Il 4 giugno 2025 la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea hanno ufficialmente approvato l’ingresso della Bulgaria nell’eurozona, previsto per il 1° gennaio 2026. Questo rende il paese il 21° Stato membro a adottare la moneta unica, dopo verifiche su inflazione, stabilità del cambio e consolidamento fiscale.
L’opinione pubblica è divisa: circa il 50% degli intervistati nell’Eurobarometro si oppone al passaggio per timori di aumento dei prezzi e svalorizzazione del potere d’acquisto. Proteste di piazza, promosse da partiti nazionalisti come Revival/Vazrazhdane e sostenute dal presidente Rumen Radev, chiedono un referendum popolare. Il governo rassicura: conversione al cambio fisso, nessuna commissione, controlli sui prezzi e protezione per le fasce più fragili.
E punto di vista dei diritti LGBTIQ+? La Bulgaria sembra assai indietro rispetto al resto dei paesi dell’Unione Europea e in particolare a quelli che hanno adottato l’euro come moneta unica. Tuttavia, la transizione politica potrebbe potenziare la capacità del movimento LGBTIAQ+ bulgaro di agire, in un paese dove i diritti sono attualmente in bilico. Inoltre, l’adozione dell’euro (€) pone un freno non da poco all’avanzata dell’influenza russa, recentemente visibile dopo l’approvazione della legge anti-LGBTIQ+ contro la “propaganda gay“. Nel paese è storicamente forte il sentimento anti-russo: nel 2022 era addirittura stato trasmesso in tv il famoso meme LGBTI che spernacchiava Vladimir Putin. Tuttavia le pressioni del Cremlino riescono a plasmare alcuni leader politici locali, come avvenuto di recente anche in Polonia, altro paese culturalmente avverso da sempre alle ingerenze di Mosca, con la vittoria del presidente anti-UE di estrema destra Navrocki.
In questo articolo
- 1 Bulgaria: perché la situazione resta preoccupante secondo ILGA-Europe
- 2 Identità di genere e il caso della donna trans in Bulgaria
- 3 Il caso Plovdiv nel 2019-2020
- 4 Il diffuso clima di repressione
- 5 Situazione attuale dei diritti LGBTIQ+ in Bulgaria
- 6 Il movimento LGBTIQ+ in Bulgaria
- 7 Euro senza diritti?

Bulgaria: perché la situazione resta preoccupante secondo ILGA-Europe
Con il 21,26%, la Bulgaria si posiziona nella parte ultra-bassa della Rainbow Map 2025 di Ilga Europe, al 38° posto (Italia al 35°), appena sopra la Polonia e l’Ucraina.
Secondo il report ILGA-Europe Annual Review 2025, la Bulgaria presenta numerosi elementi di preoccupazione in tema di diritti LGBTIQ+:
- Restrizioni su informazione e ONG: il Parlamento ha discusso proposte per limitare l’accesso ai siti web LGBTIQ+ e per ridurre il ruolo delle ONG che offrono supporto alla comunità, minacciando il diritto fondamentale all’informazione e all’assistenza.
- Richiedenti asilo LGBTIQ+ a rischio: le persone LGBTIQ+ richiedenti protezione internazionale continuano a essere valutate con criteri inadeguati e senza adeguati strumenti di tutela della loro vulnerabilità.
- Regressione sul riconoscimento legale del genere: la Bulgaria ha registrato un calo del 9% nel punteggio Rainbow Europe Index 2024-2025, confermando il trend negativo nel garantire il riconoscimento giuridico per le persone trans.
Nel report di Ilga si sottolinea come in materia di asilo, le autorità continuino a respingere richieste da persone LGBTIQ+ provenienti da Russia, Bielorussia e Palestina; in un caso, la Corte Suprema ha negato il riconoscimento del matrimonio tra due richiedenti asilo. Gli attivisti e le ONG sono oggetto di attacchi: Single Step ha subito indagini e minacce da esponenti politici come Kostadin Kostadinov (leader del partito di estrema destra Vazrazhdane), che ha promosso la legge che vieta ogni rappresentazione LGBTIQ+ nelle scuole. Persistono episodi di violenza e hate speech: la cantante Mila Robert ha ricevuto minacce dopo il Sofia Pride; il partito VMRO è stato condannato per hate speech dopo il Pride Film Fest 2021. Sul fronte familiare, la giustizia ha riconosciuto per la prima volta la genitorialità di una coppia lesbica in applicazione della sentenza UE “Baby Sara”, ma restano rifiuti sui permessi di soggiorno per familiari stranieri. Il legal gender recognition rimane vietato, nonostante le sentenze contrarie della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche sul piano culturale continuano le censure, come lo stop al film “Luben” al Golden Rose Film Festival.
Ilga nel report 2025 evidenzia anche positivi: la formazione di forze di polizia su crimini d’odio SOGIESC e un miglioramento dell’opinione pubblica, con il 36% che ora rigetta i pregiudizi patologizzanti verso le identità LGBTIQ+.

Identità di genere e il caso della donna trans in Bulgaria
Lo scorso 22 maggio la Corte di giustizia UE ha esaminato il caso C-43/24 Shipov, che contesta il divieto bulgaro di riconoscimento legale del genere. La causa è stata avviata da una donna trans bulgara residente in Italia, impossibilitata a rettificare genere e nome nei documenti bulgari, subendo così discriminazioni quotidiane. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva già condannato la Bulgaria nel 2020 e 2022, ma nel 2023 la Corte Suprema bulgara ha vietato ogni modifica anagrafica per le persone trans. Secondo quanto riporta Ilga Europe, in udienza, la Commissione UE, i Paesi Bassi, il Portogallo e l’Estonia hanno sostenuto che il blocco viola i diritti UE, inclusa la libertà di circolazione. Le conclusioni dell’avvocato generale sono attese per il 4 settembre. Una sentenza favorevole potrebbe segnare un precedente decisivo per il riconoscimento dei diritti trans nell’UE.
Il caso Plovdiv nel 2019-2020
A Plovdiv, seconda città della Bulgaria, nell’ottobre 2020, un gruppo di minorenni (14-15 anni) ha aggredito coetanei sospettati di essere gay: insulti, sputi, lancio di uova e pestaggi, il tutto organizzato via Instagram. Poco prima, nel 2019, durante l’anno in cui Plovdiv era Capitale Europea della Cultura, le autorità avevano cercato di bloccare una mostra sui Pride dei Balcani, temendo la “promozione” dell’omosessualità. Gruppi ultranazionalisti avevano persino minacciato di ricorrere a “mezzi illegali” per impedire l’iniziativa.
Il diffuso clima di repressione
Il 27 maggio 2025 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Bulgaria nel caso Pedev v. Bulgaria (n. 27165/21), emblematico della repressione durante le proteste antigovernative del luglio 2020. Dimitar Pedev, giovane regista TV, fu arrestato a Sofia mentre tornava a casa, pur non avendo partecipato alle manifestazioni. Ricoverato per le violenze subite, venne incatenato a un letto d’ospedale per un giorno intero. La Corte ha riconosciuto violazioni dell’art. 3 della Convenzione per trattamento degradante e per l’assenza di un’indagine efficace. Solo dopo l’intervento della Corte, la Bulgaria ha avviato procedimenti. Pedev ha ricevuto un risarcimento.

Situazione attuale dei diritti LGBTIQ+ in Bulgaria
Stato giuridico e norme
- Attività omosessuale legale dal 1968; età del consenso uguale (14 anni).
- Unioni civili o matrimonio egualitario: non riconosciuti, con bando costituzionale per definire il matrimonio “tra uomo e donna” (1991).
- Adozione: consentita ai singoli (anche LGBTIQ), vietata alle coppie dello stesso sesso.
- Identità di genere: dal 2023 la Corte Suprema ha vietato il cambio legale di genere nei documenti ufficiali.
Protezioni e discriminazioni
- La legge antidiscriminazione (2003, ampliata nel 2015) vieta discriminazioni per orientamento sessuale e cambiamento di genere.
- Dal 2023 aggravanti per crimini d’odio contro LGBTIQ.
Legislazione “anti-propaganda”
Il 7 agosto 2024 è stato approvato un emendamento che vieta ogni “propaganda” LGBTIQ nelle scuole. Il provvedimento è stato condannato da ILGA-Europe e Euronews. Ulteriori proposte far-right mirano a penalizzare la visibilità pubblica e bloccare l’accesso a cure di genere per adolescenti.
- Il sostegno al matrimonio egualitario è tra i più bassi d’Europa (15-21%), in Italia intorno al 65%.
- Persistono tabù, soprattutto nelle aree rurali, e molte persone LGBTIQ+ scelgono di non dichiararsi pubblicamente.
- Violenza e intimidazioni restano una realtà diffusa
Il movimento LGBTIQ+ in Bulgaria
Bilitis Resource Center
Fondata nel 2004 da Monika Pisankaneva, tutela lesbiche, bi e trans; prima hub comunitaria; Pisankaneva è docente e ricercatrice attiva dal 1998.
LGBT Deystvie
Nata nel 2010, lavora su diritti legali, advocacy, supporto alle famiglie; impegnata in cause strategiche.
GLAS Foundation
Partner del Rainbow Hub; promuove campagne di sensibilizzazione e supporto psicologico.
Single Step Foundation
Dal 2016 offre supporto a giovani LGBTIQ+ e famiglie, gestendo anche una chat di aiuto online.
Euro senza diritti?
Dunque la Bulgaria avanza verso l’euro (€) nel 2026, guadagnando accesso a uno dei cuori istituzionali dell’Unione. Ma è lecito domandarsi se questa integrazione economica possa bastare senza un allineamento pieno ai valori fondanti dell’UE, quelli di uguaglianza, dignità e tuteladelleminoranze.
Può uno Stato adottare la moneta comune mentre nega il riconoscimento legale del genere, vieta la rappresentazione LGBTIQ+ nelle scuole, ostacola le ONG e chiude le porte ai richiedenti asilo queer?
L’euro, da solo, non corregge il clima di paura, gli episodi di censura e le violenze che le persone LGBTIQ+ continuano a subire. Eppure, proprio l’adesione alla moneta unica potrebbe rappresentare un’opportunità di pressione politica e culturale, un varco attraverso cui far valere, dentro i meccanismi comunitari, quei diritti ancora negati. Non solo. Attraverso la moneta unica e le politiche fiscali che ne derivano, Bruxelles avrà uno strumento di pressione ulteriore. Ammesso che anche l’Unione Europea non scivoli lentamente verso l’onda della destra reazionaria che sta devastando l’Occidente.
