Ghana, ad Accra arriva il summit africano delle destre omofobiche: avanza la legge anti-LGBTIQ+

A maggio 2026 il Ghana ospita la quarta Conferenza interparlamentare africana su famiglia e sovranità, finanziata da gruppi della destra radicale USA. Sullo sfondo, una legge che criminalizzerebbe associazioni, advocacy e visibilità queer.

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Ad Accra, tra il 27 e il 30 maggio 2026, si terrà la quarta Conferenza interparlamentare africana su famiglia e sovranità. La scelta del Ghana come sede non è casuale. È un segnale politico preciso: il paese, che sta discutendo una delle leggi anti-LGBTIQ+ più repressive del continente, diventa il nuovo hub di un’offensiva coordinata che ha origini ben oltre l’Africa (ne avevamo scritto nel maggio 2025).

Il format della conferenza è rodato. Le edizioni precedenti si sono tenute in Uganda, l’ultima nel maggio 2025, aperta dal presidente Yoweri Museveni e dalla first lady Janet Museveni — e hanno visto la speaker del parlamento ugandese Anita Among esortare le istituzioni africane a “difendere i valori del continente” contro quelle che ha definito “distorsioni culturali“.

La sostanza era più concreta: presentare la legge anti-omosessualità dell’Uganda come modello esportabile nel resto dell’Africa.

Il legame con la destra radicale statunitense è documentato: gruppi come Family Watch International finanziano e supportano da anni le campagne africane contro i diritti LGBTIQ+ e i diritti delle donne. Non è una coincidenza che la reintroduzione del disegno di legge ghanese in parlamento, avvenuta il 17 febbraio 2026, sia arrivata pochi giorni dopo un incontro tra parlamentari ugandesi e ghanesi.  Il secondo vicepresidente del parlamento ghanese, Andrew Asiamah Amoako, aveva commentato senza ambiguità: “Siamo qui per raccogliere il testimone che l’Uganda ha avviato qualche anno fa“. La legge ugandese è tra le più feroci del mondo, recentemente raggiunta da quella del Senegal approvata l’11 marzo 2026.

L’obiettivo dichiarato del summit di maggio è posizionare la legge ugandese del 2023 come modello per le altre nazioni africane, accelerando così l’iter del disegno di legge ghanese.

La velocità con cui questi provvedimenti avanzano nei parlamenti africani è, secondo molte analiste, essa stessa una prova del finanziamento e dell’organizzazione transnazionale (estreme destre occidentali insieme a Rusisia e Cina) che li sostiene.

Dove siamo con la legge ghanese

In Ghana l’Human Sexual Rights and Family Values Bill ha una storia parlamentare tormentata. Presentato per la prima volta nel 2021, è stato approvato dal parlamento ghanese nel febbraio 2024, ma è decaduto senza la firma dell’allora presidente Akufo-Addo, che aveva dichiarato di non voler far arretrare il paese sui diritti umani.

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Con il cambio di governo, il quadro è cambiato radicalmente. Nel novembre 2025, il presidente John Dramani Mahama ha annunciato pubblicamente che firmerà il testo se il parlamento lo approverà.

Il disegno è stato formalmente reintrodotto il 17 febbraio 2026 nei calendari parlamentari, ed è ora in fase di consultazione pubblica: i cittadini e le organizzazioni possono inviare osservazioni scritte fino al 20 marzo all’indirizzo [email protected].

Il provvedimento non si limita a criminalizzare le relazioni tra persone dello stesso sesso, già tecnicamente illegali in Ghana, ma colpisce qualsiasi forma di promozione dell’identità queer, con pene che vanno da sei mesi a tre anni di carcere. Associazioni, advocacy, visibilità: tutto diventerebbe fuorilegge.

L’Africa sotto pressione

Il Ghana non è un caso isolato. Come da sempre documentiamo su Gay.it negli ultimi anni, quella africana è una geografia dei diritti in mutamento: tra aperture giudiziarie e ritorni repressivi, tra capitali che depenalizzano e governi che inaspriscono le leggi sotto la spinta delle destre oltranziste occidentali e delle autocrazie di Russia e Cina.

Il Mali ha criminalizzato l’omosessualità nel novembre 2024, il Burkina Faso nel 2025. L’Uganda ha la sua legge draconiana dal 2023. In palese contrasto con le norme dell’Unione africana, 31 stati su 54 criminalizzano ancora le persone LGBTIQ+. Solo nel 2025 erano previste almeno sei conferenze tra Uganda, Sierra Leone, Ruanda e Ghana per diffondere la retorica anti-LGBTIQ+ nel continente.

 

Africa e diritti LGBTIAQ+: chi ha depenalizzato l’omosessualità

Non mancano, però, le eccezioni in controtendenza. La Namibia ha riconosciuto i matrimoni omosessuali contratti all’estero nel 2023, ha depenalizzato l’omosessualità nel 2024 e ha visto candidati apertamente LGBTIQ+ partecipare alle elezioni. Isole, in un mare che si fa sempre più ostile.

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