Roma, consigliere comunale FdI nega la matrice omofoba dell’aggressione a Stephano e Matteo: “Questo lo dite voi” 

Succede durante il consiglio comunale straordinario organizzato dal Municipio V proprio per chiedere alla giunta un impegno più deciso nel contrasto ai crimini d'odio.

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Il consigliere comunale e capogruppo FdI Walter Pacifici
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Sono bastati pochi giorni dall’inizio del 2025 per riportare sotto i riflettori la precarietà del clima che circonda la comunità LGBTQIA+ in Italia. Omofobia.org ha già segnalato 9 episodi di violenza – sia verbale che fisica – chiaramente motivati da odio omobitransfobico. Tra questi, l’aggressione a Stephano e Matteo, avvenuta durante la notte di Capodanno nel quartiere Pigneto di Roma.

Due ragazzi, mano nella mano, stavano tornando a casa dopo una festa quando sono stati brutalmente aggrediti e insultati per il loro orientamento sessuale. Un pestaggio che, per modalità e contesto, non lascia dubbi sulle sue motivazioni omofobiche. Eppure, persino di fronte a una vicenda così chiara, i soliti noti scelgono convenientemente di non vedere.  

Questa volta, è successo durante il consiglio comunale straordinario convocato dal Municipio V di Roma – da sempre vicino alla tematica LGBTQIA+ – proprio per affrontare il problema dell’omobitransfobia. È qui che il consigliere Walter Pacifici, esponente di Fratelli d’Italia, si è spinto a negare l’evidenza, respingendo categoricamente ogni riferimento al carattere omofobico dell’aggressione nelle discussioni ufficiali. Una posizione prevedibile da parte di un esponente del partito di Giorgia Meloni e affini – visto il precedente di Genova. Ma non per questo meno pericolosa.

L’aggressione omofoba al Pigneto

Per chi non fosse a conoscenza dei fatti di Capodanno, è opportuno fare una premessa, indispensabile per evidenziare l’assurdità del negazionismo ostinato promosso da Fratelli d’Italia. Nella notte tra il 31 dicembre 2024 e il 1 gennaio 2025, Matteo e Stephano, di ritorno da una festa, camminavano insieme per le strade del Pigneto quando sono stati presi di mira da un gruppo di adolescenti affacciatisi dal balcone per inveire contro la coppia.  

Gli insulti omofobi sono stati il preludio a un’aggressione fisica brutale: i due giovani sono stati circondati e picchiati da una decina di ragazzi, tutti tra i 16 e i 19 anni. Le ferite riportate non sono solo fisiche; episodi del genere lasciano cicatrici profonde anche sull’identità e sulla sicurezza di chi li subisce. Stephano aveva raccontato a Gay.it:

Quello che mi fa più male è accorgermi che, da ieri, sto inconsciamente allontanando il mio ragazzo. Ogni volta che prova a prendermi per mano o ad abbracciarmi, il mio corpo reagisce da solo, si ritrae. Non riesco a uscire di casa. Avevo già superato tanti traumi, ci ero riuscito. E ora devo ricominciare da capo: affrontare di nuovo la paura di uscire, di stare tra la gente. E onestamente, non so nemmeno se riuscirò a tornare la persona che ero“.

E invece, Stephano – insieme al suo compagno – ha saputo dimostrare una forza inarrestabile nel trasformare la propria tragedia personale in un’occasione di sensibilizzazione. Partecipando prima alla manifestazione organizzata in piazza Malatesta contro i crimini d’odio a sfondo omobitransfobico, per poi portare la propria storia al sindaco di Roma Gualtieri e a Verissimo.

Il consiglio straordinario

Da sempre vicino alla tematica LGBTQIA+, il Municipio V ha dunque deciso di rispondere alla tremenda escalation di violenza con un consiglio comunale straordinario aperto al pubblico, svoltosi ieri, 22 gennaio al Centrale Preneste Teatro. L’incontro, interamente dedicato alla tematica dell’omobitransfobia, ha visto gli interventi di  Marilena Grassadonia, coordinatrice dell’Ufficio Diritti LGBTQIA+ di Roma Capitale, e dell’Assessora ai servizi educativi, alla scuola, allo sport, alle pari opportunità e ai diritti civili Claudia Pratelli.

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Al centro del dibattito, la proposta di una mozione che impegni la giunta municipale a proseguire le azioni contro l’omofobia, istituendo un tavolo permanente in collaborazione le associazioni LGBTQIA+, strumento per co-progettare strategie di prevenzione e contrasto, con l’obiettivo educare e sensibilizzare la cittadinanza e a garantire un supporto concreto alle vittime.

Per FDI, l’aggressione a Stephano e Matteo non è omofobia

Un’iniziativa nobile e del tutto necessaria, che però non è stata accolta con favore dalla destra. Questa volta è stato il consigliere e capogruppo di Fratelli d’Italia, Walter Pacifici, a cercare di minimizzare la questione, evitando nel proprio intervento qualsiasi  riferimento diretto alla violenza omobilesbotransfobica, seppur condannando l’aggressione. Per poi sostenere una serie di emendamenti volti a eliminare ogni riferimento esplicito all’omofobia dal documento in discussione.

Un atteggiamento che non è sfuggito a Milo Serraglia, formatore e attivista LGBTQIA+ presente all’incontro, intervenuto per denunciare la matrice d’odio dietro all’episodio. “Questo lo dite voi” avrebbe risposto Pacifici, per poi dichiarare che in Italia non servirebbero leggi per garantire pari diritti alle persone LGBTQIA+. Affermazione che suona surreale, soprattutto alla luce dei dati impietosi della Rainbow Map di ILGA Europe, che piazza il nostro Paese al 36° posto su 48 in Europa per rispetto dei diritti LGBTQIA+.

La destra sceglie quindi di rispondere col negazionismo ai fatti di Malatesta, dopo aver fatto mancare la solidarietà da parte delle istituzioni nazionali – scrive Rosario Coco, presidente di Gaynet, in un comunicato -. Un atteggiamento che ci pone ai livelle dei peggiori autoritarismi a livello europeo e internazionale e legittima l’odio omolesbobitransfobico mettendo a rischio le vite delle persone”.

“La postura del capogruppo di Fratelli D’Italia non mi sorprende più di tanto, non fa altro che riconfermare la linea del partito – commenta Marilena Grassadonia – una matrice negazionista che purtroppo è dietro a parecchi atti di violenza che dall’inizio dell’anno vediamo su tutti i giornali. C’è la stessa volontà politica di negare l’omobilesbotransfobia come i femminicidi. Tra l’altro l’aggressione di Malatesta fa particolarmente male perché avviene in un quartiere storicamente LGBTQIA+ friendly. Fortunatamente, la città ha reagito in maniera incredibile: gli anticorpi democratici e antifascisti Roma ce li ha, e godono di ottima salute”.

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