A due anni dall’approvazione della feroce Legge anti-LGBT in Uganda, Human Rights Watch denuncia un’ondata sistematica di violenze, arresti arbitrari, estorsioni e repressione nei confronti delle persone LGBT+. Nel rapporto pubblicato oggi 26 Maggio, intitolato “They’re Putting Our Lives at Risk: How Uganda’s Anti-LGBT Climate Unleashes Abuse” (Mettono a rischio le nostre vite: come il clima anti-LGBT in Uganda scatena abusi”) l’organizzazione internazionale documenta come la legge del 26 maggio 2023 abbia trasformato il Paese in un incubo legale e sociale per chiunque non rispetti la rigida eteronormatività di Stato.

Cosa dice la legge anti-LGBT+ dell’Uganda

La legge anti-LGBT+ approvata in Uganda nel 2023 è tra le più repressive al mondo: criminalizza l’omosessualità con pene fino all’ergastolo e prevede la pena di morte nei casi “aggravati”, come rapporti tra persone dello stesso sesso con minori o personesieropositive. Non è un caso che l’Iran, paese non laico a guida religiosa, abbia immediatamente fatto sentire il proprio supporto al paese centro-africano.
La legge, rispetto a una prima versione, era stata approvata con l’eliminazione dell’obbligo per parenti e amici di denunciare le persone LGBTQIA+. Le conseguenze della norma anti-omosessualità sono gravi anche sul fronte sanitario: secondo UNAIDS e altre agenzie, la legge compromette l’accesso alle cure HIV, alimentando stigma e discriminazione. Gli attivisti locali avevano avviato ricorsi legali, mentre l’Unione Europea e gli USA (di Biden) avevano condannato e sanzionato duramente il provvedimento. Anche la Banca Mondiale aveva fatto sentire la propria voce, minacciando lo stop ad alcuni flussi di finanziamenti previsti per il Paese, sollevando la reazione della Russia di Putin che immediatamente ha offerto al Presidente Yoweri Museveni il  proprio supporto finanziario e politico.

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Cosa dice il rapporto di HRW due anni dopo l’approvazione

Secondo il rapporto pubblicato oggi, la norma ha amplificato un clima già fortemente omofobico, alimentato da parlamentari, funzionari governativi, leader religiosi e media nazionali. La campagna d’odio non si è limitata alla propaganda: si è tradotta in aggressioni fisiche, bullismo e discriminazioni online, arresti e torture. In molti casi, le vittime hanno denunciato gli abusi alle autorità senza ottenere alcuna tutela, anzi, subendo ulteriori minacce e umiliazioni.

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Oryem Nyeko, ricercatore senior per l’Africa di HRW, parla senza mezzi termini di “decisione deliberata del governo ugandese di legiferare l’odio”. Secondo l’organizzazione, il governo ha addirittura incoraggiato l’uso di trappole via social e app di incontri per stanare persone LGBT+, che poi venivano arrestate o costrette a pagare per la propria libertà.

Il dossier si basa su 59 interviste condotte tra il 2022 e il 2025 con attivisti, giornalisti, politici, famiglie e persone LGBT+. Emergono testimonianze di minacce telefoniche, persecuzioni quotidiane e chiusure arbitrarie di ONG che offrivano supporto psicologico, sanitario e legale. Un attivista spiega:

Prima della leggericevevi minacce ogni tanto. Ma da quando è iniziato l’iter parlamentare, le chiamate sono diventate continue: ‘Sappiamo dove vivi. Sappiamo cosa fai’.”

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Nel 2024, la Corte Costituzionale ha confermato gran parte della legge, dichiarando incostituzionali solo alcune norme, come il divieto di accesso alle cure per le persone LGBT+ o l’obbligo di denunciare atti omosessuali. Ma il cuore della legge è rimasto intatto, così come la persecuzione che ne è seguita.

Human Rights Watch chiede l’abrogazione della Legge Anti-Omosessualità (Anti-Homosexuality Act) e delle norme del codice penale che criminalizzano le relazioni omosessuali, nonché l’adozione di una legge antidiscriminazione che tuteli ogni cittadino, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Il bigottismo legalizzato in Uganda – conclude Nyeko – non ha posto in una società che rispetta i diritti umani. È tempo che il Paese scelga un futuro di libertà e dignità per tuttə.” (gf)

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