La crescente visibilità della comunità gay alla fine degli anni ’70

Verso la fine degli anni '70 la visibilità LGBT aumenta quasi senza intoppi, e conquista anche la televisione italiana.

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Visibilità gay anni 70.
5 min. di lettura

Gli anni ’70 si chiudono con una maggiore visibilità e naturalezza per la nostra comunità. Personaggi omosessuali, lesbiche e trans di spicco sono presenti nella politica, nella cultura, nella moda, e questo contribuisce anche a “sdoganare” l’omosessualità, facendo in un certo senso abituare la società a qualcosa che è ancora considerato contro natura, ma che allo stesso tempo appassiona e interessa.

Basti pensare al successo dei film e degli spettacoli teatrali, i quali riuscivano ad attrarre pubblico da ogni dove e di qualsiasi orientamento. E nonostante gli attacchi omofobi fossero all’ordine del giorno, la visibilità aumentava sempre più.

La visibilità in tv, giornali e lo “sbarco” omosessuale in Rai

Nel 1978 la Rai si riforma, ed entrano nel palinsesto anche associazioni ed enti, che sfruttano la possibilità di andare in onda per farsi conoscere. Dopo due anni, anche il FUORI riesce a guadagnare i suoi 20 minuti.

Come ci racconta Enrico Salvatori nel podcast “Le Radici dell’Orgoglio“, il 20 settembre 1978 alcuni militanti sono davanti le telecamere, e parlano della storia del movimento gay e della loro lotta per la loro accettazione da parte della società.

Non finisce qui: nel secondo canale Rai, un inserto del TG presenta “C’era una volta un ragazzo”, un servizio su Marina Cecconi, una donna trans che solo tre anni prima aveva pubblicato una sua autobiografia. Conosciuta come Romanina, diventa celebre a seguito di un processo, in cui viene chiamata a testimoniare. Gli imputati erano un gruppo di ragazzini, che qualche tempo prima l’avevano rapinata.

La crescente visibilità della comunità gay alla fine degli anni '70 - romanina - Gay.it
Autobiografia di Romanina.

Il giudice però non la accetta: se vuole testimoniare, deve cambiarsi. Non può entrare in tribunale vestita da donna. E così ha fatto. Alla fine, la notizia per i giornali non è tanto l’arresto e la sentenza per il gruppo di rapinatori, bensì la presenza di Romanina al processo.

Le inchieste sulla comunità gay

I media, spinti forse da questa crescente visibilità, come è stato nel 1978 per l’inchiesta di Massimo Fini, in un reportage condotto dal settimanale Europeo e Lambda. 

Un viaggio nel mondo gay, nei luoghi di ritrovo, per raccontare la vita  degli omosessuali negli anni ’70. Il reportage, suddiviso in più parti, affronta anche un tema che ancora oggi è attualissimo: l’accettazione e la visibilità dell’omosessualità tra Nord e Sud. Se al Nord, in quegli anni, era ormai accettata, al Sud era preferibile nasconderla, e spostarsi in altri paesi per essere se stessi.

Altre inchieste riguardano poi la difficoltà di accettarsi, perché inquadrati nella società etero-normativa. Anche per questo motivo, molti uomini gay avevano una moglie e dei figli.

Pisa: primo pride italiano

Nel novembre 1979, a Pisa, viene organizzato quello che passa alla storia come il primo gay pride italiano. Non è certo il pride che conosciamo oggi, bensì una manifestazione proposta dal Collettivo Omosessuale Orfeo per rispondere al clima di violenza verso la comunità LGBT e in particolare all’omicidio di un ragazzo gay a Livorno, avvenuto pochi giorni prima. Come ricorda Andrea Pini, la marcia era stata inizialmente pianificata a Roma, ma la Questura non aveva dato l’ok.

Per questo motivo si passa in Toscana, dove comunque si stava già preparando una seconda manifestazione. Nel caso del Pisa Pride, la Questura aveva dato il via libera e il Comune aveva addirittura concesso degli spazi per un dibattito.

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Anche se adesso non si marcia più per la violenza ma per l’orgoglio, è bene ricordare una delle manifestazioni più importanti della storia LGBT italiana.

La visibilità lesbica

Anche le lesbiche verso la fine degli anni ’70 iniziano ad ottenere più visibilità. A Torino, Polina Poletti ricorda ad esempio le Brigate Saffo, nel 1977, composto per lo più da donne operaie. Inizialmente, facevano parte del FUORI, ma le loro idee non combaciano con la posizione politica dell’associazione, preferendo quindi la neutralità di Lambda.

Nel corso di poco tempo, guadagnano notorietà, fino a contare qualche centinaio di persone ai vari convegni. A Roma, intanto, nasce il Collettivo Narciso, nel 1979. Tra le fondatrici, Porpora Marcasciano.

Film e locali e… campeggi

In campo cinematografico

La fine degli anni ’70 sono stati fondamentali per la visibilità gay.

Ne è un esempio Il Vizietto“, diretto da Édouard Molinaro con Ugo Tognazzi e Michel Serrault. Ricky, figlio di Ugo, ricorda come il padre accettò subito la parte, ma ricorda anche come di arrabbiò quando la produzione decise di dare quel nome al film, togliendo l’originale “La Cage aux folles” perché troppo provocatorio.

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Il Vizietto.

Con quella pellicola, secondo Tognazzi, si stava cercando di dare dignità e normalità agli omosessuali. Chiamarlo “Il Vizietto” era ironico. Secondo la produzione, invece, lo scopo era un altro: in questo caso, il vizio non era andare a letto con altri uomini, bensì il contrario, ovvero avere un rapporto con una donna. Ma era una logica troppo difficile da comprendere per il pubblico.

Una seconda commedia italiana è “Patata bollente“, di Stefano Vanzina. Vede protagonisti Massimo Ranieri, libraio gay, militante e proletario, e un Renato Pozzetto macho e comunista. Due persone diverse, che si incontrano e che mostra tutta la discriminazione che ci può essere anche a sinistra. Difatti, la stessa commedia voleva denunciare il “ritardo” della sinistra italiana nell’attivarsi per rivendicare i diritti civili.

Locali e critiche alla ghettizzazione

Nascono anche diversi nuovi locali, ma anche qualche critica, soprattutto da parte di Gigi Malaroda (Collettivi autonomi) che parla di “commercializzazione della sessualità”. Creare locali solo per gay non corrisponde all’idea di visibilità che si voleva dare all’omosessualità, che non potrà mai essere libera se si preferisce “nascondersi” in locali riservati.

Campeggi gay

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Il gay campo in Grecia.

Nel 1978, viene organizzato il primo campeggio gay. La destinazione era Zacinto, ma poche ore prima della partenza, viene bloccato tutto: la popolazione si era ribellata e non voleva centinaia di omosessuali nell’isola. La vacanza non venne annullata, ma solo modificata. Andarono ad Atene, e si spostarono in diversi luoghi fino a concludere il campeggio a Paros.

L’anno dopo, nell’agosto 1979, Felix Cossolo decide di organizzare un secondo gay camp. La meta era Capo Rizzuto, in un campeggio gestito da dei militanti di sinistra. Non fu solo campeggio, ma anche giochi e dibattiti, in particolare alla Festa dell’Unità di Crotone. Parteciparono quasi 1.000 persone.

Ascolta “Le Radici dell’Orgoglio Ep.#10 – E vizietto sia! (1978-1979)” su Spreaker.

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