Lo schwa (ə) avanza, e l’Accademia della Crusca traballa come un dinosauro dai fragili artigli

La linguista Robustelli parla a nome della Crusca e si tradisce: noi siamo soltanto linguisti, non filosofi o sociologi. Appunto. Applausi.

schwa accademia della crusca
schwa accademia della crusca robustelli
3 min. di lettura

La linguista Cecilia Robustelli, ordinaria di Linguistica italiana presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, lavora da tempo con l’Accademia della Crusca sulla questione  schwa (ə).  In un’intervista a Dire, Robustelli spiega, con onestà intellettuale, come la questione dello schwa (ə) metta in crisi i grandi discorsi della conservazione a priori, come apra a ragionamenti su più piani, e soprattutto come lo schwa (ə) stimoli la conversazione e la conduca sui frastagliati lidi della complessità del contemporaneo. Per tutti coloro che preferiscono il bianco o il nero, non c’è spazio. Lo schwa (ə) e il tema del genere non possono essere archiviati con certi colpi di giochini petalosi. Bisogna essere predisposti al fluire liquido, ormai gassoso, dei nostri tempi.

La lingua italiana si può rendere più inclusiva, ma il sistema lingua deve funzionare e, per farlo funzionare, bisogna rispettare le sue regole. Questa – in sintesi – la premessa di Robustelli, che specifica “Parlo da linguista, non da filosofa o sociologa“. Che è un po’ come dire: il legislatore mica decide come dobbiamo vivere, è il popolo che fa scelte di vita e costume, e chiede al legislatore di governare attraverso leggi adeguate. Così la lingua. Con buona pace dei linguisti. Che non sono chiamati a indicare direzioni, ma ad accogliere i cambiamenti della comunità umana (leggi Sole24Ore) e codificarli in regole che supportino la solidità dei sistemi linguistici.

Il genere grammaticale – spiega Robustelli- viene assegnato ai termini che si riferiscono agli esseri umani in base al sesso. Il genere ‘socioculturale’, cioè la costruzione, la percezione sociale di ciò che comporta l’appartenenza sessuale, rappresenta un passaggio successivo”.

Ma questo è il punto di vista di una linguista. Infatti, il dubbio è immediato: ma se il genere cambia? Se nella realtà dei corpi e dei cuori e delle menti, il genere fluisce da un sistema binario di due (maschile e femminile) a plurimo (femminile, maschile  e molteplici sfumature non definibili femminili e non definibili maschili), come può la lingua italiana astenersi dalla rappresentazione della realtà? Giova qui ricordare il saggio adagio che dice:

La verità non esiste, esiste soltanto la realtà.

La lingua non è una religione costruita su dogmi. La lingua è un’emanazione della convivenza, e noi siamo, in quanto comunichiamo. Dunque, non è vero che comunichiamo, in quanto siamo. E per quanto la linguistica sia doverosamente chiamata a custodire il funzionamento del sistema linguistico, il sistema è il risultato di un’armonizzazione di elementi a priori. Fa bene Robustelli a ricordare che la linguistica viene dopo la filosofia e la sociologia. Infatti questa è una rivoluzione umana, non tecnica. Sono gli individui umani che stanno prendendo coscienza dell’inadeguatezza di un sistema binario: ci siamo forse fermati davanti alle scoperte quantistiche? Siamo forse rimasti imprigionati davanti alla rigidità algebrica uno, due, zero, meno uno, meno due? Dice Robustelli, cercando di mantenersi fedele alla propria missione di tecnica: “si eliminano gli accordi tra le parole e si mina l’intera coesione testuale: e questo è un fatto grave”. L’affermazione è disperatamente forte. Così forte, da mostrarsi debole. Risuona come una patetica sciocchezza balbettata da un dinosauro in decomposizione. Gli artigli fragili di un corpo vecchio si sbriciolano nel cercare di afferrare un presente che sta già scappando.

Robustelli sembra essere caduta in una trappola (giornalistica, ahimé). Con il tono della maestra – i tecnici sono tutti così, ma li amiamo per questo – Robustelli dice: “spesso le proposte ingenue sono animate da buone intenzioni ma irrealizzabili nella realtà della lingua italiana“.  Dunque ci sono buone intenzioni. Almeno quello. E però, spontanea, mi sobbalza sulle labbra un’esclamazione: poverina!

La realtà della lingua? C’è da scompisciarsi dal ridere. Quale sarebbe la realtà della lingua? Una realtà configurata altrove, distaccata dal mondo reale? Una dimensione a parte e autosufficiente? Un deserto di solitudine acre e perpetua? Quale sarebbe, di grazia, la realtà della lingua, gentilissima linguista Robustelli?

L’Accademia della Crusca traballa, manda avanti linguisti che, mantenendosi intellettualmente onesti, non riescono a difendere il conservatorismo dei vecchi dinosauri dai fragili artigli. Robustelli conclude “Piuttosto di affidare alla grammatica il compito irrealizzabile di comunicare nuovi generi o la decisione di non accettarli, perché non intensificare la discussione sul loro significato e approfondire le ragioni che ne motivano la richiesta di riconoscimento sociale? È il discorso il luogo adatto a questo scopo, non la grammatica”.

Esatto. Sia lodata l’onestà intellettuale di Cecilia Robustelli. Che il logos compia il suo corso, i tecnici verrano dopo. Gli umani stabiliranno che due generi sono insufficienti, la lingua assimilerà la realtà, i linguisti metteranno tutto a sistema. E buon Natale, anzi: buone feste!

 

In copertina abbiamo coniato – mi dicono in redazione “abbiamo rubato da un amicə poeta (o poetessə?)” – il neologismo SCHWANTASTIC. Che meravigliosa incertezza. Grazie poetessə!

 

 

 

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arbo 4.12.21 - 13:08

Ma quanta visibilita' cercate di dare a sta schkwazzata di schwa... Secondo voi la gente normale al di fuori di twitter o che ancora guarda a sto sito perche' ci sono articoli interessanti facendo slaloms tra asterischi e lettere capovolte, ne ha mai sentito parlare di sta roba? O di gente che vuol far diventare sta follia collettiva ( in minuscole camere di risonanza ) qualcosa di mainstream? “Parlo da linguista, non da filosofa o sociologa“ e' onesta' intellettuale. La stessa che manca agli schfwigati a cui piace saltare su carrozzoni di gente che protesta, senza preoccuparsi di quanto sta protesta sia ridicola. L'importante e' convincersi di esistere ed essere ascoltati, nonostante non si abbia niente da dire. Oggi e' sta lettera inventata, domani sara' il 6G che provoca il singhiozzo, dopodomani l'acqua che bagna. ""La realtà della lingua? C’è da scompisciarsi dal ridere. Quale sarebbe la realtà della lingua? Una realtà configurata altrove, distaccata dal mondo reale?" Cioe', i non binaries che accusano la gente normale, che sa di essere nata ( o diventata ) uomo o donna, di essere distaccati dal mondo reale? Un movimento rispettabile che reclamava uguaglianza e la fine di discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e' finito col diventare un circo dove si mettono in mostra fenomeni da baraccone convinti di essere Napoleone ( o ne' uomini ne' donne, in questo caso ). Ma almeno al circo qualcuno ci va, e se ne parla... Della schwa, chiedete in giro, no.

    Avatar
    calizza 4.12.21 - 23:13

    Unə che parla di "gente normale"&"fenomeni da baraccone" si commenta da solə. Brutta bestia l'omofobia interiorizzata ; -)

      Avatar
      arbo 5.12.21 - 8:41

      Mah, se uno pensa di essere un termosifone, Napoleone, Sailor Moon, una bicicletta o ne' uomo ne' donna si puo' anche lasciarlo parlare, ma quando inizia a schfrwacassare gli schwcoglioni se gli altri non si adeguano iniziano i problemi. Mo ci stanno i non binaries, gli health at every size, i no 5G, i no vax, i religiosi, quelli della schwa, quelli dell'asterisco, quelli del punto e virgola, i terrapiattisti, quelli dei puntini di sospensione... Stesso discorso che farei a un no 5G. Telefobia interiorizzata? Stesso discorso che farei a un health at every size. Girovitafobia interiorizzata? Stesso discorso che farei a un religioso. Agnostofobia interiorizzata? Stesso discorso che farei a un terrapiattista. Globofobia interiorizzata? Stesso discorso che farei a uno che dice di essere Sailor Moon. Cristallodilunafobia interiorizzata? Se uno e' matto o una vuole fare la stupenda a lamentarsi che la "O" e la "A" in fondo alle parole sono offensive non sono ne' mattofobo ne' stupendofobo a dirgli di cercarsi un hobby piu' costruttivo. Poi il signor Giuliano Federico si mette pure a dire "Con il tono della maestra" . Cioe', una che si smazza anni a studiare qualcosa e si permette di riportare quello che praticamente e' un consenso tra tutta la popolazione e' la maestrina rompiballe, mica come l'autorevolezza di uno o una che un giorno si svegliano e si inventano di mettere cose a caso fra le lettere dell'alfabeto. Che poi come si pronunciano? Ho gia' chiesto, ma nessuno ha saputo rispondere. La proposta mia e' schwa con un rutto, asterisco con una scoreggia? Siamo sicuri che prendere su disadattati tanto per fare numero non sia controproducente, e un numero maggiore di persone non interessate a ste scemenze vengano alienate? Perche' pure i leghisti, che non sono proprio subito furbi in genere, si sono trovati con sto fardello dei no vax attaccati e non gli sta portando molta fortuna ( per fortuna, aggiungerei ). Aspetto comunque un articolo di Giuliano Federico in cui i virologi che hanno contribuito a creare vaccini e cure varie vengano smentiti nei loro discorsi da maestrine da uno che la mascherina "oddio mi cala l'ossigeno nel sangue".

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