Al Forum di Assago (Milano), tra luci stroboscopiche e riff elettrici che incendiavano l’atmosfera, ieri Naska ha fatto il pienone. Naska – al secolo Diego Caterbetti – ha aggiunto un dettaglio che ha lasciato il pubblico senza parole: un lungo calzino infilato strategicamente nella calzamaglia color carne, nude-look come pelle, simulando un’allungata, grottesca enfatizzazione della virilità maschile, un pendaglio dimesso enorme e tutto sommato poco sexy. Un gesto teatrale, volutamente provocatorio, che si presta a molteplici interpretazioni. Così, mentre Fedez corre dietro a Vannacci, Naska, che pare abbia avuto intimità con Chiara Ferragni prima che Fedez e Chiara si lasciassero, ci propina una pantomima delle sue dimensioni genitali: perché questo pisellone posticcio?
Ridere del patriarcato o assecondarlo?
Naska, ribelle marchigiano che con “Rebel“, “La mia stanza“, “Spezzami il cuore“, “Punkabbestia”, “Cattiva”, “Polly” (bellissima ballata grunge) cerca di scardinare la monotonia della scena musicale italiana, oscillando come un pendulo tra due poli. È questo calzino una derisione del mito del “ce l’ho più grosso” che ha oppresso generazioni di uomini e donne? O, al contrario, una strizzata d’occhio ironica a quel patriarcato che il punk ha sempre disprezzato? Il pubblico si è diviso, tra chi ha applaudito l’atto come uno schiaffo alle convenzioni e chi, invece, vi ha letto una ripetizione, per quanto giocosa, di stereotipi obsoleti.
Il grido punk di Naska: “Badare al giudizio degli altri diventa una malattia” – Intervista
Eppure, in un’intervista rilasciata a Gay.it, lo stesso Naska aveva espresso una posizione apparentemente chiara: “Ognuno deve sentirsi libero di fare il ca**o che vuole e non bisogna mai preoccuparsi del giudizio degli altri.” Una filosofia punk che invita a smantellare ogni forma di etichetta, certamente i rigidi canoni della mascolinità tossica, ma anche quella della superficialmente definita cancel culture o cultura woke. Tuttavia, ci si domanda:
fino a che punto un gesto così estremo riesce davvero a rompere gli schemi? O rischia di perpetuarli, seppur sotto la maschera del sarcasmo?
La mascolinità in crisi
Il calzino di Naska getta l’appiglio per una brevissima riflessione sulla condizione del maschio contemporaneo. Perché, in una società che sembra voler superare i paradigmi patriarcali, resta così cruciale la dimensione – fisica, ma anche simbolica – dell’organo sessuale maschile? La performance di Assago, per quanto divertente, sembra accendere i riflettori su un’insicurezza diffusa: quella di uomini che, intrappolati tra vecchi dogmi e nuove aspettative, non sanno più come definire il proprio ruolo.

Naska non è nuovo a simili provocazioni. In quella stessa intervista a Gay.it, aveva dichiarato di sentirsi estraneo al machismo stereotipato di generi musicali come la trap, preferendo il caos libero e irriverente del punk rock. “Non mi importa dei soldi, voglio fare musica,” aveva detto, rifiutando compromessi che a suo dire avrebbero tradito la sua autenticità. Ma si può davvero parlare di autenticità in un atto così studiato, progettato per diventare virale?
Naska è nudo, Elodie anche, ma…
e poi #elodie viene massacrata per un body
prova a non dire MISOGINIA
— Elodie Supporter (@elodiesupporter) December 7, 2024
Quando un artista maschile come Naska si esibisce con un calzino sui genitali, la società spesso lo celebra come un atto di ribellione e audacia. Al contrario, quando una donna come Elodie appare nuda in un video musicale, come nel caso di “A fari spenti“, si scatena una tempesta di critiche e accuse di oggettificazione. Elodie ha risposto alle critiche pubblicando immagini di colleghi maschi nudi, evidenziando la disparità di trattamento. Una doppia morale che celebra il fallo maschile in tutta la sua straripante e patetica volontà di potenza, mentre censura la nudità femminile, in un infinito perpetuarsi dei meccanismi patriarcali che controllano il corpo delle donne e ne limitano la libertà espressiva.
Elodie si spoglia e scatta la polemica: siamo ancora a questo punto?
Provocazione o strategia?
Dietro il calzino, dunque, si nasconde una domanda più profonda: chi è il vero destinatario di questo messaggio? Naska parla al patriarcato o ai suoi fan? E quale posto occupano queste performance nella lotta contro la mascolinità tossica? Forse, come lui stesso suggerisce nel tatuaggio che porta sul fianco – “No future” – non ci sono risposte definitive. Ma è proprio nel dubbio, nel caos, che il punk trova la sua ragion d’essere. E nel dubbio devono lasciarci i veri artisti, soprattutto un questo tempo di pappagalli che strombazzano certezze.
La citazione dei Red Hot Chili Peppers

Il gesto di Naska al Forum di Assago richiama una celebre provocazione dei Red Hot Chili Peppers, che nel 1983 si esibirono al Kit Kat Club di Los Angeles indossando solo un calzino sui genitali. Ideata dal frontman Anthony Kiedis, questa trovata nacque in un contesto di strip club hollywoodiano, contribuendo a diffondere rapidamente la notorietà della band. Per i Red Hot Chili Peppers, l’uso del calzino rappresentava una sfida alle convenzioni sociali e un’espressione di libertà artistica, e incarnava lo spirito ribelle e anticonformista del rock. Allo stesso modo, Naska sembra voler omaggiare questa tradizione, utilizzando il calzino come simbolo di ribellione e critica verso le norme patriarcali e la mascolinità tossica. Non c’è una ragione, non c’è un obiettivo, è il punk (ricordiamo le rose di Blanco, il solito bastardo).
Le date dei prossimi concerti di Naska
Sotto le luci del Forum di Assago, davanti a 11.000 spettatori, Naska ha svelato un nuovo capitolo della sua carriera: l’“Unplugged Tour”, una transizione dal caos elettrico del pop punk all’intimità di arrangiamenti acustici. Un viaggio attraverso i grandi teatri italiani, che, a partire dalla primavera, vestiranno le sue canzoni di nuova pelle. Le corde distorte si faranno delicate, i ritmi frenetici si piegheranno al soffio del silenzio, spiegano dall’ufficio stampa, e il ribelle marchigiano, sempre in bilico tra provocazione e autenticità, mostrerà una vulnerabilità mai vista. Forse, in questa dimensione più raccolta, il pubblico avrà l’occasione di scoprire non solo l’artista, ma l’uomo che si cela dietro il personaggio. Un gesto, questo, che potrebbe risuonare come una dichiarazione: la ribellione non ha bisogno di amplificatori per esistere. Ecco le date:
- Giovedì 6 marzo 2025 – MONTECATINI TERME (PT) @ Teatro Verdi – DATA ZERO
- Martedì 11 marzo 2025 – PADOVA @ Gran Teatro Geox
- Mercoledì 12 marzo 2025 – TORINO @ Teatro Colosseo
- Domenica 16 marzo 2025 – CIVITANOVA MARCHE (MC) @ Teatro Rossini
- Martedì 18 marzo 2025 – BOLOGNA @ Teatro Celebrazioni
- Sabato 22 marzo 2025 – MILANO @ Teatro degli Arcimboldi
- Martedì 25 marzo 2025 – ROMA @ Auditorium Parco della Musica – Sala Sinopoli
