Donald Trump coinvolto nei traffici di pedofilia di Jeffrey Epstein? La polaroid e la cassaforte della vergogna

Tra i documenti finora tenuti segreti dal Dipartimento di Giustizia comparirebbe più volte anche il nome dello stesso Trump

Ascolta:
0:00
-
0:00
Strane negazioni. Foto che non si trovano. Testimoni che ritrattano. E il suicidio di Epstein. Ma che succede a Donald Trump?
Strane negazioni. Foto che non si trovano. Testimoni che ritrattano. E il suicidio di Epstein. Ma che succede a Donald Trump?
3 min. di lettura

C’è un’immagine che non si riesce più a togliere dagli occhi: Donald Trump, anni ’90, in casa di Jeffrey Epstein. Seduto, sorridente, con delle ragazze – forse minorenni, forse no – che gli riderebbero addosso, lo toccherebbero, sedute sulle sue ginocchia. In mano, una Polaroid. Secondo il biografo Michael Wolff, quella foto esisterebbe davvero. Anzi: più di una. Strette tra le dita del miliardario pedofilo morto suicida, conservate in una cassaforte, forse finite tra le prove sequestrate dall’FBI dopo il blitz del 2019. Ma oggi quei documenti, promessi e mai rilasciati, vengono nascosti proprio da chi aveva giurato che avrebbe “fatto pulizia”. Altro che Diddy e il povero Justin Bieber!

Intanto un’inchiesta del Wall Street Journal getta nuova luce sulle retromarce dell’amministrazione Trump in tema di trasparenza sugli abusi. Secondo quanto rivelato, tra i documenti finora tenuti segreti dal Dipartimento di Giustizia comparirebbe più volte anche il nome dello stesso Trump in relazione al caso del finanziere pedofilo trovato morto in carcere nel 2019. Trump aveva promesso di desecretare tutti i file per compiacere la base complottista convinta di un complotto “democratico” di pedofili, ma ha poi cambiato strategia quando ha scoperto che le carte non risparmiavano neppure lui. La decisione di insabbiare l’indagine, chiudere il caso e proteggere le “liste” dei clienti di Epstein è maturata poche settimane prima che il suo Dipartimento di Giustizia intervenisse a sostegno della Chiesa cattolica per difendere il segreto confessionale sugli abusi. Una coincidenza difficile da ignorare.

Il moralista Trump che grida allo scandalo se una donna trans gareggia con un’altra donna (ma occhio alla California!), proteggerebbe documenti segreti che potrebbero far luce su una delle più controverse e patinate (si fa per dire) vicende di pedofilia della storia. Ma perché?

E poi Kevin Spacey, spettro assolto tra gli spettri, che ha chiesto che si spalanchi il sepolcro: “Pubblicate i fascicoli su Epstein. Tutti.” Lo ha scritto su X come un uomo che ha molto da perdere e troppo poco da nascondere. Messo alla gogna dai titoli e dalle allusioni, risorto tra meme e sospetti perché innocente, Spacey ora pretende la verità, anche se i tribunali tacciono. Il suo nome – tra DiCaprio e Cameron Diaz – era scivolato nei faldoni desecretati del 2024, elenco senza accusa ma grondante di insinuazioni e calunnie che si dipanano come venticelli. Eppure oggi, quando l’FBI dichiara che quei fascicoli non esistono, è lui a ricordare che ciò che non esiste può ancora far male. Soprattutto se non è mai stato chiarito.

Ma è il magico mondo degli svitati suprematisti americani che vogliono mettere a ferro e fuoco l’intero universo che più di tutti sobbolle come un pentolone di fango alle prese con le proprie maleodoranti esalazioni. Il mondo MAGA, quello degli ossessionati da QAnon, dei “salvatori dei bambini”, ora s’infuria. Perché anche loro sospettano che dietro alla morte di Epstein ci sia un patto d’omertà tra ricchi, potenti e colpevoli. Per anni hanno gridato ai Clinton, a Hollywood, a Bill Gates. Ma se dentro quel file c’era anche il nome di Trump, il Presidente che ha paura delle donne queer? Se proprio lui, l’eroe anti-sistema, avesse partecipato ai giochi sporchi del miliardario dei Caraibi? E se Ghislaine Maxwell, ancora viva e in prigione, volesse parlare e non glielo permettono? E cosa ne pensa Mary Trump, nipote lesbica di Donald?

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

È qui che il castello traballa. Pam Bondi, procuratrice e fedelissima trumpiana, aveva detto in diretta Fox di avere i file Epstein sulla scrivania. Poi ha fatto marcia indietro! Ma come mai, signora mia? I suoi stessi colleghi, tra cui il vicedirettore dell’FBI Dan Bongino, l’hanno attaccata. Tra l’altro Bogino, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe traballante nel suo ruolo alla polizia federale, nonostante Trump l’abbia nominato tre mesi fa: e come mai, signora mia?

Trump ha implorato i suoi sostenitori di “dimenticare Epstein”, di non sprecare energie, di lasciar perdere. Accidempoli, e come mai cotanta rassicurazione, è solo mansplaining narcisistico patologico? Abbiamo il serio sospetto di no, signora mia.

Secondo Wolff, Epstein e Trump sarebbero stati “migliori amici” per oltre 15 anni. Si sarebbero scambiati favori, ragazze, feste. Poi hanno litigato per una villa a Palm Beach. Mica come noi poveracce che litighiamo per un pass stampa di un concerto. E Trump – si dice – lo avrebbe tradito: avrebbe avvertito la polizia di Palm Beach delle attività illecite del suo ex amico. Ma se sapeva, da quanto sapeva signora mia?

Ghislaine, dicono, sarebbe pronta a parlare davanti al Congresso. Eppure i Repubblicani non la vogliono ascoltare. Perché? Forse per non far crollare il mito dell’uomo forte (così maligna il New York Times) del miliardario che lotta contro l’élite (prendetevi un minuto per ridere su quest’ultima definizione) mentre ne sarebbe in verità (stando ai sospetti, ma sono solo sospetti) parte carnale, sessuale, compromessa. O forse per paura che, da quella cassaforte, escano nomi e immagini che non si possono più cancellare nemmeno da Truth.

L’uomo che non si fa i dazi suoi però ora nega, svia, accusa i Democratici di complotto (e te pareva). Ma anche qui il condizionale è tutto: potrebbe essere coinvolto. Potrebbe sapere. Potrebbe aver partecipato. O anche peggio. Solo ipotesi.

Ma allora resta una sola domanda: se davvero non c’è nulla da nascondere, signora mia, perché nasconderlo?

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.