Una 14enne si è tolta la vita in provincia di Ragusa. Secondo quanto riportato da attiviste e realtà trans sui social, si tratterebbe di una giovane ragazza trans. La notizia, inizialmente riportata dalla stampa locale come il suicidio di “un ragazzo di soli 14 anni”, ha acceso una forte reazione nella comunità trans e LGBTQIA+, che denuncia il misgendering e il silenzio sull’identità della giovane.
In questo articolo
- 1 Ragazza trans suicida a Ragusa: invisibile anche nella morte
- 2 Il post del sindaco e il riferimento alle “scelte di vita”
- 3 La denuncia sui social: “Una giovane sorella trans di 14 anni è stata suicidata”
- 4 Il nodo del misgendering e della rappresentazione mediatica
- 5 Giovani trans e supporto territoriale
Ragazza trans suicida a Ragusa: invisibile anche nella morte
Il caso arriva da Vittoria, nel Ragusano. A darne notizia è stato il Corriere di Ragusa, che il 9 febbraio ha scritto: “Un ragazzo di soli 14 anni, studente, si è tolto la vita a Vittoria. Una terribile circostanza che ha sconvolto la comunità intera”. Nel testo non compare alcun riferimento all’identità di genere della persona scomparsa.
Secondo quanto emerso nelle ore successive attraverso testimonianze e post pubblici rilanciati sui social, la giovane era una ragazza trans. Un elemento che, per molte attiviste, cambia radicalmente la lettura della vicenda.
Il post del sindaco e il riferimento alle “scelte di vita”
Sulla tragedia è intervenuto anche il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, di area centro-sinistra, con un messaggio pubblicato su Facebook: “Un ragazzo di 14 anni si è suicidato. Perché non ha trovato affetto e rispetto per le sue scelte di vita. Non c’è verso: siamo ancora alla preistoria. Condoglianze alla Famiglia”.
Anche in questo caso il riferimento resta al maschile. L’espressione “scelte di vita” è stata criticata da diverse realtà trans, che sottolineano come l’identità di genere non sia una scelta, ma parte integrante della persona.
A rilanciare la notizia con un’altra prospettiva è stato l’account Instagram themystictsunade_, in un post poi condiviso da Roberta Parigiani, avvocata e presidente del MIT attraverso le sue Storie. La condivisione da parte di Parigiani inserisce la vicenda in un quadro di attenzione nazionale. Il Movimento Identità Trans da anni interviene sui temi della corretta informazione, chiedendo ai media di rispettare nome e genere delle persone trans, anche – e soprattutto – nei casi di morte.
Nelle slide pubblicate si legge: “Una giovane sorella trans di 14 anni è stata suicidata a Ragusa”. E ancora: “Non ci sarà e non c’è il suo nome sui giornali. Non ci sarà sulla sua tomba. Ancora una volta, la stessa storia. Lo stesso silenzio. La stessa repressione, la stessa censura, anche nella morte”.
Il post parla esplicitamente di misgendering: “Misgenderata nella vita come nella morte. Vittima di una famiglia e di una società transmisogina: di una società che ci vuole morte”. In un’altra slide si legge: “Il suo trans(fem)suicidio è un transfemminicidio; il patriarcato uccide, la transmisoginia uccide. Tutto questo non lo troverete scritto. Così come non troverete scritto che era una donna. Una giovane donna”.
Il linguaggio utilizzato è politico e netto. L’autrice denuncia “doppi standard anche nella morte” e parla di “silenzio assordante”, sostenendo che la vicenda sarebbe stata raccontata senza riconoscere l’identità della giovane.
Il passaggio del sindaco rilanciato dalla stampa locale viene riletto dalle attiviste come un’ammissione di un contesto di mancato sostegno.
Nel post Instagram si afferma: “Penso alla giovane sorella che doveva vivere e che invece ora non c’è più, suicidata da questa società maledetta”. E ancora: “Maledetto il patriarcato, maledetta la transmisoginia, maledetto il silenzio, maledette le parole ignobili e sbagliate di media e classe politica”.
Nel post si parla anche di “famiglie carnefici”, “Stato complice” e “omertà dei vicini”, descrivendo un contesto di isolamento e invisibilità che, secondo l’autrice, avrebbe contribuito al dramma.
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Il nodo del misgendering e della rappresentazione mediatica
Al centro della polemica c’è il modo in cui la notizia è stata riportata. Per la comunità trans, l’utilizzo del genere maschile e l’assenza del termine “trans” rappresentano una forma di cancellazione.
In una delle slide rilanciate si legge che “l’unico articolo che ne parla, si riferisce a lei al maschile e non nomina nemmeno la parola ‘trans’, parlano di ‘stile di vita’”. Una critica che richiama il tema, più ampio, della rappresentazione delle persone trans nei media, soprattutto nei casi di cronaca nera.
L’accusa è che l’identità venga omessa o trattata come elemento secondario, quando non apertamente negata.
Nel testo pubblicato su Instagram si legge ancora: “Benedetta, invece, la sorellanza, che deve però tradursi non soltanto in solidarietà ma in ricerca: dobbiamo cercarci e ritrovarci, come viandanti in questa lunga notte, alla ricerca delle nostre sorelle, nei meandri dei nostri territori. Per strapparci dalla solitudine, dall’odio, dalla morte. E salvarci”.
Giovani trans e supporto territoriale
La morte della 14enne a Vittoria riporta l’attenzione sul sostegno alle persone trans, soprattutto quando si tratta di minorenni, nei contesti familiari e scolastici. Il riferimento del sindaco alla mancanza di “affetto e rispetto” e le segnalazioni di bullismo e non accettazione emerse sui social descrivono un possibile scenario di isolamento, che merita approfondimenti.
Al momento le informazioni ufficiali si limitano a quanto pubblicato dalla stampa locale e al messaggio del primo cittadino. Non ci sono comunicazioni istituzionali che riconoscano l’identità di genere della giovane.
Rimane così una distanza netta tra la versione riportata dalla cronaca, che parla di “un ragazzo di 14 anni”, e quanto sostenuto dalla comunità trans, che chiede venga riconosciuta come “una giovane donna”.
In attesa di ulteriori elementi, il caso evidenzia un nodo centrale: la necessità di un racconto accurato e rispettoso, capace di tenere insieme i fatti e l’identità della persona coinvolta.
È di ieri la notizia che nel Regno Unito lo stop ai farmaci bloccanti per adolescenti trans starebbe incidendo sull’aumento di suicidi nelle giovani persone con varianza di genere. In Italia maggioranza di destra e Governo Meloni stanno lavorando a un disegno di legge simile: il Ddl Rocella Schillaci, sul quale la comunità scientifica ha espresso gravi dubbi.

