JayCee Cooper, powerlifter trans, ha vinto la sua personale battaglia contro USA Powerlifting, che le aveva vietato la partecipazione ad eventi ufficiali in quanto donna trans.
La sentenza contro il divieto transfobico
La Corte Suprema del Minnesota ha stabilito che escludere JayCee Cooper dalle competizioni femminili è discriminatorio e vìola la legge sui diritti umani del Minnesota. La Presidente della Corte Suprema Natalie Hudson ha scritto che la USAPL “non è autorizzata a negare a Cooper il pieno e paritario godimento dei suoi luoghi pubblici a causa del suo status transgender, né a discriminare Cooper a causa del suo status transgender”. “La politica di USA Powerlifting che proibisce espressamente alle donne transgender di competere nella divisione femminile di una competizione di powerlifting è palesemente discriminatoria e costituisce una prova diretta di discriminazione basata sull’orientamento sessuale ai sensi del divieto di discriminazione nelle aziende e nei luoghi pubblici imposto dall’MHRA“, si legge nella sentenza.
La lunga battaglia di JayCee Cooper
Cooper aveva sporto denuncia al Dipartimento per i Diritti Umani del Minnesota nel 2019, dopo che le era stato negato l’accesso alle competizioni femminili della USAPL, chiedendo il mantenimento di uno “standard equo” che consentisse alle atlete trans l’opportunità di competere nella categoria corrispondente alla loro identità di genere. Cooper ha successivamente intentato una causa contro la USAPL nel 2021, accusando l’organizzazione di discriminazione.
Nel 2023, il tribunale distrettuale della contea di Ramsey aveva stabilito che Cooper fosse stata effettivamente discriminata, arrivando successivamente ad una sentenza del 2024 della Corte d’Appello del Minnesota che affermava come la discriminazione contro gli atleti basata sull’identità di genere violasse l’MHRA. USA Powerlifting “ha separato Cooper dalle altre atlete e l’ha segregata e, così facendo, non ha adempiuto pienamente agli obblighi contrattuali sottoscritti quando ha accettato il denaro di Cooper e le ha rilasciato una tessera associativa“, scrisse il giudice del caso.
A quel punto la corte d’appello ha rinviato il caso al tribunale distrettuale per determinare se la USAPL avesse respinto Cooper a causa della sua identità transgender o se l’organizzazione avesse un “legittimo scopo commerciale“. Sebbene la USAPL avesse affermato che il divieto fosse stato istituito per garantire l’equità delle competizioni, non esistono studi che indichino con assoluta certezza che le atlete transgender avrebbero un significativo vantaggio competitivo rispetto alle atlete cisgender. Il caso è infine arrivato all’Alta Corte del Minnesota nel dicembre del 2024, quando la USAPL ha sostenuto che la decisione della federazione di escludere Cooper dalle competizioni “non aveva nulla a che fare” con la sua “attuale identità di genere”. “La motivazione in questo caso era quella di separare i maschi biologici in una categoria in cui competono con altre persone nate biologicamente maschi“, precisò l’avvocato di USAPL. Peccato che trattare le donne trans in modo diverso rispetto alle donne cis sia a tutti gli effetti discriminazione di genere.
Jess Braverman, Direttore Legale di Gender Justice che ha rappresentato Cooper, ha dichiarato in una nota che “questa sentenza invia un messaggio chiaro e potente: le persone transgender hanno il diritto di godere di spazi pubblici in Minnesota, come eventi sportivi, ristoranti e cinema, senza subire discriminazioni mirate”. “Questa decisione è una storica vittoria per l’equità, la correttezza e i diritti fondamentali di tutti i cittadini del Minnesota. Mentre celebriamo questa vittoria, restiamo vigili”. “In tutto il paese le legislazioni anti-trans e le battaglie legali continuano a minacciare i diritti e la libertà delle persone trans. Continueremo a lottare per un mondo in cui tutti possano competere, sentirsi parte di una comunità e prosperare senza timore di discriminazioni“.
Le Olimpiadi 2028 come spot transfobico firmato Trump?

La guerra alle atlete trans portata avanti da Donald Trump è diventata ordine esecutivo a inizio 2025, quando il tycoon ha vietato la loro partecipazione ad ogni evento ufficiale, minacciando college e scuole con un taglio ai finanziamenti nel caso in cui non avessero ceduto al diktat.
Alle richieste di Trump si sono presto piegate le varie federazioni, così come il Comitato Olimpico statunitense con un divieto ufficiale nei confronti delle atlete trans. Nel 2028 le Olimpiadi si terranno a Los Angeles, con il tycoon che sta spingendo affinché anche il CIO della neoeletta presidente Kirsty Coventry vieti la partecipazione alle atlete trans.
Nella storia delle Olimpiadi c’è stata una sola atleta trans in gara, ovvero Laurel Hubbard. Nel 2021 a Tokyo, travolta dall’odio l’atleta neozelandese uscì subito al debutto nel sollevamento pesi + 87 kg, per poi ritirarsi a fine Giochi. Alle paralimpiadi di Parigi 2024 ha invece partecipato anche la nostra Valentina Petrillo.

