La Spezia Pride ostacolato dalle istituzioni, il difficile rapporto con la destra che amministra la città – intervista

Abbiamo intervistato unə rappresentante dell'associazione spezzina RAOT - Rete Anti Omofobia e Transfobia. Sabato 22 giugno ritrovo alle 16.30 in piazza Bra

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intervista a la spezia pride
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In vista del corteo di sabato 22 giugno organizzato da La Spezia Pride, con ritrovo alle 16.30 in Piazza Bra, abbiamo intervistato unə rappresentante dall’associazione RAOT – Rete Anti Omofobia e Transfobia. Dal 2015, RAOT si impegna attivamente sul territorio spezzino per promuovere una cultura di rispetto verso le diversità e rappresentazione delle soggettività marginalizzate.

Nonostante le sfide poste da una amministrazione comunale non collaborativa, RAOT continua a lottare per una maggiore visibilità e inclusione delle persone LGBTQIA+.

Ti invitiamo a leggere l’intervista completa per scoprire come La Spezia si sta preparando a vivere un altro Pride “travolgente“.

AGGIORNAMENTO: LA SPEZIA PRIDE IN PERICOLO

È di questa mattina la notizia che l’amministrazione del Comune di La Spezia guidata dal sindaco di destra Pierluigi Peracchini ha modificato il percorso della parata, riducendolo da 2 a 1,2 km. Di seguito quanto scritto da LaSpeziaPride via social:

La parata, che si è sempre svolta in modo pacifico e nel rispetto della cittadinanza, quest’anno rischia di diventare un cul de sac: nonostante le istanze e le richieste inoltrate per tempo all’amministrazione cittadina, con mesi di anticipo addirittura, e i numerosi incontri avvenuti fra l’ente promotore e il Comune, lunedì pomeriggio l’ufficio mobilità, su ordine dell’amministrazione comunale, ha contattato i referenti per comunicare una arbitraria riduzione del percorso di 1,2 km rispetto ai 2 km originari, nonché l’obbligo di transitare all’interno della zona pedonale, attraversando corso Cavour con i carri.

“Siamo arrabbiat*. Siamo arrabbiat* perché abbiamo appreso ieri che è stato ridotto e modificato il percorso della parata, non permettendoci di percorrere le stesse strade degli anni scorsi. Quest’anno, nonostante le nostre proposte di percorso siano state presentate con mesi di anticipo, ci ritroviamo a pochi giorni dal Pride a vederci imporre una variazione cieca e pericolosa della parata: vogliono costringere quasi 6000 persone, 3 carri, un trenino e due furgoni a passare all’interno del centro pedonale tra dehors, tavolini dei bar, vetrine e passanti”

Dagli organizzatori un chiaro no: questa scelta renderebbe la parata non sicura per le persone che partecipano e organizzano e anche per le persone che transitano nel centro cittadino e che ci lavorano.

 

 

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Di seguito l’intervista che Gay.it aveva precedentemente realizzato con RAOT, associazione che ha coordinato l’organizzazione del La Spezia Pride previsto per Sabato 22 Giugno.

La Spezia Pride 2024 – INTERVISTA

Presentazione del comitato organizzatore: chi siete (associazioni, persone ecc. che si vogliano menzionare)

Il La Spezia Pride è promosso da RAOT – Rete Anti Omofobia e Transfobia, associazione capofila dell’evento che opera attivamente sul territorio spezzino dal 2015.

L’obiettivo è promuovere una cultura ampia,  il rispetto delle differenze e delle diversità, non solo inclusione ma rispetto e rappresentazione di ogni soggettività marginalizzata.

Per questo è fondamentale continuare ad attivarsi per poter dare voce alle istanze delle persone che quotidianamente vivono marginalizzate e discriminate.

Tra i progetti su cui abbiamo lavorato negli ultimi tempi possiamo annoverare: lo sportello primo ascolto, uno spazio di ascolto gratuito in collaborazione con professionist3 del territorio specializzat3 e formate in maniera specifica per operare sulle tematiche LGBTQIA+; la collaborazione con Asl La Spezia, un progetto ambizioso che mira a sensibilizzare e formare il personale sanitario; progetti di sensibilizzazione nelle scuole, anche con il supporto attivo, ad esempio nei casi di discriminazione e/o di attivazione di carriere alias; talk, conferenze e presentazioni con artist3 e autor3; valorizzazione della dimensione ludica e aggregativa, con feste, concerti; e poi il Pride, che occupa una parte importantissima del nostro lavoro associativo. 

Ci sono altre realtà locali che sostengono e partecipano alla vostra iniziativa? Ce ne sono alcune di cui vorreste parlarci?

Accanto a RAOT sfileranno CGIL, Arci e Amnesty International. Quest’anno saremo inoltre accompagnat3 dal collettivo Spezia per la Palestina con cui abbiamo iniziato a collaborare e con il quale condividiamo  sia il riconoscimento del genocidio in atto che l’opposizione ai regimi di oppressione, in un’ottica di ascolto reciproco e condivisione, ravvisando possibili e fruttuose intersezioni tra la comunità queer/frocia e quella araba/palestinese. Siamo entusiast3 di questo percorso che stiamo costruendo insieme!

Qual è il rapporto della comunità queer locale con il sindaco e la giunta?

Nel migliore dei casi, inesistente. Per fare un esempio, da 10 anni siamo alla ricerca di una sede in cui RAOT possa ritrovarsi e lavorare, ma vane sono state le nostre richieste al Comune.  La Spezia è amministrata dal 2017 da una giunta di centrodestra spesso balzata agli onori della cronaca per tristi vicende che hanno coinvolto la comunità LGBTQIA+. L’ultima crociata è stata contro le carriere alias: in questa situazione addirittura il sindaco si è esposto in prima persona per abolire le prime timide esperienze di questo tipo negli istituti scolastici spezzini. Ma, nonostante la mozione sia passata, i dirigenti scolastici non si sono lasciati intimidire e, piano piano, sempre più istituti stanno introducendo questa buona prassi di civiltà.

Che impatto ha sulla vostra città/il vostro territorio un Pride? 

La parola più adatta pensiamo sia: travolgente. A livello di numeri, la nostra rimane la manifestazione più grande sul territorio spezzino. Siamo al terzo anno e, nonostante la sordità delle istituzioni, La Spezia ha ormai “naturalizzato” il suo pride: la gente sa che esistiamo e ci accoglie con gioia. Persone che, fino a qualche anno fa, non si sarebbero mai sognate di fare coming out, oggi sfilano liberamente per le strade e magari agiscono anche come volontari3 sul territorio 365 giorni l’anno. Non dimentichiamoci infatti che le cause LGBTQIA+ (così come quelle transfemministe, anticolonialiste, antiabiliste, dell3 lavorator3, antispeciste ecc) non si promuovono solo nel mese del pride o i giorni del village: rimane fondamentale l’azione costante delle associazioni, soprattutto quando le istituzioni latitano o peggio promuovono una visione discriminatoria e ciseteropatriarcale.

Comune e Regione hanno dato patrocinio al Pride? Quali istituzioni locali avete dichiaratamente dalla vostra parte? E quali no, e perché?

Il La Spezia Pride non vuole e non chiede patrocinio né al Comune né alla Regione perché si rifiuta di schierarsi con enti e istituzioni che non condividono i suoi ideali di giustizia e rispetto delle istanze in ottica intersezionale. Ci rifiutiamo inoltre di prestare il fianco a qualsivoglia forma di pinkwashing e questo lo dimostriamo anche nella scelta delle modalità con cui finanziamo la manifestazione: dal basso, senza il coinvolgimenti di multinazionali o partiti, appoggiandoci alle piccole attività commerciali locali e all’autofinanziamento.

Ci sono delle iniziative correlate alla manifestazione del Pride che vi sembrano importanti (che fate o che avete fatto)?

Come detto prima, il rapporto con Spezia per la Palestina ha messo al centro il tema del genocidio in atto: è da novembre che RAOT organizza iniziative di approfondimento e sensibilizzazione sul tema, mettendosi in ascolto di un’altra soggettività oppressa senza sovradeterminarla, chiedendoci noi stess3 in primis come possiamo agire e svincolarci dai meccanismi spesso superficiali e deresponsabilizzanti dei social network. Un altro evento di cui siamo particolarmente soddisfatt3 è stato il 15 giugno: abbiamo parlato di famiglie arcobaleno e delle discriminazioni che vivono, con l’intento di iniziare a instaurare un dialogo per ripensare il concetto di famiglia. 

Avete previsto delle attenzioni particolari in merito all’accessibilità? 

Fin dal primo anno (e ogni anno cerchiamo di migliorare) l’accessibilità alla parata è un argomento a cui teniamo molto, a partire da un orario non particolarmente gravoso fino e da un percorso che garantisca la migliore percorribilità possibile per tutt3. Inoltre, come ogni anno, abbiamo predisposto un servizio di assistenza immediatamente riconoscibile, una traduzione in lis, una scorta d’acqua e tappi per le orecchie su ogni carro, un trenino attrezzato per famiglie e persone con disabilità motoria e un carro silent. 

In questi anni di governo delle destre, come considerate vengano affrontate, sostenute o contrastate le istanze che il vostro Pride vuole portare avanti?

La situazione attuale è preoccupante e ci ricorda che ogni diritto, anche quelli che ci sembrano ormai acquisiti, può essere negato o sottoposto a restrizione, basti pensare ai recenti attacchi al Careggi ai danni delle soggettività tra le più fragili della nostra comunità (le persone trans* minorenni); ma allo stesso tempo le destre cavalcano fenomeni in atto fomentando le separazioni, l’individualismo e l’atomizzazione tipica della società ciseteropatriarcale. Ci dicono che gli omosessuali non hanno motivo di combattere per l3 palestinesi ma anzi da loro devono difendersi, che le donne fanno bene a sentirsi minacciate dai diritti delle persone trans*, che le istanze della comunità poliamorosa e ace danneggiano le persone LGBT+ “per bene”. In questa “guerra tra pover3” la cosa che preoccupa di più è l’indifferenza: la destra illiberale ci vuole separat3, così regna la legge del più forte e del privilegio, così trionfa il fascismo.

Su quali rivendicazioni ritenete che ci sia ancora bisogno di manifestare, scendere in piazza e fare un Pride?

Beh di anno in anno rivediamo il manifesto del pride per fare il punto della situazione e tenerlo aggiornato: finora non ci è mai capitato di accorciarlo! Sono molti i motivi per cui scendere in piazza e altrettante sono le soggettività che manifestano al pride; rispetto al primo anno, abbiamo ampliato le nostre conoscenze provando a proporre una prospettiva quanto più composita e completa della società in cui viviamo. In un mondo che ci divide, noi ci sforziamo di creare ponti, soprattutto tra le marginalità, riconoscendo i meccanismi comuni di oppressione: persone LGBT+, neurodivergenti, razzializzate, precarie: nessun3 deve restare sol3, stiamo portando avanti la stessa battaglia.

Ci sono altre cose che vorreste dire sul Pride e sul vostro territorio? (risposta libera…. magari a noi di Gay.it sfugge qualcosa a proposito del vostro territorio…)

L’elaborazione teorica di un pride richiede un grosso impegno di allargamento e sintesi, per non parlare dello sforzo affinché tutto questo lavoro non si traduca nella sovradeterminazione delle altre soggettività. La parte organizzativa poi è spesso soverchiante, soprattutto nei piccoli territori come il nostro, con poch3 volontari3 attiv3, ancor meno fondi e con amministrazioni che ti remano contro. Eppure è necessario e, nonostante la fatica, incredibilmente soddisfacente. Dopo tre anni di pride e quasi dieci di associazione RAOT, siamo presenza fissa e rivoluzionaria nelle vite di molt3: il pride è la manifestazione in cui comunichiamo una visione del mondo queer e intersezionale, lottando a gran voce per decostruire i privilegi e garantire diritti alle marginalità. Ma il pride è anche una festa, la celebrazione della nostra peculiare esistenza che rifiuta di celarsi o uniformarsi, diventando così un atto politico. Oltre la virtualità dei social network, la nostra società si scrive sopra e attraverso i corpi che “prendono possesso” delle strade: per questo diciamo da sempre che “il pride è politica”.

Di seguito i punti richiesti da La Spezia Pride alle istituzioni nazionali e a quelle locali

Per leggere l’intero documento politico clicca qui

  • Chiediamo con forza una tutela da parte dello Stato nei confronti delle donne e delle persone che affrontano il percorso di affermazione di genere; chiediamo di poterci autodeterminare, di avere servizi, assistenza, parità salariale, potenziamento dei centri antiviolenza e supporto anche economico per le donne che ne necessitano. Chiediamo di garantire il diritto all’autodeterminazione: che lo Stato tuteli la nostra libertà di espressione nel nostro corpo, il nostro diritto di accedere alla maternità o di interromperla, di accedere in modo non patologizzante alle cure e alle terapie per la transizione e anche di non intervenire forzatamente chirurgicamente e medicalmente nei confronti delle persone intersex.
  • Chiediamo che venga proposto un vero piano di gestione dei flussi migratori con formazione per tutte le identità coinvolte e che l’Italia si allinei a Paesi virtuosi, raccogliendo i dati sulle motivazioni delle richieste d’asilo, in modo da permettere un approccio mirato, cambiando la direzione assunta dall’attuale governo che criminalizza l3 migrant3 e limita in maniera discriminatoria l’accoglienza.
  • Vogliamo anche la regolamentazione del sex-work perché siamo consapevol3 che sia una realtà della nostra società, che ci piaccia o meno. Vogliamo il superamento dello stigma sociale a cui sono sottoposte le persone che lavorano nell’ambito del sesso, vogliamo per loro tutele finanziarie e sanitarie, vogliamo che il sex-work sia sempre volontario e consensuale, libero dalla tratta di esseri umani.
  • Se, all’interno delle scuole non saranno previsti e attivati programmi di educazione alle sessualità e all’affettività per le piccole persone e per il corpo docente, se la scuola non avvierà percorsi di formazione sugli orientamenti sessuali e le identità di genere, se la scuola non istituirà carriere alias per le persone trans*, se non saranno tutelate le persone LGBTQIA+ impegnandosi in prima persona ad utilizzare un linguaggio ampio e rispettoso delle individualità di ognunə, l’istituzione scolastica starà di fatto continuando a negare il diritto allo studio e ad una vita serena per le persone che abitano quegli spazi.
  • Chiediamo che sia tutelato il benessere psicologico attraverso la promozione di forme di sostegno per le persone appartenenti alla comunità e ai contesti significativi in cui sono inserite (famiglia, scuola, sistemi di cura) in relazione al proprio percorso di scoperta, presa di consapevolezza e affermazione di sé e della propria identità e/o orientamento sessuale, nonché in relazione ai diversi esiti del minority stress a cui vengono esposte. Chiediamo di poter usufruire in maniera più accessibile di dispositivi, terapie, esami e test per la prevenzione e lo screening delle infezioni sessualmente trasmissibili. Chiediamo la promozione dell’utilizzo, all’interno delle istituzioni, di un linguaggio non giudicante, non offensivo

 

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