La sentenza 143/2024 della Corte Costituzionale ha innescato un acceso confronto tra attivisti, giuristi e comunità trans e non binarie. Sul tema, nelle passate ore, hanno dibattuto due esponenti importanti della comunità trans: Roberta Parigiani e Christian Leonardo Cristalli. La pronuncia, accolta da molti come un passo avanti verso la tutela dell’autodeterminazione di genere, presenta però alcune criticità soprattutto per quanto riguarda l’accesso agli interventi medico-chirurgici a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
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Cosa dice la sentenza 143/2024 della Corte Costituzionale
La sentenza n. 143/2024 della Corte costituzionale italiana affronta la questione della rettificazione dell’attribuzione di sesso per le persone trans e non binarie, originata da un caso sollevato dal Tribunale di Bolzano. La pronuncia valuta anche la necessità dell’autorizzazione giudiziale per i trattamenti medico-chirurgici di adeguamento dei caratteri sessuali.
La Corte ha dichiarato inammissibile la questione relativa alla possibilità di registrare il genere non binario nei registri di stato civile, ritenendo che si tratti di materia di competenza legislativa e non risolvibile con una pronuncia giudiziaria. Al contrario, ha giudicato fondata l’eccezione sull’obbligo di autorizzazione giudiziale per gli interventi chirurgici, sancendo l’incostituzionalità della norma quando il tribunale abbia già riconosciuto sufficiente il percorso di transizione per la rettifica dell’attribuzione di genere.
In questo modo, la sentenza rafforza la tutela dei diritti e dell’autodeterminazione delle persone trans e non binarie, riducendo rigidità procedurali ormai prive di giustificazione, ma delega al legislatore la possibilità di introdurre un “terzo genere” negli atti pubblici.
Pur segnando un passo avanti nella semplificazione dei percorsi per gli interventi affermativi di genere, la pronuncia lascia aperta una forte disparità tra chi può permettersi percorsi privati e chi dipende dal SSN.
Proprio su questi aspetti si sono confrontati, nelle ultime ore, due esponenti di primo piano della comunità trans: Roberta Parigiani e Christian Leonardo Cristalli.
Le criticità secondo Roberta Parigiani
Roberta Parigiani, attivista trans, avvocata e portavoce politica del MIT – Movimento Identità Trans, in un recente post social ha sottolineato la solidarietà verso Carmine Mazza Ferrara, ricercatore e attivista napoletano, che ha aperto un crowdfunding per sostenere le spese della sua mastectomia.
Partendo dalla storia personale di Carmine, ha condiviso con i suoi utenti un commento sulla sentenza 143/2024 della Corte Costituzionale, mettendo in evidenza le principali criticità:
“La sentenza 143/2024, che molte persone hanno salutato come un grande passo avanti… in realtà nasconde più insidie che utilità: tra cui rendere molto complicato, per le persone non binarie, effettuare gli interventi affermativi a carico del SSN. Con l’abrogazione (parziale) dell’autorizzazione giudiziale agli interventi, si è aperta una strada che, però, abbraccia solo chi ha il solito privilegio economico di accollarsi le spese di un intervento che, invece, dovrebbe essere a carico della sanità pubblica”.
Una lettura più positiva: il punto di vista di Cristalli
Non tutti, però, condividono l’interpretazione critica della sentenza. Christian Leonardo Cristalli, Responsabile nazionale politiche trans* di Arcigay, ha avanzato una letterura più positiva, evidenziando come la pronuncia possa aprire scenari più favorevoli:
“Come abbiamo già avuto modo di dirci Roberta, la vediamo in modo diametralmente opposto sulle possibilità offerte da questa sentenza. La lettura di alcuni giuristi è positiva, poiché ad oggi permette a molte persone trans e non binarie di sottoporsi agli interventi chirurgici senza dover portare alcuna sentenza, e senza aver attivato alcun iter in tribunale per la rettifica anagrafica”.
Cristalli riconosce che il testo della sentenza è “pasticciato e impreciso”, ma sottolinea il vantaggio pratico:
“Si risparmia un calvario in tribunale che ci vogliamo togliere dai piedi… Nel privato lo stanno facendo, ma nel pubblico no. E questa è una grande ingiustizia e ha a che vedere con la lotta di classe. Il diritto alla salute deve essere garantito a prescindere dalle possibilità economiche”.
Secondo Cristalli, le associazioni dovrebbero fare advocacy sulle ASL per aggiornare i criteri di accesso anche nel settore pubblico, garantendo equità e diritto alla salute a tutte le persone trans e non binarie.
Anche Carmine, ha condiviso le difficoltà pratiche: “Per quanto in mia conoscenza, la sentenza 143/2024 consente, in teoria, anche a una persona non binaria di sottoporsi a chirurgia senza passare dal tribunale. In pratica, però, il sistema sanitario pubblico non ha ancora aggiornato protocolli e procedure: gli ospedali continuano a richiedere la sentenza per tutelarsi. Ad oggi, da quel che mi risulta, solo nel privato questa pronuncia trova applicazione”.
Cristalli ha confermato la situazione, aggiungendo l’urgenza di un intervento collettivo: “E’ esattamente così, anche a noi risulta questo, ed è per questo motivo che dobbiamo batterci tutte insieme per far sì che anche nel pubblico gli effetti di questa sentenza ricadano e permettano alle persone di operarsi senza il calvario de tribunali, di potersi mettere in lista senza l’obbligo di una sentenza”.
Carmine Mazza Ferrara: il suo percorso di affermazione di genere

Carmine Ferrara, napoletano, è un sociologo e attivista trans, con esperienza nel lavoro con comunità marginalizzate, richiedenti asilo e rifugiati. È anche cantautore e rapper, nonché fondatore del progetto musicale Mamm Ro Carmn. Ha avviato una raccolta fondi su GoFundMe per sostenere le spese del suo percorso di affermazione di genere medicalizzato, comprendente analisi e visite mediche dal costo di diverse centinaia di euro, difficili da sostenere da solo. La sua famiglia di origine purtroppo non può supportarlo economicamente.
Negli aggiornamenti condivisi, Ferrara ha raccontato i progressi ottenuti e l’emozione nel vedere il proprio corpo cambiare in modi coerenti con la sua identità. Una tappa particolarmente significativa è stata il coming out con la famiglia, a distanza di 15 anni dal primo tentativo fallito, accolto questa volta con serenità.

