Il 16 febbraio del 1997 andava in onda negli States “Homer’s Phobia“, quindicesimo episodio dell’ottava stagione dei Simpson ideati da Matt Groening, con l’omofobia al centro del racconto. All’epoca Will and Grace non aveva ancora visto la luce, così come Ellen DeGeneres non aveva ancora fatto coming out, tanto nella vita reale quanto in tv con il suo alter-ego da sit-com.
Ecco perché Homer’s Phobia infranse un tabù di non poco conto, diventando da subito uno degli episodi più visti, amati e premiati della quarantennale storia dei Simpson.
Fu il primo episodio scritto da Ron Hauge e diretto da Mike B. Anderson. George Meyer propose “Bart l’omosessuale” come idea iniziale, mentre gli showrunner Bill Oakley e Josh Weinstein stavano progettando una puntata in cui Lisa “scopre le gioie del camp”. Oakley e Weinstein combinarono le due idee, dando vita a “La fobia di Homer“. Inizialmente, il censore della Fox ritenne l’episodio inadatto alla messa in onda a causa del contenuto ritenuto all’epoca “controverso”, con il leggendario regista John Waters guest star, chiamato a doppiare il personaggio gay di John, proprietario di un negozio che vende oggetti kitsch.
L’omofobia di Homer, la trama
Inizialmente Homer stringe amicizia con John, fino a quando Marge gli fa notare la sua omosessualità. E Homer impazzisce. L’omofobia del padre di famiglia dilaga, temendo che Bart possa diventare gay nel frequentare John. Per “guarirlo” costringe suo figlio a fare attività ipermascoline, pensando che tutto ciò possa riportare Bart sulla via dell’eterosessualità. Homer porta Bart in mezzo ad un autostrada a fissare per oltre due ore un cartellone pubblicitario di sigarette raffigurante donne vestite in modo succinto, con il bambino che reagisce desiderando ardentemente le sigarette slim, considerate effeminate perché destinate alle signore. Disperato, Homer trascina Bart in un’acciaieria, per fargli vedere il lavoro duro, da uomini veri. Tuttavia, i lavoratori dell’acciaieria sono uomini gay effeminati, con una scena epocale in cui Homer grida disperato mentre attorno a lui l’acciaieria si trasforma in una discoteca queer chiamata “The Anvil“, tra luci laser, cubi e Gonna Make You Sweat (Everybody Dance Now) a tutto volume. Convinto da Moe e Barney, Homer si gioca la carta finale, ovvero portare Bart a caccia di cervi. “Non è troppo gay andare in un bosco, tra soli uomini, a passare la notte?”, si domanda l’inconsapevole Bart, con Homer imbarazzato dal quesito e costretto ad un ulteriore piano B, perché a Springfield i cervi non esistono più da quando l’erba sintetica ha preso il sopravvento. Moe e Barney portano così Homer e Bart in un vicino parco divertimenti a tema natalizio, con l’idea di sparare alle renne. Ma quest’ultime attaccano violentemente i tre improvvisati cacciatori, con Moe e Barney terrorizzati e in fuga con la coda tra le gambe. A salvare Homer e Bart, alla fine, sarà proprio John, l’omosessuale da cui Homer voleva fuggire, perché ambiguo e contronatura, tanto da fargli capire quanto avesse sbagliato ad avere simili preconcetti e chiusure mentali. Mentre John accompagna tutti a casa, Homer si rivolge così a Bart: “Qualunque sia il modo in cui tu decida di vivere la tua vita, per me va più che bene“. Bart è confuso da quelle parole finché Lisa non gli spiega, con suo grande stupore, che Homer pensa che sia omosessuale.
L’iniziale censura della Fox
Inizialmente Fox si oppose alla messa in onda di “Homer’s Phobia“. All’epoca la sceneggiatura di un episodio veniva prima inviata alla “censura” e poi rispedita via fax con un elenco di battute e parole da sostituire. Questo episodio tornò indietro con due pagine di note su quasi ogni singola battuta. I censori dichiararono di non gradire l’uso della parola “gay”, né la discussione sull’omosessualità, e conclusero con un paragrafo che affermava che “l’argomento e la sostanza di questo episodio sono inaccettabili per la trasmissione”. L’intero episodio fu considerato “problematico”, ma quando l’animazione fu conclusa l’allora presidente della Fox era stato appena licenziato, con annessa sostituzione dei censori. I nuovi censori replicarono con una sola riga: “accettabile per la trasmissione“. Il resto è storia del piccolo schermo.
Genesi di una puntata cult
La memorabile scena dell’acciaieria fu scritta da Steve Tompkins. Inizialmente si era ipotizzato che Homer e Bart incontrassero degli scaricatori di porto, ma l’animazione del carico delle navi sarebbe stata troppo impegnativa, quindi si virò verso l’acciaieria. Tompkins scrisse anche un differente terzo atto, che non venne mai prodotto. Invece di andare a caccia di cervi e finire al “Villaggio di Babbo Natale”, Homer, Bart, Barney e Moe tornano all’acciaieria. Qui Homer tenta di dimostrare la propria eterosessualità organizzando una gara con alcuni operai, ma l’idea venne abbandonata perché gli sceneggiatori ritennero che non aggiungesse nulla alla trama.
L’episodio presenta numerosi riferimenti culturali. La canzone “Gonna Make You Sweat (Everybody Dance Now)” dei C+C Music Factory viene riprodotta due volte, ovvero quando l’acciaieria si trasforma in una discoteca e durante i titoli di coda. In una scena Bart balla “The Shoop Shoop Song (It’s in His Kiss)” con una parrucca scura da donna facendo la parodia di Christina Ricci nel film Sirene, nella cover reinterpretata da Cher. Quando John fa il suo ingresso in scena sullo sfondo c’è un fenicottero rosa di plastica, chiaro riferimento al film Pink Flamingos di John Waters. L’auto di John suona il clacson con la prima strofa di “Somewhere Over The Rainbow” da Il mago di Oz, in omaggio alla madre di tutte le icone gay, Judy Garland.
I Simpson e la comunità LGBTQIA+
L’episodio vinse l’Emmy Award come Miglior Programma Animato nel 1997, mentre Mike Anderson vinse l’Annie Award per la miglior regia di un episodio tv animato. La Gay and Lesbian Alliance Against Defamation definì la puntata “un brillante esempio di come portare in televisione rappresentazioni intelligenti, corrette e divertenti della nostra comunità“, conferendogli il GLAAD Media Award per il miglior episodio tv dell’anno. Homer’s Phobia non fu la prima puntata dei Simpson con una chiara rappresentazione LGBTQIA+. Nell’episodio del 1990 “Simpson e Dalila“, il personaggio di Karl (doppiato da Harvey Fierstein) bacia Homer, mentre Waylon Smithers è da sempre innamorato del suo capo, Montgomery Burns, inizialmente in modo allusivo e poi sempre più apertamente. Proprio in Homer’s Phobia Waylon compare per pochi secondi, infuriato con John perché gli ha dato buca per uscire con Marge, spacciandola per sua madre. La fobia di Homer fu comunque il primo episodio dei Simpson a ruotare interamente attorno a tematiche omosessuali, seguito da puntate come “Three Gays of the Condo” (2003) e “There’s Something About Marrying” (2005), con il primo matrimonio egualitario celebrato a Springfield proprio da Homer e il leggendario coming out di Patty Bouvier, sorella di Marge.
Nel 1998, TV Guide inserì Homer’s Phobia nella lista dei dodici migliori episodi di sempre dei Simpson, mentre Entertainment Weekly lo ha classificato tra i 25 migliori episodi. Nel 2003 USA Today lo ha piazzato al decimo posto. Quando I Simpson sono sbarcati in streaming su Disney+ nel 2019, l’ex sceneggiatore e produttore esecutivo Bill Oakley ha definito proprio questo come uno dei migliori episodi classici dei Simpson da guardare sulla piattaforma. Nel luglio 2021 Cathal Gunning di Screen Rant ha elogiato Homer’s Phobia perché riuscito a dare forma ad un’autentica “normalizzazione dei personaggi LGBTQ+”, in quanto per la prima volta non “trattava il suo primo personaggio apertamente gay come una barzelletta ambulante“. Un episodio “rivoluzionario“, perché a finire ridicolizzata fu la paura di Homer di un uomo gay, piuttosto che il personaggio doppiato da John Waters, sfottendo visibilmente l’ipermascolinità ostentata da Homer e dai suoi amici.
Passati quasi 30 anni, “La fobia di Homer” (disponibile su Disney+ anche in Italia) è ancora oggi incredibilmente divertente e drammaticamente attuale, perché l’idea che una persona LGBTQIA+ possa in qualche modo ‘infettare’ i bambini ha ripreso vergognosamente forza, con leggi fasciste diventare realtà in Russia, Ungheria, in alcuni Stati d’America e quella invenzione chiamata “propaganda gender” arrivata fino al Parlamento nostrano grazie al governo Meloni.



