Rob Jetten, primo premier gay d’Olanda: “Omofobia terribile da dieci anni. Denuncio un caso a settimana”

Il primo premier gay d’Olanda, Rob Jetten, denuncia oltre 200 messaggi omofobi nei primi due giorni di mandato. “Da dieci anni ho a che fare con un’omofobia terribile”.

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Rob Jetten, minacce omofobe ogni giorno
Rob Jetten, minacce omofobe ogni giorno
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Nei suoi primi due giorni da primo ministro, Rob Jetten ha ricevuto oltre duecento messaggi omofobi su X. A rivelarlo è stata la testata olandese NRC, che ha analizzato più di cinquemila reazioni ai post pubblicati dall’account ufficiale del premier, seguito da circa 1,3 milioni di persone.

Più di duecento commenti, provenienti da oltre centottanta account distinti, contenevano insulti, stereotipi, immagini manipolate con intelligenza artificiale e messaggi che mettevano in discussione la legittimità di un premier apertamente gay. Tra le frasi pubblicate sotto i suoi contenuti compaiono espressioni come “Sei ancora un fr*cio” o “un giorno nero nella storia”, accompagnate da fotomontaggi offensivi che ritraggono Jetten e il suo compagno.

In proporzione possono sembrare pochi. Ma il problema non è la percentuale, quanto piuttosto la continuità e la sistematicità degli attacchi.

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Rob Jetten: “Da dieci anni ho a che fare con un’omofobia terribile”

Durante la sua prima conferenza stampa settimanale da capo del governo, Jetten ha affrontato apertamente il tema. “Da dieci anni ho a che fare con un’omofobia terribile. Ho scelto di non nascondermi”, ha dichiarato, come riporta l’Ansa.

Il leader progressista, primo premier olandese apertamente omosessuale, ha spiegato di sporgere una denuncia a settimana per episodi di omofobia. Una scelta che nasce da una necessità concreta: le minacce legate al suo orientamento sessuale arrivano quotidianamente.

“Voglio mostrare alle persone che non mi lascio intimidire dagli odiatori”, ha aggiunto, chiarendo che continuerà a condividere aspetti della sua vita personale anche sui social. 

L’odio normalizzato sui social

L’analisi di NRC si concentra sull’account istituzionale @MinPres, ma gli attacchi non si fermano lì. Sui suoi profili personali, tra Instagram, TikTok e Facebook, Jetten riceve da anni messaggi d’odio legati al suo orientamento sessuale.

Nel 2021, quando era ministro per il Clima per il partito D66, aveva pubblicato un video in cui leggeva ad alta voce alcuni degli insulti ricevuti. “Alcuni si chiedono se una giornata internazionale contro l’omofobia sia davvero necessaria. Giudicate voi”, scriveva allora il suo partito.

Una ricerca del 2023 di De Groene Amsterdammer aveva già mostrato che l’account X di D66 e quello personale di Jetten occupavano posizioni di vertice tra i profili più menzionati in messaggi omofobi e transfobici nei Paesi Bassi.

Secondo Sara Pabian, docente di comunicazione alla Tilburg University, il fenomeno va letto dentro un contesto più ampio. “Può sembrare poco, ma ciò che riceve non si limita ai messaggi omofobi, si accumula”, ha spiegato. L’odio online, aggiunge, è diventato così diffuso da essere percepito come normale: “È diventato quasi una caratteristica dell’ambiente online, soprattutto su X. E quando si tratta di figure pubbliche, ci sorprende ancora meno”.

Molti utenti, pur disapprovando quei contenuti, scelgono di non intervenire. Segnalare richiede tempo, esporsi comporta il rischio di attirare nuovi attacchi. Così il silenzio finisce per consolidare la percezione che certi messaggi siano parte del paesaggio digitale.

Il “paradosso della visibilità” per le persone LGBTQIA+ in politica

La politologa Anne Louise Schotel, che all’Università di Amsterdam ha studiato la presenza delle persone LGBTQIA+ in politica, parla di “paradosso della visibilità”. Da un lato, la presenza di un premier gay è fondamentale per l’accettazione e per l’acquisizione di maggiori diritti.

Dall’altro lato, però, maggiore visibilità comporta backlash e resistenza. Più una persona si discosta dall’immagine tradizionale del “politico” – uomo, bianco, eterosessuale, in giacca e cravatta – più diventa bersaglio di attacchi.

La criminologa Isabelle van der Vegt, dell’Università di Utrecht, osserva che “una posizione di rilievo è fortemente correlata al numero di messaggi d’odio che si ricevono”. Eppure, sulle piattaforme come Instagram e TikTok le reazioni risultano spesso più positive rispetto a X. Molti utenti scrivono che Jetten è un esempio e che la sua elezione rappresenta un segnale importante anche per altri Paesi.

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D66 resta su X e Jetten non arretra

Il Servizio informativo del governo olandese gestisce l’account @MinPres, mentre i profili personali sono curati dal partito moderato e liberale D66. “Abbiamo valutato di lasciare X, ma non è realmente un’opzione. Vogliamo raggiungere tutti nella società, quindi restiamo”, ha dichiarato un portavoce.

Una scelta che non ignora il clima ostile, ma che punta a non abbandonare uno spazio pubblico frequentato da milioni di persone. Anche il senatore Boris Dittrich (D66), che negli anni Novanta ricevette minacce per il suo impegno sul matrimonio egualitario, ha commentato la situazione sottolineando la differenza rispetto al passato: “Oggi basta un clic sul telefono per inviare qualcosa, è tutto molto più immediato. Allora arrivavano lettere: bisognava scriverle, mettere un francobollo, andare in posta. Ora è molto più semplice”.

Nonostante tutto, anche Jetten rivendica la sua scelta di non arretrare. “Ho la pelle dura”, ha detto, ma ha aggiunto che molte persone non dispongono degli stessi strumenti per affrontare quotidianamente l’odio. “Voglio mettere le persone di fronte allo specchio: nei Paesi Bassi sembra essere diventato normale attaccare qualcuno per il suo orientamento sessuale”.

Accanto agli insulti, però, arrivano anche messaggi di sostegno. “Tieni duro in quella tana d’odio”, scrive un utente su X. La visibilità espone, ma allo stesso tempo crea alleanze. E nel bagaglio politico di Jetten, come osserva Dittrich, c’è anche “energia positiva”. Un capitale simbolico che supera i confini nazionali e che conferma quanto la rappresentanza continui a contare, oggi, in Europa.

Chi è Rob Jetten: il più giovane premier olandese, leader di D66

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Ma chi è davvero Rob Jetten e perché la sua elezione rappresenta un passaggio simbolico così forte per l’Europa? Classe 1987, liberal-progressista, europeista convinto, Jetten è il leader di Democrats 66 (D66), il partito che ha guidato alla vittoria elettorale superando di misura l’estrema destra di Geert Wilders. Prima di diventare primo ministro è stato ministro per il Clima e l’Energia, costruendo un profilo politico centrato su transizione ecologica, diritti civili e integrazione europea.

A 38 anni è il premier più giovane nella storia dei Paesi Bassi e il primo apertamente gay a ricoprire l’incarico. La sua leadership si è sempre caratterizzata per una forte esposizione personale: Jetten non ha mai nascosto il proprio orientamento sessuale e ha spesso parlato pubblicamente di omofobia e rappresentanza. Accanto a lui c’è il compagno Nicolás S. Keenan, atleta internazionale di hockey su prato, con cui convolerà a nozze nei prossimi mesi.

 

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Diritti LGBTQIA+ nei Paesi Bassi

I Paesi Bassi sono considerati da decenni uno dei Paesi più avanzati sul fronte dei diritti LGBTQIA+. Nel 2001 sono stati il primo Stato al mondo a legalizzare il matrimonio egualitario, con possibilità di adozione congiunta e stepchild adoption. Le leggi contro l’omofobia sono in vigore dal 1994, mentre quelle contro la transfobia sono state rafforzate negli anni successivi. Dal 2018 è prevista l’opzione del terzo genere nei documenti e le pratiche di conversione sono state vietate nel 2025.

Un quadro normativo solido che, però, non elimina automaticamente discriminazioni e attacchi. L’esperienza di Jetten, bersaglio di centinaia di messaggi omofobi sui social, dimostra come anche in un Paese all’avanguardia la visibilità LGBTQIA+ in politica possa generare reazioni ostili. La conquista dei diritti, insomma, non coincide con la fine dell’omofobia.

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