La retorica omofoba e pronatalista, nascosta in bella vista. Potremmo riassumere così la vicenda di Gianfranco Amato, dal maggio di quest’anno consulente dell’assessorato alla Famiglia e alle Politiche Sociali in Sicilia per il governatore forzista Renato Schifani. Un ruolo istituzionale – pagato ben 10.400 euro al semestre – che l’ex avvocato sfrutta come piattaforma per la sua crociata ideologica antiabortista e contro la comunità LGBTQIA+.
Non siamo noi a dirlo: è lui stesso a definirsi orgogliosamente “omofobo” in un’intervista di qualche anno fa, se questo significa “considerare l’omosessualità un peccato, ritenere che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, credere nei precetti della Chiesa”. Sorprendentemente, non è questa la sua dichiarazione più controversa.
Eppure, in Italia sembra che calpestando i diritti umani e civili si faccia sempre più spesso carriera: oltre al suo ruolo istituzionale Amato sarà infatti ospite d’onore alla Festa dell’Amicizia, organizzata dalla Nuova Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, che si svolgerà dall’8 al 10 novembre a Ribera, in provincia di Agrigento. Un’ennesima piattaforma per le sue idee reazionarie e ultraconservatrici, e un invito criticatissimo dall’opposizione e dalle principali associazioni LGBTQIA+, che oggi chiedono la revoca del suo incarico. Ma partiamo dall’inizio.
Chi è Gianfranco Amato?
Prima di rivelare le sue affermazioni più spiazzanti, è però necessario fare un passo indietro per capire chi è Gianfranco Amato. Nato a Varese nel 1961 e laureato in Giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano, fu avvocato, attualmente sospeso dall’Ordine dal 2017, nonché una delle voci più controverse dell’ultraconservatorismo italiano nelle questioni legate alla bioetica e ai diritti civili.
Presidente dell’associazione “Giuristi per la Vita”, Amato si è specializzato in una peculiare forma di attivismo legale, dedicata alla “difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale” – insomma, pro-natalismo e anti-eutanasia – e contro qualsiasi apertura in tema di diritti riproduttivi o riconoscimento delle persone LGBTQIA+. Giuristi per la Vita offre tutela legale a “coloro che, per qualsiasi ragione connessa alla loro attività o alle loro convinzioni manifestate a favore della vita umana, fosse colpito da esposti, minacce, diffide, azioni giudiziarie, ecc. da parte di persone, enti pubblici o privati”.
Attivo anche nel mondo editoriale, Amato è autore di diversi libri e volto ricorrente su testate cattoliche come Avvenire, La Nuova Bussola Quotidiana e Il Timone, dove affina le sue riflessioni su un mondo sempre più minacciato, a suo dire, dal “pensiero unico” liberal-progressista. Le sue colonne trattano di morale, valori cristiani e della necessità di un “argine culturale” contro ogni istanza di modernità che possa, secondo la sua interpretazione, erodere i principi fondanti della famiglia e della fede.
È tuttavia nell’alleanza stretta con l’associazione Pro Vita & Famiglia che Amato mostra il lato più battagliero della sua missione, presente come relatore in numerosi convegni in Italia, da “Scegliamo la Vita” a eventi nelle più disparate città.
Criticando il DDL Zan, Amato dichiarò: “In famiglia non sarà più possibile affermare che l’omosessualità è un peccato o una condizione negativa“. Aggiungeva inoltre che “non è chiaro cosa si intenda per omofobia” e si soffermava sugli effetti pratici della fantomatica “teoria gender“, osservando bovinamente: “Se posso identificarmi come donna, perché non dovrei rivendicare il diritto alle quote rosa o poter accedere alla pensione anticipata?“.
La nomina di Gianfranco Amato e il suo ruolo nella Regione Siciliana
Nonostante il suo curriculum trasudi ideologia da tutti i pori, il governatore siciliano di centrodestra, Renato Schifani, non ha esitato ad offrire un ruolo tecnico ad Amato come consulente per la famiglia presso l’assessorato della Famiglia e Politiche Sociali della Regione Sicilia, a maggio di quest’anno.
Un’offerta accolta di buon grado dall’avvocato, che ha subito accettato una retribuzione semestrale di circa 10.400 euro. Con questa nomina, Amato è diventato presidente del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) dell’Osservatorio sulle Famiglie, organismo istituito a maggio 2023 su iniziativa dell’assessore regionale Nunzia Albano che mira a rafforzare il supporto alla famiglia “tradizionale”.
L’Osservatorio punta a infatti monitorare e incentivare la Legge 10/2003, promossa all’epoca da Totò Cuffaro. La normativa fu concepita per rafforzare i nuclei familiari tradizionali, e prevedeva vari strumenti di supporto come il bonus casa per le famiglie di nuova costituzione e misure di assistenza per la maternità e la vita nascente. Altri obiettivi della legge includono programmi di prevenzione contro la devianza e l’abbandono familiare, e promozione del ruolo educativo e sociale della famiglia. Tuttavia, nonostante le ambiziose finalità, la legge è rimasta in gran parte inapplicata per anni.
Gianfranco Amato, le affermazioni contro la comunità LGBTQIA+
La polemica ha luogo quando, quando – dopo l’annuncio della presenza di Amato alla Festa dell’Amicizia – alcune sue dichiarazioni contenute nel libro “Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida”, dove parla del fantomatico “problema dell’eterofobia”, hanno fatto il giro del web, grazie alla denuncia di alcuni colleghi.
Qui, Amato parla di un presunto “accanimento contro l’eterosessualità, che è la natura”. La comunità LGBTQIA+ vorrebbe dunque “creare una categoria privilegiata, esattamente come gli ebrei. Poi dovrai riconoscergli un privilegio perché sono stati perseguitati”. Una frase choc, antistorica e profondamente offensiva, che in un colpo solo riesce ad accorpare due minoranze marginalizzate, scagliandovisi conto.
Nel ribadire la propria posizione, l’avvocato però non solo difende le sue affermazioni come coerenti con i “principi della Chiesa cattolica”, ma dichiara apertamente di considerarsi un “omofobo”, rifiutando l’omosessualità come una parte legittima della società. Del resto, fu lui a definire Forza Italia un partito troppo “LGBTQIA+-friendly”.
Qui, commentava invece un’intervista del giornalista Simone Alliva, in cui parlava del proprio saggio “Caccia all’omo”.
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Dichiarazioni Gianfranco Amato, le reazioni della politica
Anthony Barbagallo, segretario del Partito Democratico in Sicilia, chiama in causa direttamente l’assessora Nuccia Albano e il presidente della Regione Renato Schifani,.
“Non è possibile pagare con risorse pubbliche chi, apertamente si dichiara omofobo e addirittura si permette di paragonare i gay agli ebrei, attaccando anche la teoria gender. Siamo di fronte ad una deriva discriminatoria che la Sicilia, da sempre terra della tolleranza, dell’integrazione e a favore dell’uguaglianza, non può e non deve permettersi”.
Anche Palmira Mancuso, coordinatrice di Più Europa Sicilia, si unisce alla richiesta di revoca
“È inammissibile che il governo regionale accetti e avvalli queste posizioni con un incarico retribuito e che il consulente possa addirittura utilizzare piattaforme pubbliche, come la festa dell’Amicizia organizzata dalla Nuova Democrazia Cristiana, per diffondere idee discriminatorie. La nostra Regione non può permettersi di cadere nelle derive ideologiche di chi disprezza l’uguaglianza e fomenta divisioni sociali”.
Le reazioni della comunità LGBTQIA+ alle dichiarazioni di Gianfranco Amato
Oltre alla politica, è anche la comunità LGBTQIA+ a mostrare la propria indignazione, criticando aspramente la decisione della Regione Siciliana di assegnare a una figura divisiva come Gianfranco Amato un ruolo di rilievo nella sfera pubblica.
“Conosco il lavoro di Gianfranco Amato dal 2015: in quegli anni girava l’Italia, invitato da gruppi di evangelici e gruppi di cattolici di estrema destra, per propagandare la bufala della ‘ideologia gender’ e dei supposti pericoli derivanti dall’affermazione dei diritti per le persone LGBTQIA+ – spiega Daniela Tomasino, vicepresidente nazionale di Arcigay -. Le conferenze erano un potente mix di discorsi d’odio, insinuazioni, disinformazione e tecniche di manipolazione tipiche delle sette: insisteva su pericoli imminenti e sulla necessità di mobilitarsi, smettendo di fidarsi delle istituzioni e degli organi di stampa, cercando di trascinare nella crociata altri amici e parenti e affidandosi solo a lui e al movimento che rappresentava. Alla fine delle conferenze vendeva i suoi libri, rigorosamente senza rilasciare ricevute. Nessuna meraviglia che abbia avuto dei riconoscimenti dalla maggioranza che governa la Regione e il Paese in questo momento: la matrice ideologica omofoba e transfobica è la stessa“.
La difesa di Gianfranco Amato: “Le mie affermazioni si basano su studi”
In risposta alle dure critiche ricevute, Gianfranco Amato difende però con le unghie e con i denti la propria posizione appellandosi a dubbie fonti di natura accademica e religiosa. Le sue opinioni, d’altronde, sono radicate in “articoli scientifici” pubblicati su riviste come Studia Moralia, dell’Istituto Superiore di Teologia Morale Accademia Alfonsiana.
“A prescindere dall’evidente incongruenza logica che deriva dal fatto di considerare gli omosessuali e i transessuali una razza come i neri, gli ebrei o i rom, sono le conseguenze sanzionatorie ad apparire aberranti – spiega Amato – Oggi, ad esempio, chi sostenesse pubblicamente di essere contrario al matrimonio misto tra razze diverse, o si battesse per introdurre tale divieto per legge, rischierebbe, proprio in virtù delle disposizioni normative della legge Mancino, la reclusione fino a un massimo di un anno e sei mesi se parlasse a titolo personale, fino ad un massimo di quattro anni se facesse parte di un’organizzazione, associazione, movimento o gruppo che propugna tali idee, e fino ad un massimo di sei anni se rivestisse la carica di dirigente o presidente o dirigente di una simile organizzazione, associazione, movimento o gruppo”.
Gianfranco Amato sarà dunque ospite, dall’8 al 10 novembre 2024, alla Festa dell’Amicizia, organizzata dalla Nuova Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, ospiterà Gianfranco Amato. Un’ulteriore ampia piattaforma pubblica per le sue idee, descritta come una celebrazione dei “valori tradizionali”. Da qui la bagarre degli scorsi giorni e le richieste di revoca della nomina all’ex avvocato.
Nonostante le crescenti preoccupazioni, l’assessora alle Politiche Sociali, Nuccia Albano, ha però difeso con fermezza la nomina di Amato, descrivendolo come un “grande cattolico” selezionato per le sue competenze tecniche. Albano ha minimizzato i timori sulla possibilità che l’evento diventi una tribuna per esprimere idee discriminatorie, ma non è riuscita a dissipare i dubbi di chi, come le associazioni per i diritti civili, vede nell’invito di Amato una pericolosa legittimazione di posizioni ideologiche polarizzanti.
