PrEP Universale, l’appello per il superamento delle barriere che in Italia vengono poste all’accesso alla terapia

In un paese che ha un serio problema anche solo a convincere le persone a farsi i test regolarmente, appare assurdo che l’utilizzo di uno strumento come la PrEP non solo non venga incoraggiato, ma venga addirittura ostacolato sistematicamente.

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PrEP universale – basta barriere/ Universal PrEP – No more barriers”.

Con questa scritta attiviste e attivisti hanno accolto la comunità medico scientifica all’inaugurazione di ICAR 2024, la conferenza italiana su aids e ricerca antiretrovirale. Un’azione dimostrativa contro i molti ostacoli che in Italia ancora limitano l’accesso alla PrEP, il farmaco per la profilassi pre-esposizione all’hiv.

Solo questa mattina abbiamo diffuso l’appello dei clinici e della Community dei pazienti per l’approvazione della Long Acting PrEP, già approvata da EMA, che permetterebbe una copertura di due mesi.

È passato più di un anno da quando AIFA ha finalmente approvato una delibera che introduceva la gratuità della PrEP anche in Italia, segnando un importante passo avanti nella lotta all’hiv e una vittoria per attiviste e attivisti che da tempo chiedevano l’adozione di questa misura. Ma l’applicazione della delibera AIFA sul territorio nazionale è stata lenta e discontinua, creando differenze tra regioni e ponendo inutili barriere ed ostacoli burocratici a chi vorrebbe accedere a questo servizio.

Chiediamo – dichiarano le associazioni di lotta contro HIV – un accesso universale alla PrEP, che è uno degli strumenti più importanti a nostra disposizione per contrastare la diffusione del virus. Chiediamo il superamento delle tante barriere che ancora vengono poste all’accesso alla terapia. Chiediamo la possibilità di accesso alla PrEP gratuita anche per chi non è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, la de-medicalizzazione del processo e la distribuzione del farmaco in farmacie territoriali. I PrEP user non sono malati, sono persone che stanno attivamente contribuendo a fermare la diffusione del virus. Attuare politiche di contrasto all’hiv significa promuovere l’accesso alla PrEP gratuita per tutte e tutti!”

Riuscire ad ottenere la PrEP gratuita al momento è un percorso a ostacoli. Solo in alcune regioni alla gratuità della PrEP si accompagna la gratuità delle visite e dei test periodici (il protocollo sanitario prevede che chi assume la PrEP svolga test ogni 3 mesi). Inoltre, in molti casi i test previsti dal protocollo sanitario vengono eseguiti in dipartimenti e/o ospedali diversi da quelli dove viene erogato il farmaco, aumentando il dispendio di tempo e risorse necessario ad accedere alla PrEP e ad assumerla correttamente.

Ci sono poi ostacoli e barriere che si mantengono costanti su tutto il territorio nazionale e paradossalmente rendono ancora più difficile a chi si trova in Regioni meno attrezzate spostarsi per accedere alla profilassi: poiché il farmaco non viene erogato su ricetta ma con una scheda prescrittiva AIFA, è possibile ritirare il farmaco solo negli ospedali, e solo nella stessa città in cui è stata emessa la ricetta. Inoltre, la delibera AIFA prevede che solo i medici infettivologi possano prescrivere la PrEP, mentre per aumentare i punti di accesso sarebbe più utile ampliare la platea dei prescrittori, inserendo in particolare i professionisti sanitari abituati a lavorare nell’ambito della salute sessuale e delle IST, o che hanno fatto formazione su questi temi. Questo ha creato molti problemi anche per i checkpoint di comunità, che dopo aver sopperito all’assenza dello Stato per anni avviando programmi per l’assunzione della PrEP gratuita e lottando per ottenerne la gratuità, sono stati estromessi dai protocolli e non vengono coinvolti nella distribuzione del farmaco.

La presenza di tutti questi ostacoli è particolarmente grave se consideriamo il fatto che l’accesso ai test e a farmaci come la PrEP è già qualcosa di molto difficile per tante persone, sia a causa dello stigma che ancora circonda l’HIV sia per la mancanza di una corretta educazione sessuale ed informazione sulle ITS. Stigma, disinformazione e moralismo fanno sì che le persone non facciano i test con sufficiente frequenza, o addirittura non lo facciano mai, contribuendo così alla diffusione del virus. In Italia il 58,1% delle nuove diagnosi di HIV sono diagnosi tardive, un numero molto più alto della media europea. Significa che più della metà delle persone ricevono la diagnosi quando sono già in AIDS o prossime a diventarlo. Ricevere una diagnosi tardiva comporta un ritardo nel raggiungimento di livelli non rilevabili del virus attraverso la terapia e diminuisce le possibilità di avere un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

In un paese che evidentemente ha un serio problema anche solo a convincere le persone a farsi i test regolarmente, appare assurdo che l’utilizzo di uno strumento come la PrEP non solo non venga incoraggiato, ma venga addirittura ostacolato sistematicamente.

A firmare questo appello Arcigay, Arcobaleno Aids, ASAl, CICA, LILA, Mario Mieli, Milano Checkpoint, Nadir, NPS Network Persone Sieropositive e PLUS Rete Persone LGBT+ Sieropositive.

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