Dopo l’appuntamento di Ostia dello scorso 12 luglio, il Lazio Pride 2025 è arrivato a Rieti ieri, sabato 13 settembre, per il suo secondo grande evento dell’anno. La città ha ospitato una parata sentita, colorata e partecipata, organizzata da Arcigay Rieti e dal coordinamento Rieti Lazio Pride, che ha chiuso una settimana interamente dedicata alla comunità LGBTQIA+. La Pride Week aveva infatti proposto spettacoli come quello di Simonetta Musitano, il talk “Oltre il sangue: la Queerness familiare”, la mostra fotografica “Identitas” e la musica dal vivo di Ginevra Morsili.

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Una parata “Sfacciatamente Queer”
Il corteo del Rieti Pride ha attraversato il cuore della città da piazza della Repubblica a piazza Cesare Battisti, passando anche sul Ponte Romano, con lo slogan “Sfacciatamente Queer”, filo conduttore di questa edizione. Al centro del messaggio c’è stata la volontà di dare spazio e visibilità alle lotte delle persone trans e a una prospettiva transfemminista.
“Queer è un termine ombrello che raccoglie una varietà di identità sessuali e di genere che non sono incluse nella sigla LGBTQ+ ma che hanno diritto di essere – ha dichiarato Roberta durante la marcia –. Abbiamo bisogno di nuovi vocaboli, perché quando si dà nome a qualcosa, allora comincia ad esistere”.
Lazio Pride a Rieti: tra corpi, rivendicazioni e diritti
Oltre ai colori e alla musica, grande attenzione è stata dedicata alla sostenibilità ambientale e all’accessibilità. Le decorazioni erano completamente biodegradabili e lungo il percorso i partecipanti hanno potuto riempire le borracce alle fontanelle della città.
L’andatura lenta del corteo ha permesso a tutti di partecipare, mentre interpreti LIS, tappi antirumore e uno staff ben riconoscibile hanno garantito inclusione e sicurezza. A fare da madrina della giornata è stata Margò Paciotti, artista e drag queen, che ha animato la parata accompagnata da un dj set coinvolgente.
Durante le soste, dal palco sono arrivate parole nette e politiche. La presidente di Arcigay Rieti ha sottolineato che il Pride non è soltanto una festa ma soprattutto una voce per chi non ce l’ha: “Anche chi ha strappato la nostra insegna oggi non può ignorare questa massa di persone. Oggi siamo qui anche per le persone meno rappresentate della nostra comunità, che il nostro territorio nasconde”.
Sono stati affrontati temi come l’assenza di una legge nazionale contro i crimini d’odio, il mancato riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, l’accesso all’IVG senza ostacoli e il caso di Lucia Renga, la cui vicenda giudiziaria ha sollevato molte perplessità (la 44enne torinese denunciò l’ex compagno per maltrattamenti, poi assolto e condannato solo a un anno e sei mesi per lesioni perché, “va compreso, lei ha sfaldato il matrimonio”).
Gli organizzatori hanno ribadito: “Una comunità forte è quella che lotta per chi, in un determinato momento storico, è più a rischio. Non più debole, ma più esposta”.
La bandiera palestinese protagonista
Accanto alla bandiera arcobaleno ha sfilato anche la bandiera palestinese. Dal palco è stata espressa una posizione chiara: “Sosteniamo il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e ci uniamo agli appelli del movimento queer palestinese. Chiediamo la fine dell’occupazione, della violenza e dello sterminio in atto a Gaza”.
Un messaggio che ha voluto sottolineare l’intersezionalità delle lotte, anche se non sono mancate opinioni discordanti tra i partecipanti. Alcuni hanno ritenuto questa scelta fuori contesto rispetto al tema principale della manifestazione.
L’importanza dei Pride di provincia
Con la parata di Rieti, il Lazio Pride ha dimostrato ancora una volta che anche dalle province può partire una voce potente, capace di unire rivendicazioni politiche e momenti di festa. “Attraverso la visibilità e la resistenza dei nostri corpi e delle nostre storie vogliamo costruire una provincia in cui tutte le soggettività abbiano spazio e diritti”, è stato ribadito dal palco.
Un messaggio chiaro e forte, che conferma la vitalità del movimento e la sua capacità di dare nuova energia alle battaglie per i diritti LGBTQIA+.

