Anche il Pride des Banlieues è stato una tappa della straordinaria mobilitazione che ha fatto vivere a migliaia di persone la campagna elettorale contro il Rassemblement Nationale come una necessità politica e al tempo stesso come un momento di socialità “movimentista”. L’ appuntamento era ovviamente già fissato ( a sabato 22 giugno) come anche, per pura coincidenza, il grande Pride più centrale e tradizionale, ovvero la Marche des Fiertès, che si svolgerà sabato 29 giugno e sarà di fatto l’ultima grande manifestazione di piazza contro la destra, alla vigilia del primo turno delle legislative, di domenica 30 giugno.
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Il Pride des Banlieues è una manifestazione particolare, probabilmente unica nel suo genere in Europa, incentrata sulle minoranze queers dei quartieri popolari, prevalentemente immigrati. In Italia vediamo negli ultimi anni qualcosa per certi versi simile con i cosiddetti pride antagonisti.
Pride des Banlieues è nata nel 2019 a Saint Denis, dopo che l’ Associazione Civica “Saint Denis nel cuore” aveva incontrato difficoltà a intraprendere iniziative contro l’omofobia nelle scuole. Hanno lanciato il cuore oltre l’ostacolo cominciando a organizzare la manifestazione di giugno e, dopo gli anni Covid, il Pride des Banlieues (delle Periferie) è diventato un appuntamento politico.
Nell’attivismo dei gruppi e dei collettivi che promuovono l’iniziativa c’è molta elaborazione intellettuale.
“Dobbiamo essere capaci di riconoscere le realtà multiple e interconnesse dell’oppressione… Siamo le minoranze etniche, le trans, i/le migranti, le femministe, i gay e le lesbiche, i poveri. I capri espiatori per mascherare i veri mali della nostra società : il razzismo, il patriarcato, la precarietà.”
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Dalla stazione di Courneuve, la cittadina che quest’anno ha ospitato questo Pride, è partito un corteo militante e festoso, senza carri, particolarmente animato da vivacissime ragazze nere, tutto slogan canzoni ritmate tamburi. Dalle finestre delle case più o meno popolari si affacciavano incuriosite le famiglie degli immigrati. Difficili da riportare gli slogan complicati dagli scioglilingua francesi ma evidentemente presenti molti temi dalla identità di genere ai permessi di soggiorno dall’accesso alla casa alla fecondazione artificiale. Commovente il cartello Nous sommes le monde, con tutti colori del Pride.
@pridedesbanlieues [⚠️TW : fausse exécution] Merci a toustes ❤️🔥Participant.e.s, collectifs, associations, bénévoles… pour cette Pride des Banlieues 2024 ✨🏳️🌈🏳️⚧️ On était 17 500 à marcher contre la récupération de nos luttes par l’extrême-droite ! La lutte continue !! #pridedesbanlieues #pridemonth #pride #lgbt ♬ this is what space feels like – JVKE
Come dire “noi veniamo da tutto il mondo” e anche “noi siamo la storia che avanza”. Ma il confronto ravvicinato con la Francia conservatrice e reazionaria non c’è, la base elettorale di Bardella e Le Pen è altrove, lontana ed enorme. Non c’è neanche un punto specifico di conflitto diretto al momento col mondo Lgbt, c’è piuttosto coi migranti, ovviamente.
Ma in casi di ballottaggio diretto tra sinistra e destra, Attal, primo premier francese apertamente omosessuale, insieme agli altri sostenitori del Presidente Macron difficilmente appoggerà gli stessi candidati appoggiati dalle ragazze nere del Pride delle Banlieues.
Paolo Hutter

In pratica non si puo' scrivere che il maggiore problema e' l'Islam.