Forza Italia vuole dividere la comunità LGBIAQ dalla comunità T, ma noi “Insieme siamo partite, insieme torneremo”

Parigiani, portavoce del Movimento Identità Trans: "Faccio un appello a quella parte cisgender della comunità LGBTQIA+"

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La nuova Forza Italia "liberal" voluta dai Berlusconi vuole dividere la comunità LGB da quella T?
La nuova Forza Italia "liberal" voluta dai Berlusconi vuole dividere la comunità LGB da quella T?
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È possibile concepire un movimento LGBIAQ escludendo la componente T? Da tempo, l’acronimo che rappresenta identità e orientamenti non allineati al modello eterocisnormativo si è arricchito, includendo una gamma sempre più ampia di realtà.

Le lotte della comunità LGBTQIA+ si intrecciano sempre più con quelle del transfemminismo, delle libertà individuali come l’eutanasia e l’interruzione di gravidanza, della lotta alla cultura abilista, delle battaglie per ridurre l’impatto ambientale degli umani, acquisendo una natura progressivamente intersezionale.

Abbiamo riportato la sorprendente svolta “liberal” di Forza Italia, partito della coalizione di governo che fino ad ora non ha esitato a sostenere la retorica e le azioni fortemente discriminatorie della maggioranza composta anche da Fratelli d’Italia e Lega di Salvini.

A ipotizzare, nel breve periodo, una proposta sul matrimonio egualitario è Stefano Benigni – deputato forzista – responsabile però anche della mozione anti-trans che vorrebbe un monitoraggio più stretto sui percorsi di affermazione. La doppia azione di Benigni giunge dopo la direzione politica teorizzata da Marina e Piersilvio Berlusconi, entrambi mittenti nelle ultime settimane di un invito a dare una svolta liberal sui diritti al partito governato da Antonio Tajani. Forza Italia è infatti velatamente accusata dagli stessi Berlusconi – che ne detengono una consistente quota di debito finanziario pari a circa 90 milioni di euro – di non essere abbastanza chiara nella difesa dei diritti civili, inclusi quelli LGBTI+.

Ma quello dei Berlusconi e di Forza Italia è un bluff? In attesa di verificare se il partito di Tajani, ad oggi stampella di un governo di estrema destra marginalizzato dall’Unione Europea, concretizzerà la sua timida e per ora soltanto annunciata svolta liberal, all’orizzonte si intravvede un risvolto insidioso per la comunità LGBTIAQ+ italiana: dividere le richieste politiche, separando i bisogni della popolazione cisgender della comunità, da quelli della sua componente transgender.

“Mentre è in corso uno dei più gravi attacchi politici alla comunità trans, uno dei mandanti di quegli attacchi, Forza Italia, ha dichiarato di voler depositare a settembre una nuova legge per il matrimonio egualitario – denuncia Roberta Parigiani, portavoce del Movimento Identità Trans, in un post su Instagram – Il privilegio cisgender è purtroppo anche questo, che chi da un lato propone leggi a tutela della comunità LGB, dall’altro sfera pugnalate contro la comunità T”.

Con privilegio cisgender si intende quell’insieme di vantaggi sociali, economici e politici di cui godono le persone il cui genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita, rispetto a chi non si identifica in tale categoria.

Le persone cisgender — anche se gay, lesbiche, bisessuali, asessuali o queer — non affrontano le stesse forme di discriminazione, pregiudizio e violenza che colpiscono le persone transgender e non binarie. Discriminazione, pregiudizio e violenza che oggi si manifestano, più che mai, nella delegittimazione dell’esistenza stessa delle persone trans* da parte delle estreme destre ultraconservatrici, come Parigiani stessa ci aveva spiegato in una intensa intervista di poche settimane fa. Così la portavoce del M.I.T.:

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“Se non esistiamo nel quadro legale, diventiamo invisibili anche nei sistemi di assistenza sanitaria e nelle politiche pubbliche, perpetuando un circolo vizioso di esclusione e marginalizzazione”

Le persone cisgender all’interno della comunità LGB che non riconoscono il proprio privilegio e non agiscono di conseguenza, rischiano dunque di perpetuare l’esclusione e l’oppressione all’interno della stessa comunità, accettando compromessi che sembrano ragionevoli solo in superficie, ma che in realtà contribuiscono a creare divisioni all’interno del movimento.

L’introduzione del matrimonio egualitario risolverebbe numerose problematiche affrontate dalle coppie omosessuali nella costruzione di una famiglia, così come per le famiglie arcobaleno, che attraverso una simile riforma potrebbero finalmente ottenere il riconoscimento automatico dei diritti genitoriali sui propri figli. Tuttavia Parigiani mette in guardia dalla possibile divisione che si potrebbe creare all’interno della comunità LGBTIAQ+. Secondo la portavoce del Movimento Identità Trans la strada giusta è quella di non lasciarsi ingannare.

“Faccio un appello a quella parte cisgender della comunità LGBTQIA+. Se davvero siete alleate, se davvero siamo comunità, da oggi in poi rinunciate, contestate, rifiutate ogni legge anche a vostra tutela finché contemporaneamente non verrà discusso una nuova legge a favore dei percorsi di affermazioni di genere. Com’è che si diceva? Insieme siamo partite, insieme torneremo”. 

Parigiani fa riferimento alla vecchia legge 164 approvata nel 1982, con la quale ad oggi l’Italia affronta il percorso di affermazione di genere delle persone che ne fanno richiesta. Una legge vetusta, inappropriata, vergognosamente vessatoria verso le persone T, costrette a sottoporsi a un percorso patologizzante, costrette a intraprendere passaggi psichiatrici e chirurgici, costrette al vaglio giudicante di commissioni che decidono per il loro corpo e per la loro identità.

Davvero la comunità LGBTIAQ+ italiana può accettare proposte di legge sul matrimonio egualitario da chi vorrebbe invisibilizzare le persone transgender e non binarie?

È quello su cui scommette la Forza Italia invocata dai Berlusconi, e con loro quell’area sedicente liberal, che vede possibili protagonisti anche attivisti un tempo unitari rispetto alla vocazione politica della comunità, come Paola Concia.

 

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