Un lungo articolo firmato Luciano Moia che avrà fatto andare di traverso la colazione a tutti i cattoestremisti d’Italia, con Salvini, Meloni, Pillon e Adinolfi bisognosi di sali per riprendersi dallo chos. L’Avvenire, ovvero il quotidiano dei vescovi, di quella CEI che ancor prima che il DDL Zan venisse presentato aveva già sparato a zero contro la legge, ha ieri pubblicato un’analisi dal titolo inequivocabile: “L’identità di genere a scuola: perché se ne può parlare“.

Un primo, atteso, doveroso cambio di passo rispetto a quanto scritto fino al mese scorso, quando improvvisamente, dal nulla, il principale ‘problema’ del DDL Zan era diventato l’istituzione di una Giornata nazionale contro l’omotransfobia nelle scuole.

Il deputato nonché relatore della legge Alessandro Zan, da subito, era stato chiarissimo, sottolineando come «non si prevede in alcuna parte della legge l’introduzione di fantasmatiche “ore di gender”, né si espongono studentesse e studenti a chissà quali contenuti scabrosi. Si prevede semplicemente che, in occasione della Giornata nazionale contro l’omotransfobia, possano svolgersi nelle scuole iniziative dedicate a richiamare i valori del rispetto e del contrasto delle discriminazioni e della violenza motivate da orientamento sessuale e identità di genere». Nè più nè meno, ma tanto era bastato per scatenare la destra nazionale.

Obiettivi in larga parte condivisibili“, scrive ora Luciano Moia su l’Avvenire, rimarcando come sarà decisivo capire il modo in cui verranno declinati questi propositi e, soprattutto, come potrebbe essere strutturato nelle scuole il percorso di avvicinamento a questa Giornata se la legge dovesse superare l’esame del Senato. A detta di Moia, la legge Zan, “pur con tutti i suoi aspetti problematici che abbiamo già messo in luce, potrebbe rivelarsi un’opportunità anche in chiave educativa per riflettere, anche nelle scuole, su temi ormai irrinunciabili“.

La posizione secondo cui non sarebbe corretto affrontare a scuola questi argomenti perché “divisivi” o addirittura imbarazzanti non regge in alcun modo. I nostri ragazzi non solo ne parlano, cercano informazioni, si guardano dentro per capire e per capirsi, ma arrivano a definire come “normali” scelte che interrogano e, in molti casi, spiazzano noi adulti.

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E qui Moia snocciola numeri, statistiche, in arrivo dall’ultimo Rapporto Giovani della Fondazione Toniolo, che indaga sulle relazioni sentimentali della fascia d’età tra i 13 e 18 anni, dove ben il 10,3% dei ragazzi e il 4,6% delle ragazze dichiara di avere un rapporto stabile omosessuale. “Possiamo prendere questi dati come trascurabili? Possiamo fingere che non facciano emergere una tendenza o non rivelino nulla di significativo?“, si domanda Moia, che guarda ad “una questione “anche” educativa – oltre che esperienziale, ormonale, genetica, culturale, ecc. – che non può essere elusa né dai genitori, né dalla scuola“.

Non basta ribadire come un mantra l’evidente suddivisione binaria della natura umana“, insiste Moia. “Una parte dei nostri ragazzi vive anche “quelle” esperienze e ci chiede di non fingere indifferenza, di essere accolta e aiutata a capire. Ma chi ha competenze e strumenti per farlo in modo coerente e sereno?“.

D’altronde non si può scaricare ogni responsabilità su quel misterioso mostro gender che di notte si avventerebbe sugli infanti d’Italia, come da anni sbraitano i cattoestremisti d’Italia, aggiungiamo noi.

Non c’è una minima percentuale di responsabilità anche nel fatto che le famiglie, a loro volta confuse, hanno smesso di essere un riferimento educativo?“, conclude Moia. “E che nelle scuole e nelle altre agenzie educative sia così difficile organizzare progetti di educazione all’affettività e alla sessualità capaci di mescolare con saggezza la norma dell’ideale con l’umanità del bene possibile?“.

Un ponte di dialogo forse inatteso, quello presentato ieri dal quotidiano Avvenire, che dovrebbe far riflettere soprattutto quei parlamentari, deputati e senatori della Repubblica che da mesi si riempiono la bocca di retorica e menzogne, pur di affondare una sacrosanta legge di pura e semplice civiltà.

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