Una vittoria netta e meritata, dopo 3 anni d’assenza. Per la prima volta nella sua storia la Bulgaria ha vinto l’Eurovision, sabato sera a Vienna, grazie al tormentone “Bangaranga”, scritto da Anne Judith Wik, Cristian Tarcea, Darina Yotova, Dimitris Kontopoulos e interpretata da Yotova con il suo nome d’arte Dara.

Questo vuol dire che l’Eurovision 2027 si svolgerà proprio in Bulgaria, con Milena Milotinova, direttrice generale dell’emittente bulgara BNT, che ha annunciato il luogo prescelto nel corso della conferenza stampa dei vincitori: sarà Sofia, la capitale. La kermesse musicale, quest’anno andata incontro a polemiche infinite e boicottaggi per il caso Israele, è da sempre spazio di straordinaria inclusione LGBTQIA+, con i suoi artisti liberi di esprimersi, il concept camp, i messaggi d’amore e fan della comunità in arrivo da ogni parte d’Europa per assistere alle fasi finali. Ma in Bulgaria quale clima troveranno?
Bulgaria e i diritti LGBTQIA+


Nella Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe, che analizza i migliori e i peggiori Paesi europei in cui vivere per le persone LGBTQ+, la Bulgaria si è classificata al 40° posto su 49, con un punteggio di appena il 19.7%, sotto persino Ungheria e Polonia. Nel 2025 era al 38esimo posto.
La Bulgaria è uno degli ultimi 5 paesi appartenenti all’Unione Europea a non avere alcuna legge sulle unioni civili o sulle coppie di fatto assieme a Polonia, Romania, Lituania e Slovacchia.
Dal 1991 la costituzione definisce il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna, vietando di fatto il matrimonio egualitario.
L’adozione per le coppie omosessuali è ufficialmente vietata.
Dal 2003 c’è una legge che vieta la discriminazione in tutti i settori e i discorsi d’odio sulla base dell’orientamento sessuale, mentre nel 2015 l’assemblea nazionale ha approvato un emendamento alla legge che vieta la discriminazione anche per le persone trans.
Nel 2023 sono state introdotte pene più severe per i crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale della vittima.
Per quanto riguarda i diritti delle persone trans, il Paese ha una storia controversa. Sebbene in passato le persone trans abbiano potuto legalmente cambiare genere, una sentenza della Corte Suprema del 2023 ha stabilito che “l‘unico significato del termine sesso dovrebbe essere quello biologico“. Da allora in Bulgaria è illegale cambiare sesso sui documenti di qualsiasi tipo.
Nel 2024 è stata introdotta una legge sull’istruzione che vieta “la propaganda, la promozione o l’incitamento, in qualsiasi modo, diretto o indiretto, nel sistema scolastico di idee e opinioni relative a orientamenti sessuali e/o identità di genere non tradizionali, diversi da quello biologico“. Per “orientamento sessuale non tradizionale” si intende quello “contrario al concetto giuridico bulgaro di attrazione emotiva, romantica, sessuale o sensuale tra persone di sesso opposto“. Di fatto un copia/incolla della legge contro la propaganda LGBTQIA+ di putiniana memoria, poi replicata da Viktor Orban in Ungheria.
E se all’Eurovision 2027 si dovesse presentare un cantante dichiaratamente gay, con un’esibizione sul palco orgogliosamente queer, come reagirà l’organizzazione bulgara? Sarà censura preventiva?
A Sofia, dove ogni anno si tiene il pride nazionale, esistono alcuni locali gay, precisa PinkNews, ma “insulti verbali e comportamenti minacciosi” nei confronti di persone LGBTQIA+, turisti inclusi, non sono affatto rari. “La comunità LGBTQIA+ bulgara mantiene generalmente un basso profilo“, si legge sul sito del governo britannico, con opinioni ancor più conservatrici al di fuori della capitale.
La Bulgaria fa parte dell’Unione Europea dal 1º gennaio 2007, mentre dal 1º gennaio 2026 ha adottato ufficialmente l’euro come valuta nazionale. L’attuale Primo Ministro è Rumen Radev, leader del partito populista di sinistra Bulgaria Progressista. Radev ha assunto l’incarico l’8 maggio 2026, dopo una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari del 19 aprile 2026 che ha posto fine a un lungo periodo di instabilità politica con 8 elezioni in 5 anni. Proprio Radev, ex presidente della repubblica, firmò la legge contro la propaganda LGBTQIA+ filo putiniana, nel 2024, ignorando una petizione di oltre 7.000 firme che chiedeva il veto presidenziale, le lettere di centinaia di accademici bulgari e l’appello esplicito del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Michael O’Flaherty.
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