Verona, 2020. I due protagonisti della storia di oggi sono due uomini, di 59 e 48 anni. Apertamente omosessuali, hanno una relazione da 15 anni. A dicembre vorrebbero sposarsi, e la notizia è stata accolta con felicità da tutti, meno dalla famiglia di uno dei due futuri sposi.

La famiglia di Luca, infatti, non ha mai accettato il fatto che il ragazzo sia omosessuale. È stata violenta con lui, racconta, e solamente perché si vergognava di quello che la gente del posto avrebbe pensato di loro. Non la felicità del figlio, il pensiero della gente.

Alla notizia dell’unione civile, Luca è stato cacciato di casa. Non poteva entrare, nemmeno per prendere dei vestiti puliti o le sue cose. Ha così chiesto l’aiuto di un avvocato, il quale si è attivato intimando (tramite diffide) alla famiglia di far rientrare il figlio nell’abitazione.

Dalla cacciata di casa alle minacce di morte

La situazione, con il passare delle settimane e l’intervento dell’avvocato, è diventata sempre più critica. Dalla cacciata di casa si è passati alle minacce di morte, del tipo “se sposi quell’uomo, ti ammazzo“.

Minacce del genere anche nei confronti del compagno di Luca. Questo aveva avuto un incidente e Luca gli aveva dato le chiavi di una casa in montagna, appartenente alla sua famiglia. Come riporta il legale Matteo Tirozzi su L’Arena:

Il fratello minore del mio assistito gli ha urlato che se il suo compagno non se ne fosse andato dalla casa di montagna, avrebbe avuto di che pentirsene.

Ma non solo. Racconta di come il fratello abbia cercato di investirlo con un furgone.

Mio fratello ha cercato addirittura di investirmi con un furgone che usiamo in azienda per le consegne dei nostri prodotti. Ho cercato riparo dietro a una colonna. Credevo che la sua rabbia fosse sbollita e solo a quel punto ho iniziato a camminare nel cortile mentre lui, mio fratello, vedendomi allo scoperto, ha ingranato la retromarcia del furgone cercando di travolgermi. Tanto che io, molto spaventato, ho iniziato a cercare un nuovo riparo e sono caduto per terra. Solo a quel punto mio fratello ha desistito e se n’è andato, naturalmente senza neppure soccorrermi.

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Infine, rientrato in casa prima di andare in Pronto Soccorso per le medicazioni, è stato il turno della cognata omofoba, la quale gli ha detto che lo avrebbe richiuso in manicomio, istigando il fratello ad aggredirlo ancora.

Come molte altre volte, solamente l’intervento dei Carabinieri ha sedato le litigate più violente.

L’omofobia della famiglia

A chiudere la pochezza di questa famiglia degenere, il fatto che ha costretto Luca a rinunciare a gran parte degli utili dell’impresa di famiglia. La facoltosa famiglia veronese, infatti, gestisce una nota impresa della zona, nella quale lavora anche Luca, che ora avrà solo un misero 4%.

Nessun aiuto, nessun sostegno, nessun affetto. Una famiglia che non merita di essere definita tale.

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