Per Corona Yildiz e Vlahovic sarebbero la causa dell’eliminazione Juve dalla Coppa Italia “perché gay” (ma lui ha detto”fr*c*”)
Aggiornamento del 4 Marzo 2025

Fabrizio Corona torna a far parlare di sé. In un video divenuto virale, l’ex “re dei paparazzi” si lascia andare a insulti omofobi contro Kenan Yildiz e Dusan Vlahovic, campioni della Juventus, accusati dall’ex marito di Nina Moric di essere responsabili dell’eliminazione dalla Coppa Italia del club bianconero. Frasi offensive, disperate e dannose, che dimostrano ancora una volta come Corona cerchi deliberatamente la provocazione, superando i limiti del rispetto e della legge.
L’insulto di Corona è stato vomitato in un video che circola in rete, nel quale egli – ritratto in una discoteca, circondato da maschi in delirio omofobico – ha detto (riportato dall’agenzia DIRE): “Yildiz e Vlahovic sono due fr*ci, i due fr*c* della Juve hanno sbagliato i rigori, i due culattoni della Juve. Raga, Yildiz è gay“. Corona ha dunque collegato il presunto orientamento omosessuale di Yildiz e Vlahovic – nulla di male, ovviamente, ma va precisato che è una notizia del tutto inventata dallo stesso Corona – alla non brillantissima stagione juventina: Juventus che ieri sera ha tuttavia recuperato il 4° posto in classifica sconfiggendo il Verona in casa e piazzandosi a 6 punti dall’Inter, prima in classifica in un campionato ancora tutto da giocare.
Non è la prima volta che l’ex fotografo adotta questo linguaggio: nel passato, ha rivolto insulti omofobi e si è lasciato andare ad outing anche verso altri calciatori gay (a suo dire). Dichiarazioni gratuite, per far parlare di sé. Più di un anno fa, Corona fu autore anche di un clamoroso outing verso un ex campione del mondo, da Corona definito gay, che recentemente ha in verità annunciato le sue nozze con la propria compagna.
Una malinconia sovrastata dalla rabbia coglie noi tutte davanti all’incredibile capacità di quest’uomo di fare ciò che vuole: quali segreti custodisce Corona perché possa aggirarsi impunito, rovinando vite a destra e a manca?
Al centro delle polemiche c’è l’ennesimo progetto di Corona, un progetto a suo dire editoriale – si parla di un podcast – con il quale egli immagina di sparare a zero su chiunque, incluso Bergoglio, che sarebbe già defunto a detta di Corona.
Corona parla e straparla di calciatori gay
Articolo del 23 Gennaio 2025
Ancora una volta, Fabrizio Corona torna a occupare le cronache con un gesto dei suoi, che non meriterebbe notizia, se non fossimo su Gay.it, territorio protetto, dove ci prendiamo la briga di sporcarci le mani. Conosco le remore di molti duri e puri del movimento LGBTIAQ+ che vorrebbero semplicemente tacere sull’ultimo, ennesimo outing a un calciatore compiuto da un personaggio ormai alla deriva. Ma ci sono alcune questioni da puntualizzare e Gay.it è lo spazio giusto. Ricordiamo infatti che:
- non è certo un problema essere gay, ma visti i tempi è meglio ribadirlo
- non è un difetto sportivo per un calciatore essere gay
- il tema della visibilità delle persone LGBTIAQ+ nello sport è quanto mai importante, vista la guerra che Trump ha appena inaugurato nel cuore dell’Occidente
- la battaglia per la visibilità dei calciatori gay è fondamentale per dare una spallata al feroce maschilismo tossico che permea il mondo del calcio, che è un’industria miliardaria che sposta masse, le forgia e le influenza
- davvero vogliamo lasciare questo tema a Fabrizio Corona, o forse è meglio portare questo tema su una pagina “protetta” come questa?
Non è la prima volta che l’ex “Re dei Paparazzi” si avventura in incursioni discutibili nel mondo del pallone, che cuba un fatturato di 47 miliardi di euro l’anno e incide per il 28% sulla movimentazione di denaro che coinvolge tutti gli sport.Questa volta Corona fa un outing violando la privacy di Kenan Yildiz, stella di prima grandezza, promessa nascente della Juventus e della nazionale turca. Con l’ennesimo outing, Corona si arroga il diritto di rivelare l’orientamento sessuale di un individuo senza il suo consenso, un atto che non può essere giustificato, neanche con la pretesa di voler denunciare l’omofobia nel calcio.
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Lo squallido spettacolo dell’outing
È comportamento non nuovo per Corona. Già in passato, il suo nome è stato associato a episodi simili: “uno squallido sciacallaggio”. L’outing forzato non è uno strumento di denuncia, ma una forma di violenza che priva le persone del diritto di gestire autonomamente la propria identità e narrazione personale. Le rivelazioni di Corona non servono ad abbattere l’omofobia: amplificano il clima di stigma, costringendo i protagonisti a difendersi da un’attenzione mediatica morbosa. E l’outing di Yildiz non fa eccezione. Corona, con il pretesto di indagare sull’omofobia nel calcio, ha scelto di sacrificare un giovane calciatore sull’altare della visibilità personale. Forzare il coming out di una persona significa non rispettare la complessità delle sue scelte e delle circostanze.
Un sistema ostile e retrogrado
L’intento dichiarato di Corona sarebbe quello di esporre le dinamiche oppressive di un ambiente, quello calcistico, che scoraggia i propri atleti dal vivere apertamente la propria sessualità. In effetti, il calcio italiano resta ancorato a una mentalità antiquata, come testimoniato dalle difficoltà di atleti come Jakub Jankto (qui il meraviglioso bacio al suo compagno), il quale ha coraggiosamente scelto di fare coming out – “Sono felice e non devo più nascondermi” -, affrontando però un backlash significativo. Tuttavia, il metodo di Corona è profondamente sbagliato. Denunciare l’omofobia non può mai passare attraverso la violazione della privacy e dei diritti di chi si vuole tutelare.
Il valore dell’autodeterminazione
La vicenda di Yildiz, come in passato di Pavard, ci ricorda quanto sia importante difendere il principio di autodeterminazione, soprattutto in un contesto ostile come quello calcistico, dove il coming out rappresenta ancora una sfida enorme. Forzare una persona a dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale non è solo un atto lesivo della dignità individuale, ma rischia di compromettere ulteriormente il clima già fragile che assedia calciatori eventualmente LGBTIAQ+.
Non è compito della stampa o di figure pubbliche imporre un’agenda personale sui protagonisti di queste vicende. La scelta di dichiararsi dovrebbe essere sempre libera e consapevole, frutto di un percorso personale, mai di un’imposizione esterna.

Il problema calcio e omosessualità
Kenan Yildiz non ha chiesto di essere un simbolo. L’attacco alla sua privacy intentato nell’ambito di una caccia allo scoop, ci ricorda quanto il calcio resti uno spazio blindato per le persone LGBTIAQ+. Corona grida all’omofobia, ma il suo gesto è un tradimento: l’outing è violenza, mai liberazione. Eppure, c’è una domanda che brucia: quando il calcio avrà il coraggio di affrontare davvero il tema della visibilità dei calciatori gay (qui la lista dei calciatori gay che hanno fatto coming out)? L’industria da miliardi si nasconde dietro i suoi contratti e il silenzio imposto ai giocatori. Fuori, intanto, il mondo si fa più feroce. Trump, con la sua crociata anti-LGBTIAQ+, ci mostra cosa c’è in gioco: la libertà di esistere, di competere, di vivere apertamente.
L’Outing come strumento politico
Outing: una parola che pesa, una ferita. Violenza o atto politico radicale? Diverso dal coming out, che è libertà di dichiararsi, l’outing è violenza: la rivelazione non consensuale di una realtà intima. Si dice gesto politico, ma spesso è sopruso, spettacolo. Dietro, c’è l’illusione di scuotere coscienze, ma resta un atto che toglie alle persone il controllo sulla propria identità. Esistono contesti dove l’outing è stato rivendicato per rompere tabù, ma a quale prezzo? La privacy è un diritto, l’autodeterminazione un principio sacro. Forzare questa scelta significa perpetuare lo stigma, non combatterlo.

Possiede la doppia cittadinanza turca e tedesca. Suo padre è turco e sua madre è tedesca.
Perché abbiamo parlato dell’outing a Kenan Yildiz
Abbiamo scelto di pubblicare questo articolo non per dare spazio a Fabrizio Corona, ma per proteggere ciò che è stato violato: la privacy, la dignità, l’autodeterminazione. La vicenda di Kenan Yildiz non può essere ridotta a un titolo sensazionalistico; è il simbolo di una battaglia più grande, quella per il rispetto delle persone LGBTIAQ+ nel calcio e oltre.
Gay.it si assume la responsabilità di raccontare senza spettacolarizzare, di analizzare senza tradire. Non possiamo permettere che un outing diventi spettacolo, né ignorare quanto sia urgente affrontare il tema della visibilità. Questo articolo non è su Corona: è per chi legge, per chi crede che un’altra narrazione sia possibile, una che protegga invece di esporre, una che parli di libertà e non di scandali.
I commenti social all’outing a Yildiz
I commenti social sulla vicenda Yildiz e l’outing di Fabrizio Corona riflettono un tono complessivo di condanna e disapprovazione verso l’ex paparazzo. Molti utenti sottolineano l’assoluta mancanza di rispetto e privacy nel gesto di Corona, chiedendosi perché una questione così personale debba essere sfruttata da Corona per fare promozione a sé stesso. Frasi come “Ma saranno pure affari loro” e “A noi interessano le notizie sul calcio, non i pettegolezzi” ribadiscono l’idea che l’orientamento sessuale di un calciatore non dovrebbe essere oggetto di discussione pubblica, a meno che non sia egli stesso a parlarne. C’è anche chi ironizza sul passato di Corona e sulle sue motivazioni, accusandolo di cercare visibilità a ogni costo: “Che squallore questo personaggio”, oppure “Corona cosa si vuole inventare per mantenersi rilevante?”. Altri ancora mostrano totale disinteresse verso la notizia, evidenziando quanto il focus dovrebbe essere sulle prestazioni sportive di Yildiz e non sulla sua vita privata: “Yildiz deve segnare, il resto sono affari suoi”.

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CORONA, ANCORAAAAA!!!???