.

Proprio per questo motivo stride la candidatura di un uomo che dice tutt’altro, l’elettore medio si domanda cosa succeda e per quale motivo sia stato candidato.

“Sì è vero, ma ripeto la candidatura di Tarquinio è legata ai temi del pacifismo, è stata inserito nelle liste solo per questo motivo. Quello che ha espresso sul tema dei diritti non corrisponde al programma del Partito Democratico”.

Mentre si discuteva di Tarquinio, si è scritto che tu avresti consigliato alla segretaria Elly Schlein un passo indietro nei confronti della sua candidatura. È andata così?

“Non ho condiviso quella candidatura, ma in un partito plurale che non è una caserma ma che tiene conto di tante sensibilità alla fine si è deciso per la candidatura. Ma ribadisco, non c’entra niente con la linea chiara del Pd sui diritti”.

La Lega potrebbe catapultare in Europa il generale Vannacci, che continua a reti unificate a definirci anormali. Perché la sua candidatura si può definire pericolosa?

“È pericolosa perché esprime dei concetti e delle idee che sono quelle del Ku Klux Klan, dei suprematisti bianchi, che si pongono fuori dalla nostra Costituzione. Quando Vannacci dice che le persone omosessuali non sono normali, ribadendo che l’omosessualità sia una scelta, significa che guarda in modo subdolo alle terapie riparative che tanti danni hanno causato nei confronti di tante ragazze e tanti ragazzi, costretti dai genitori e dalle famiglie a subire questa violenza, questa forma di tortura, che ha portato anche tante persone al suicidio. Ed è per questo che un’altra delle nostre proposte di legge è il bando totale di ogni terapia riparativa”. “Oltretutto quello che dice Vannacci infanga la divisa che indossa, il nome dell’esercito”.

Ma è possibile che gli elettori moderati della Lega, pensando soprattutto alle circoscrizioni nord-ovest e nord-est, possano votare un personaggio simile?

“Questo non lo so, però c’è una grande responsabilità politica di Salvini nell’aver candidato tale personaggio omofobo, maschilista e sessista, tanto da metterlo capolista nella circoscrizione centro. Di solito se lo metti capolista significa che quella candidatura rappresenta l’intero partito. Probabilmente lo ha fatto per salvare la propria poltrona, preso dalla disperazione di raccattare qualche consenso in più, solleticando i bassi istinti di una parte della società, ma andando contro i dirigenti del suo stesso partito. C’è il rischio di un boomerang. Speriamo che gli elettori siano ragionevoli nel non votarlo, perché una persona così in Europa sarebbe davvero pericolosa”.

@alessandro_zan 5 pericolose fake news di Giorgia Meloni contro la comunità lgbtqia+ #perte #neiperte ♬ suono originale – alessandro zan

Mai come in questa occasione l’Europarlamento rischia di virare verso l’estrema destra. A quali conseguenze potremmo andare incontro?

Che finisca l’Europa, perché le destre nazionaliste hanno tutto l’interesse di depotenziare il progetto europeo e di integrazione europea, per far diventare l’Europa una semplice zona commerciale dove si erogano i fondi di coesione. E niente di più. Sono invece fermamente convinto che questa legislatura debba essere una legislatura costituente, dove il processo all’integrazione si accelera e dove si possa arrivare ad una politica con un fisco comune, con una politica estera comune che parli una sola voce autorevole, forte, di fronte ai tanti conflitti, alle tante guerre. Che abbia un’unica voce per imporre diritti e libertà individuali, perché non è accettabile che io come cittadino italiano abbia meno diritti di un cittadino francese, di un cittadino spagnolo o di uno tedesco. Serve un’Europa più politica che faccia avanzare tutti gli Stati verso una pari dignità di tutti i cittadini europei“.

Esiste la possibilità che Renew Europe con M5S, Italia Viva e +Europa voti una maggioranza con il  Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei di Meloni escludendo i SocialDemocratici?

“No, lo escludo. L’unica possibilità potrebbe essere una saldatura tra l’ultradestra di Giorgia Meloni e il Partito Popolare Europeo, che riproporrebbe pari pari in Europa il centrodestra italiano che governa in questo momento. Praticamente un disastro”.

Per quanto anche loro neghino. Tajani di Forza Italia ha più volte smontato questa possibilità, per quanto sia al Governo con la destra di Giorgia Meloni.

“Esatto, è una contraddizione bella e buona. Pura ipocrisia”.

Se dovessi diventare eurodeputato, quali sarebbero le prime principali battaglie che proveresti a proporre e/o a sostenere?

Sarebbero battaglie per riconoscere gli stessi diritti a tutti i cittadini europei. Ovviamente serve coraggio, perché per rafforzare il processo di integrazione c’è bisogno di coraggio da parte degli Stati membri. Penso che si debba agire come si è agito con l’euro: chi ci sta all’inizio, costituisce a cerchi concentrici l’Europa tra gli Stati che vogliono rafforzare l’unione, poi pian piano si possono aggiungere anche gli altri  Stati in tempi successivi, perché altrimenti si rischia di non fare nulla, si rischia di continuare con un’Europa dei diritti, con un’Europa di egoismo di Stato. Noi dobbiamo fare un’Europa politica proprio per riconoscere i diritti a livello europeo e non a livello dei singoli Stati. Questo deve essere il salto di qualità che l’Europa deve fare, io lavorerò proprio per andare verso questa direzione“.

 

 

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