Ad una prima lettura parrebbe essere una boutade in stile Lercio, se solo non fosse tutto incredibilmente reale.

In Russia un 22enne è stato dichiarato colpevole di aver violato la legge fascista sulla propaganda LGBTQ+ per aver condiviso un’immagine dei Queen in abiti drag tratta dall’iconico video “I Want to Break Free“, con Freddie Mercury versione casalinga. Ne dà notizia Novaya Gazeta Europe.

I Want to Break Free dei Queen è “propaganda LGBTQIA+”

Russia, condannato per aver condiviso un'immagine dei Queen in drag: "È propaganda LGBTQIA+" - Queen cover I Want To Break Free - Gay.it

La condanna “per aver diffuso immagini che promuovevano stili di vita alternativi” è dello scorso anno ma solo ora, grazie al ricorso in appello presentato dal 22enne, sono emersi dettagli specifici relativi ai suoi presunti crimini. L’uomo aveva condiviso l’immagine dei Queen in drag sulla piattaforma social VK. Era un semplice fotogramma del leggendario video del 1984. Il giovane ha sottolineato come non volesse “promuovere la vita LGBTQIA+” ma semplicemente condividere un estratto dal video di una band famosa in tutto il mondo.

Ma il tribunale ha respinto questa argomentazione, rimarcando come l’uomo avesse precedentemente condiviso sul suo profilo VK foto di uomini che si baciavano e di uomini in abiti femminili.

Nella sua sentenza, la corte ha affermato che “pubblicare una foto dei Queen vestiti con abiti femminili su un sito web non può essere interpretato in alcun contesto musicale, dato il significato generale delle informazioni diffuse“. Secondo il giudice le azioni dell’imputato “valutano positivamente le relazioni sessuali non tradizionali come naturali” e “distorcono la comprensione delle relazioni tra uomini e donne, minando i valori della famiglia“. Il tribunale lo ha inoltre ritenuto colpevole di aver pubblicato altro materiale vietato, tra cui una bandiera dell’Esercito Insurrezionale Ucraino. Per questo il 22enne ha ricevuto 10 giorni di detenzione amministrativa.

Il “caso” I Want To Break Free

Al momento della sua uscita nel 1984, MTV vietò il video dei Queen “I Want To Break Free” negli Stati Uniti d’America. I dirigenti dell’emittente temevano che non sarebbe stato ben accolto dagli americani più conservatori. Il chitarrista Brian May ha poi confermato che le reazioni al video danneggiarono il successo dei Queen negli Stati Uniti.

Nel Regno Unito il video diretto da David Mallet venne invece accolto positivamente. Seguendo la tradizione del travestitismo nella commedia britannica, il video non era altro che una parodia dei personaggi della seguitissima soap opera inglese Coronation Street. 42 anni dopo la sua uscita, il video di I Want To Break Free è giustamente considerato un classico, un cult assoluto, uno dei video più iconici degli anni ’80 con quasi 600 milioni di visualizzazioni su Youtube.

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La censura omobitransfobica putiniana non conosce limiti

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Dal 2013 la Russia vieta produzione e diffusione di contenuti LGBTIAQ+ rivolti ai minori, ma nel 2022 il divieto è stato esteso a tutti i contenuti (non solo rivolti ai minori) ritenuti “propaganda gay” dal regime repressivo di Vladimir Putin. Una censura a tutti gli effetti nei confronti di libri, serie tv, film, programmi, canzoni, festival e manifestazioni che possano in qualsiasi modo rappresentare le esistenze LGBTQIA+, da Vladimir Putin cancellate per legge. I ​​trasgressori possono incorrere in multe fino a 400.000 rubli, mentre le organizzazioni possono essere multate fino a 5 milioni di rubli. Nel 2024 la Corte Suprema russa ha ulteriormente inasprito la repressione etichettando il cosiddetto “movimento LGBT internazionale”, che non esiste come organizzazione formale, come gruppo “estremista”. La sentenza ha di fatto criminalizzato l’attivismo, l’espressione e la visibilità LGBTQ+.

Negli ultimi due anni l’applicazione della legge si è intensificata. Le autorità hanno multato un uomo che scherzando aveva detto di essere il fondatore del movimento LGBTQ+, hanno incarcerato personale queer di bar e proprietari di locali, hanno arrestato decine di persone intente a ballare, hanno costretto Duolingo a rimuovere contenuti con linguaggio inclusivo, hanno vietato l’AIDS Foundation di Elton John, hanno etichettato My Little Pony come contenuto vietato ai minorenni, hanno bloccato Roblox, vietato l’uscita cinematografica a decine di film e ritirato dopo 40 anni IT di Stephen King, multato librerie ed espulso uno studente universitario gay per aver pubblicato video di trucco on line,  multato una donna per un post social con bandiere rainbow,  accusato le piattaforme di streaming russe di aver violato la legge contro la “propaganda LGBTQ” mentre la serie fenomeno Heated Rivalry sbanca tra gli streaming illegali e dichiarato ILGA World “organizzazione indesiderabile”.

Verstka ha confermato che i tribunali russi utilizzano sempre più la legge sulla propaganda anti-LGBT per perseguire i singoli individui. Nella prima metà del 2025, in 104 casi diversi sono state comminate multe per 20,7 milioni di rubli (270.000 dollari). Procedimenti penali che possono essere semplicemente devastanti per chi li subisce.

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