La persecuzione russa verso le identità non conformi assume contorni sempre più grotteschi. Dopo la vicenda dell’agente di viaggi a tematica LGBTQIA+, arrestato e trovato morto in cella, l’ultimo capitolo arriva da Tula, a sud di Mosca, dove otto persone sono state condannate e multate perché “sembravano troppo gay”.
I fatti risalgono a febbraio 2024, ma solo ora emergono dai documenti del tribunale resi pubblici dal giornale indipendente Verstka. Teatro dell’assurdo, il Tipografia, ennesimo nightclub nel mirino dei raid repressivi delle autorità. Anche questa volta, come spesso accade, sono i video diventati virali sui social a raccontare l’accanimento spietato della polizia verso gli spazi queer.
Gli agenti, bardati in uniforme militare ed elmetti, hanno fatto irruzione nel locale durante un evento a tematica “My Little Pony”, individuando otto uomini il cui stile di abbigliamento è stato giudicato “sospetto”. Le accuse? “Cercare di suscitare interesse per relazioni sessuali non tradizionali”. Una motivazione che, per quanto già arbitraria sulla carta, nella pratica assume i contorni del ridicolo.
Le descrizioni fornite dalla polizia sembrano infatti uscite più da un romanzo distopico che da un verbale giudiziario. Un uomo indossava un corsetto da donna sopra un torso nudo, con croci di nastro adesivo nero sui capezzoli. Un altro, più audace, sfoggiava calzini rosa, un kimono sbottonato e collant a rete. Il tutto completato da capelli arancioni e tatuaggi rossi sul viso.
Un altro dei fermati, un barista, ha invece evitato la multa grazie a una difesa creativa: “Sono un dark”, ha dichiarato. Piercing alle sopracciglia, capelli turchesi e maglietta arrotolata sarebbero stati, a suo dire, solo una scelta estetica.
Per quanto riguarda gli altri fermati, i giudici non hanno invece avuto dubbi: quegli abiti erano una violazione della legge. “L’aspetto dei detenuti non è coerente con l’immagine di un uomo di orientamento sessuale tradizionale,” hanno scritto nelle sentenze. Due delle otto persone fermate sono state multate per 50mila rubli ciascuna, circa 420 euro, una cifra che per molti in Russia è ben oltre la metà di uno stipendio mensile. Intanto, il club Tipografia è stato costretto a chiudere i battenti: il nuovo proprietario dei muri ha deciso di rescindere unilateralmente il contratto di locazione per motivi non specificati.
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Russia, tutti i danni della legge anti-gay nel 2024
In Russia, la legge contro la cosiddetta “propaganda LGBT+” compie un decennio. Nata per mettere al bando materiali che promuovano “relazioni non tradizionali”, si è ben presto – come da disegno – trasformata in un’arma per colpire attivisti e organizzazioni per i diritti umani. Fino al 2022 si applicava esclusivamente alla comunicazione rivolta ai minorenni. Un limite che, negli ultimi due anni, è stato abbattuto, anche grazie alla categorizzazione del “movimento internazionale LGBTQIA+” come estremista.
C’è una guerra anti-LGBTI globale guidata da Putin e mira a destabilizzare le democrazie occidentali
Nel 2024, i tribunali russi hanno esaminato almeno 131 casi legati alla cosiddetta “propaganda LGBT”, un’etichetta che ormai basta a etichettare libri, film, clip musicali e persino chi osa mostrarsi troppo colorato nel vestirsi. Lo racconta l’indagine di Verstka, che ha setacciato i database dei tribunali per quantificare l’entità di questa caccia alle streghe burocratica.
Tra i sanzionati figurano 71 cittadini — russi e stranieri — e 20 enti giuridici. I protocolli, redatti sulla base degli articoli 6.21 e 6.21.2 del Codice amministrativo, rappresentano l’arma con cui il sistema giuridico combatte ciò che considera “relazioni non tradizionali”. Per i giudici, alcune accuse erano talmente deboli da restituirle alla polizia per “carenze nei rapporti”. Tre casi sono stati addirittura archiviati, e altrettante multe annullate in appello.
Ma il conto finale resta pesante: 25 milioni di rubli di multe (circa 250mila euro) comminate nel solo 2024.
Tra le vittime più colpite di questa stretta ci sono i media: un semplice errore — come dimenticare di apporre l’etichetta “vietato ai bambini” su un film con una scena d’amore tra persone dello stesso sesso — può costare fino a 4 milioni di rubli o la chiusura temporanea della piattaforma.
Ma è ormai quasi impossibile, a tutti i livelli, sfuggire dall’ondata repressiva voluta da Vladimir Putin in difesa dei “valori tradizionali”: si può essere multati per un paio di innocui orecchini arcobaleno o per un bacio scambiato nel momento e nel luogo sbagliati. E c’è chi, solo per aver organizzato viaggi a tema LGBTQIA+, viene trovato morto in carcere in circostanze misteriose.
