70 anni di Mario Mieli, omaggio a un pioniere della liberazione omosessuale

"Io sento di aver vissuto situazioni la cui verità, pur nel particolare, reca in sé qualcosa di universale"

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ricordando Mario Mieli
Mario Mieli
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Il 21 Maggio 1952 nasceva a Milano una creatura pronta a cambiare il corso della storia: Mario Mieli, figlio di una famiglia ebraica benestante – madre insegnante di lingue, padre originario di Alessandria che negli anni Venti fondò una delle aziende tessili più importanti di Milano – si ribellò sin dalla tenera età allo status quo borghese: “Da bambino era attento, curioso, riflessivo, pieno di humour, amante dei giochi di parole” lo racconta la sorella Paola Mieli (psicoanalista e Presidente di Après-Coup Psychoanalytic Association) alle Radici dell’Orgoglio, parlando di un fratello acuto ma straordinariamente affettuoso, con cui aveva instaurato un rapporto simbiotico e un linguaggio comprensibile solo tra loro due, per commentare insieme la realtà attraverso una nuova lente.

Mario Mieli
Mario Mieli

Studente di spicco al Liceo Parini, a diciotto anni si alternava tra la lettura dei classici e la Fossa dei Leoni – regno del cruising e della prostituzione maschile milanese, presso il Parco Sempione. Nel 1969 fondò un circolo di poesia insieme a Milo De Angelis che diventa punto d’incontro per i giovani omosessuali: il linguaggio di Mieli mischiava riferimenti filosofici e termini degradanti, svalutati e riproposti con una veste potente e sovversiva.

Trasferito a Londra  per studiare la lingua, tra una festa libertina e l’altra, nei primi anni Settanta scoprì anche il Gay Liberation Front, che gli permise di entrare a contatto con l’attivismo omosessuale al massimo della sua esplosione – fresco delle rivolte di Stonewall. Un incontro che lo formò e motivò tanto da trasferire tutto quell’impegno politico anche nel nostro paese: tornato in Italia nel 1971, insieme ad Angelo Pezzana, fu tra i fondatori del FUORI! Prima associazione del movimento omosessuale in Italia. Quello di Mieli fu definito un attivismo etnografico: indossando liberamente abiti femminili, il suo travestitismo scompigliava le aspettative sociali e metteva in ridicolo prima di tutto il sistema eteronormativo: “Il travestito osa prendere in giro la legge del fallo” racconta Paola Mieli  “Se di fronte al travestito uno si mette a ridere è perché sta ridendo come se fosse di fronte uno specchio, di fronte una propria immagine deformata. In questa immagine riconosce l’assurdità della propria immagine”.

Il 5 Aprile 1972, Mario Mieli si presentò – insieme a circa 40 uomini e donne –davanti il Congresso Internazionale di Sessuologia di Sanremo: “Psichiatri, siamo venuti a curarvi!” recitavano i cartelli, e per la prima volta nella storia del nostro paese, il mondo queer lottava a volto scoperto contro le istituzioni.

Mario Mieli
Mario Mieli

Quando nel 1974 il FUORI! si aggregò al Partito Radicale, Mieli si allontanò gradualmente dal movimento. Tra i vari momenti memorabili: durante una manifestazione a Bologna, tolse il microfono a Dario Fo e invitò la folla a protestare contro il Vescovo in Piazza Maggiore piuttosto che ascoltare un attore. Tra fischi e urla indignate, Mieli rispose alzando la gonna e mostrando il fondoschiena all’intera folla inferocita. Alla fine del 1975, Mieli creò anche il collettivo teatrale “Nostra signora dei fiori“, luogo di spettacoli come “La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo.. ebbene sì”: lo spettacolo fu un totale capovolgimento della commedia teatrale, dove gli attori travestiti sul palcoscenico guardavano gli spettatori come se fossero degli attori. La piece era una diretta presa in giro ai dogma e i ruoli di genere interiorizzati dalla società, dove il mondo queer per la prima volta osservava quello eterosessuale con sguardo perplesso, invertendone le parti.

Il clamoroso e rivoluzionario percorso politico di Mieli non risparmiò controversie – dalla dichiarata coprofagia a complicate dichiarazioni sulla pedofilia – e sempre nel 1974 fu arrestato all’aeroporto di Heathrow, seminudo e nel tentativo di avere un rapporto con uno dei poliziotti. Venne incarcerato a Londra, trasferito nella sezione psichiatrica del Marlborough Day Hospital, per poi tornare in Italia sotto processo e costretto a restare in una clinica psichiatrica per più di un mese.

Nel 1976 fu tra i fondatori dei Collettivi Omosessuali Milanesi e nel 1977 pubblicò per Einaudi uno dei testi fondamentali nella storia della liberazione queer: “Elementi di critica omosessuale” è ancora oggi un libro di riferimento e immancabile nella storia delle teorie di genere, dove Mieli critica aspramente e senza indulgenza tutti i limiti dell’educazione eteronormata e capitalista (che lui chiama educastrazione). Un testo dalla doppia natura: da una parte un attacco alla psicoanalisi dell’epoca – anche definita “psicanazista” – che voleva “curare” l’omosessualità. Dall’altra un inno alla liberazione dei corpi, dove l’omosessualità non è più una piaga da debellare, ma al contrario parte intrinseca dell’essere umano che solo una volta accolta, può accompagnarci alla piena libertà sessuale.

Negli ultimi anni della sua vita, isolato da buona parte del movimento omosessuale, Mieli si immerse nella stesura del romanzo autobiografico Il Risveglio dei Faraoni, pubblicato solo postumo. Nella stessa annata, carriera artistica e politica vanno a scontrarsi con disturbi depressivi e psichici, che lo distaccano sempre di più dalla realtà. Il 12 Marzo 1983, a soli trent’anni, Mario Mieli morì suicida. La tragica uscita di scena di un pioniere del movimento, artista e attivista estremo che ha sfidato ogni limite pur di provocare la società benpensante, mettendo davanti i propri incommensurabili pregiudizi e liberando la nostra comunità da ogni oppressione.

So che tendo a generalizzare una mia esperienza che, in seguito a varie peripezie, mi portò a cliniche per “malattie mentali” […]. Certo, generalizzare è sbagliato: eppure io sento di aver vissuto situazioni la cui verità, pur nel particolare, reca in sé qualcosa di universale. E quanto so, ormai, esorbita da ciò che viene “normalmente” considerato normale.” (Elementi di Critica Omosessuale, Mario Mieli, 1977)

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