Nelson Mandela diceva che l’istruzione è l’arma più potente per cambiare il mondo. Un’arma che, a seconda di come viene impiegata, può costruire ponti o innalzare muri, aprire menti o chiuderle in rigidi schemi. È tra i banchi che apprendiamo a relazionarci con il mondo al di fuori della nostra bolla familiare, assorbiamo valori, emuliamo comportamenti e, spesso, costruiamo la nostra identità. Per questo motivo, la scuola non è mai uno spazio neutro: nei momenti di forte polarizzazione sociale e politica diventa inevitabilmente il primo campo di battaglia dell’ideologia.
Lo vediamo chiaramente nel contesto attuale, prima con la risoluzione Sasso, che proibisce la diffusione della fantomatica teoria gender nelle scuole, e poi con le nuove linee guida emanate dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che sacrificano la geostoria e ridimensionano l’insegnamento critico, privilegiando una narrativa etnocentrica e occidentale. Quando l’istruzione diventa il veicolo di una visione unica del mondo, chi dovrebbe vigilare per garantire la pluralità e il pensiero critico? E cosa accade quando, invece, è proprio un insegnante a farsi portavoce di un’ideologia che sfocia in intolleranza?
Una risposta a questa domanda possiamo trovarla nell‘increscioso episodio avvenuto lo scorso 19 dicembre durante la proiezione del film Il ragazzo dai pantaloni rosa, rivolta a 350 ragazzi di un liceo romano di Trastevere. Un evento organizzato per sensibilizzare gli studenti su temi di inclusione e bullismo, degenerato però in modo imprevedibile. E questa volta, non per colpa degli adolescenti, ma degli adulti.
Spintoni, urla e messaggi intimidatori davanti a 350 studenti
Secondo quanto riportato dal professor Massimo Frana, che oltre ad essere promotore dell’iniziativa è anche referente di plesso, tutto è iniziato durante il dibattito successivo alla proiezione, svoltasi appunto lo scorso 19 dicembre 2024.
“Avevo sottolineato ai ragazzi l’importanza di avere fiducia nei propri docenti e di condividere con loro eventuali difficoltà. Per fare un esempio, ho raccontato la storia di un mio ex studente, che dopo il diploma si è confidato con me dicendomi che si sentiva Margherita e stava intraprendendo un percorso di transizione. È stato un momento molto significativo per me, e ho cercato di trasmettere ai ragazzi che il processo di ridefinizione della propria identità è lungo e complesso, ma fondamentale per il proprio benessere”.
Parole che, in circostanze ordinarie, avrebbero dovuto mettere d’accordo tutti. Ma che hanno invece causato una reazione del tutto inaspettata da parte di una collega, insegnante di italiano che, secondo il racconto di Frana, avrebbe “preso la parola con un discorso lungo e confuso, in cui lamentava la presunta fragilità delle nuove generazioni, incapaci, secondo lei, di affrontare le difficoltà della vita. Le sue parole hanno provocato risate e fischi da parte degli studenti, ma il tutto sembrava essersi concluso lì“.
La situazione è invece esplosa quando il giornalista e critico Riccardo Tavani, invitato dal cinema per moderare il dibattito, ha osato utilizzare il termine “patriarcato“. “Non l’avesse mai detto“, racconta Frana. “La collega – che esprime una visione visibilmente a destra su certi temi – è saltata in piedi, gridando riflessioni sconclusionate in contrasto con le riflessioni dell’oratore, e ha preteso di riavere il microfono. Quando Tavani le ha fatto notare che aveva già parlato e stava passando il microfono ad altri, lei si è avvicinata e, dandogli del ‘fascista-comunista’ lo ha spintonato con due manate“.
L’episodio non si è però concluso con l’interruzione del dibattito. La docente, visibilmente alterata, ha continuato a inveire contro il critico e contro gli studenti presenti, arrivando persino a spingere e pizzicare una ragazza. Alla fine, il personale del cinema è stato costretto a interrompere l’evento per evitare ulteriori tensioni.
Il peggio, però, è avvenuto fuori dalla sala. Dopo l’evento, la docente ha inviato una moltitudine di messaggi via WhatsApp al professor Frana, con insulti e accuse gravissime, tra cui pedofilia, e minacce – anche di morte – a sfondo omofobico. “È stato surreale“, commenta il professore. “Sono stato attaccato per aver promosso un evento educativo che voleva semplicemente incoraggiare il dialogo e il rispetto delle differenze“.
L’istituto prenderà provvedimenti
Non è possibile rivelare il nome del liceo in questione a causa dei procedimenti in corso, ma fortunatamente il professor Frana ci racconta che si tratta di uno degli istituti più inclusivi sul teritorio romano, noto per essere tra i primi in città ad approvare la carriera alias e a promuovere percorsi di educazione alle differenze.
La preside ha dunque immediatamente avviato una serie procedure interne per fare chiarezza sull’accaduto, ascoltando studenti e genitori coinvolti. “So che in molte altre realtà scolastiche sarebbe difficile denunciare quanto accaduto. Spero che questa denuncia serva di incoraggiamento a tanti colleghi e colleghe”.
Tuttavia, il professor Frana – già vittima di una brutale aggressione a sfondo omobitransfobico nel 2001 – sottolinea come l’episodio sia indicativo di un problema più ampio. “Viviamo in un clima che legittima atteggiamenti di chiusura e intolleranza, non solo tra gli studenti ma anche tra gli insegnanti. Questa docente non è un caso isolato: è una persona qualificata, con un dottorato e diverse pubblicazioni, ma si è sentita autorizzata a comportarsi così perché si muove in un contesto che normalizza certe derive ideologiche“.
Il docente prosegue con una riflessione più ampia: “Non è solo una questione di episodi isolati. La scuola, che dovrebbe essere un presidio di pluralità e confronto, rischia di diventare uno strumento di conformismo. Assistiamo a un progressivo decadimento della capacità della scuola di trasmettere valori inclusivi, anche a causa di politiche che mirano a eliminare dai programmi tutto ciò che insegna ai ragazzi a valorizzare la diversità. È un problema sistemico“.
Nonostante le difficoltà, il professor Frana non perde la speranza: «In situazioni come questa, il silenzio non è un’opzione. È fondamentale continuare a parlare e a confrontarsi, anche quando sembra difficile. La scuola deve restare un luogo di crescita, non di esclusione. Questo è il messaggio che dobbiamo difendere, oggi più che mai».


Totale solidarietà al Professor Frana, che è una persona veramente in gamba oltre ad essere pure un bravissimo docente. Che ben vengano i professori preparati e emancipati come il Professor Frana! ❤️❤️