Russia, nuova ondata repressiva verso comunità LGBTQIA+ e dissidenti politici

La vincitrice di Eurovision 2016 sulla lista dellǝ ricercatǝ per dissidenza politica, mentre una proposta di legge mira a etichettare i movimenti LGBTQIA+ come "estremisti". Perché deve interessarci?

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5 min. di lettura

In Russia – e nei territori Ucraini occupati – schierarsi dalla “parte sbagliata” può avere conseguenze devastanti, anche per chi dispone di una piattaforma più ampia ed è abituatǝ a stare sotto i riflettori.

Come nel caso di Susana Jamaladinova, in arte Jamala, cantante, attivista per i diritti LGBTQIA+ e forte sostenitrice dell’autodeterminazione dell’Ucraina.

Vincitrice dell’Eurovision Song Contest nel 2016 con il brano “1944” – che raccontava la deportazione del popolo crimeo tataro da parte dell’Unione Sovietica – oggi la cantante è stata ufficialmente inserita nella lista dellǝ “ricercatǝ” in Russia.

L’accusa, quella di averdiffuso fake news sull’esercito russo” durante il conflitto ancora persistente in Ucraina, all’interno di uno dei territori “annessi” (occupati), dall’azione militare voluta da Vladimir Putin.

Uno specchietto per le allodole, utile a legittimare la condizione di una dissidente politica come “nemico pubblico” dell’ordine imposto. 

L’ennesimo capitolo in una storia di crescente censura e repressione, chiaro esempio di come la libertà di espressione, uno dei pilastri fondamentali di qualsiasi società democratica, sia minacciata e soffocata nei regimi autoritari.

Siamo così abituati a guardare a questi episodi con distacco dalle nostre democrazia apparentemente inattaccabili, che a volte ci dimentichiamo come queste siano in realtà fragili e per nulla scontate.

Russia, i movimenti LGBTQIA+ potrebbero presto venire etichettati come “estremisti”

L‘inasprimento delle leggi contro la libertà di espressione in Russia è un fenomeno che – come possiamo immaginare – si estende ben oltre ai casi sensazionalizzati come quello di Jamala.

Negli ultimi anni, il Cremlino ha introdotto una serie di leggi restrittive che limitano severamente la libertà dei media, la libera espressione su internet e le attività delle ONG, spesso giustificate come misure per proteggere la sicurezza nazionale e i valori tradizionali russi. Ma che in pratica servono a soffocare ogni forma di dissenso e critica al governo.

Un esempio particolarmente preoccupante è la recente proposta di legge che mira a categorizzare la comunità LGBTQIA+ come parte di un “movimento internazionale estremista” e di incitamento all’odio, associato alla “decadenza occidentale” che Putin e il suo governo ritengono minacciare l’identità e la moralità russa.

L’ultima di una serie di azioni repressive che mirano a marginalizzare ulteriormente le comunità LGBTQIA+ in Russia, già colpite da leggi che proibiscono la cosiddetta “propaganda gay”.

Iniziativa che però contrasta nettamente con le recenti dichiarazioni di Andrei Loginov, viceministro della Giustizia, che durante un intervento alle Nazioni Unite aveva garantito l’impegno della Russia nel proteggere i diritti dei cittadini LGBTQ+ e nel vietare qualsiasi discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Secondo analisti e fonti vicine al Cremlino, il repentino cambio di rotta potrebbe essere collegato alle prossime elezioni presidenziali, interpretato come un tentativo di consolidare l’unità nazionale o come una strategia di marketing politico.

D’altra parte, la classificazione delle persone LGBTQ+ sotto l’etichetta di “movimento estremista” porterebbe con sé significative insidie legali, incluso il rischio di pene detentive fino a 12 anni per accuse legate a disordini sociali o coinvolgimento in attività terroristiche.

Attivisti e legali, tra cui Maxim Olenichev del gruppo Coming Out e Alexandra Miroshnikova di SK SOS, manifestano forte inquietudine in merito. 

La comunità LGBTQIA+ non è una hive mind, le associazioni non operano tutte nella stessa maniera – spiega Miroshnikova – Il che significa che non è possibile bandire una singola tipologia di attivismo. E, di conseguenza, discutere in qualsiasi termine di comunità LGBTQIA+, partecipare e finanziare eventi, potrebbe presto diventare illegale, costringendo le associazioni ad operare clandestinamente“.

Si prevede un aumento della censura e delle difficoltà nel sostenere apertamente le questioni LGBTQ+, con possibili ripercussioni anche sui cittadini eterocissessuali – che potrebbero essere accusati in qualsiasi momento di diffondere “propaganda gay”, specialmente se si tratta di figure scomode.

Come nell’episodio che ha coinvolto la stilista Elnara Askerova, la quale, dopo aver organizzato una sfilata di moda, era stata accusata di aver rappresentato gli uomini in maniera “troppo femminile”, gesto interpretato come promozione della cultura LGBTQIA+.

Infatti, concentrarsi solo su un aspetto ci impedisce di osservare il fenomeno nella sua interezza.

La persecuzione della nostra comunità in Russia si inserisce un contesto più ampio di controllo e repressione, che trova paralleli in altre epoche della storia del paese, in particolare nei periodi più bui del controllo sovietico.

La Russia di oggi, sotto la guida di Putin, sembra ricalcare questi schemi autoritari, utilizzando la legge e la forza dello stato per consolidare il proprio potere e soffocare qualsiasi forma di opposizione, scagliandosi inizialmente – come spesso accade – sulle comunità vulnerabili.

Ma quando una sola fetta della popolazione comincia ad essere perseguitata, è il canonico “campanello d’allarme”: nessuno è al sicuro.

L’Italia è più vicina alla Russia di Putin di quanto pensiamo

Il solo fatto di poterne parlare ci colloca in una posizione di privilegio. Un privilegio di cui talvolta non ci rendiamo conto non per mancanza di volontà, ma perché ci concentriamo spesso sul singolo fenomeno invece che considerare la panoramica completa della situazione.

Le relazioni tra il premier ungherese Viktor Orban e Vladimir Putin offrono però uno spaccato significativo dell’attuale scenario politico europeo e delle sue dinamiche.

Orban non ha mai negato le proprie simpatie verso la Russia, anche in contesti internazionali critici.

Un esempio recente è stato il suo mancato collegamento al vertice dei leader dell’Unione Europea sulla crisi in Medio Oriente, dove ha preferito delegare un collega austriaco e riaffermare la sua alleanza con la Russia durante il forum sulla Via della Seta a Pechino​​​​​​​​.

D’altra parte, la Premier italiana Giorgia Meloni è nota per la sua vicinanza ideologica e politica con Orban.

Il che sottolinea l’ascesa e la solidificazione di una rete di leader populisti e di estrema destra in Europa, i quali condividono spesso una visione critica verso l’Unione Europea, un approccio nazionalista e l’ostilità verso le minoranze vulnerabili considerate al di fuori dello status quo, bersagli facili di ideologie che – per loro stessa natura – necessitano di un “nemico”.

La vicinanza di Orban con Putin, insieme alla sua alleanza con leader come Giorgia Meloni, evidenzia la complessità del panorama politico europeo attuale, dove le alleanze tradizionali sono messe in discussione e nuove dinamiche geopolitiche emergono, spesso sfidando i valori e i principi che stanno alla base stessa del benessere democratico.

L’ascesa globale dei movimenti populisti e di estrema destra

Siamo partit* dalla Russia, per analizzare il contesto geopolitico più ampio dell’Europa. A livello globale, tuttavia, il fenomeno non fa che amplificarsi.

L’ascesa dei movimenti populisti e di estrema destra – apparentemente frammentati, ma tutti uniti da ideologie e atteggiamenti simili tra loro – ci fornisce finalmente la panoramica completa.

La storia ci insegna che questa tendenza non emerge spontaneamente, ma viene alimentata da fattori multipli che generano malcontento nella popolazione.

La crisi finanziaria generalizzata, la pandemia, e la guerra in Ucraina, sta portando al potere partiti precedentemente marginali, che però parlano “alla pancia” del cittadino esasperato e poco coinvolto nella sfera politica, ed ha solo bisogno di sentirsi rassicurato.

Partiti e figure sensazionalizzate che offrono soluzioni semplici a problemi complessi, promettendo di proteggere il popolo e la sovranità nazionale da minacce percepite dall’esterno, ma che invece derivano dall’inadeguatezza della gestione interna.

Nel contempo, la religione e i valori tradizionali – canonici e rigidi veicoli di controllo sulla popolazione – stanno diventando sempre più centrali nel discorso politico.

Un esempio emblematico di questa transizione è nuovamente l’Ungheria, dove si è assistito a un graduale passaggio da una democrazia aperta a una regola più autoritaria, partita dall’erosione dei diritti delle minoranze e dell’indipendenza del potere giudiziario.

Spesso, i partiti conservatori tradizionali formano coalizioni con partiti populisti, ma non riescono a moderarli, portando a un netto cambiamento nell’ideologia, nella retorica e nelle politiche, con gravi implicazioni per la democrazia e i diritti umani​​.

La scena politica globale attuale è caratterizzata da figure di spicco che incarnano proprio l’essenza di queste retoriche, e che cavalcano il malcontento generalizzato per rafforzare la propria influenza e libertà di manovra. 

Esempio più recente, Javier Milei, recentemente eletto presidente in Argentina e catalizzatore di una nuova spinta populista, che rappresenta una sorprendente ondata di estremismo con un’enfasi sull’individualismo e una critica decisa alle politiche stataliste.

Figure che rappresentano una sfida decisamente non necessaria ai paradigmi politici tradizionali, e che – nel sonno della ragione portato da quella “comodità democratica” a cui siamo abituati – in molti ignorano.

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fabio 26.11.23 - 8:30

mi chiedo: chissà come mai i tanti italiani che "tifano" Putin (di cui molti simpatizzano o militano nel sinistrissimo M5S) non hanno mai fatto una vacanza in Russia, preferendo l'America? Perché non sono mai andati, i "figli" di Berlusconi, di Salvini, di Pillon, e compagnia, a laurearsi nelle scuole russe, preferendo quelle inglesi e americane, o europee? La verità, secondo me, è che noi europei abbiamo arricchito in maniera esagerata questa ciurma di anti-democrazia russa, che ora ha talmente tanti soldi che li ha dati, nel tempo, ai partiti su-citati e ai loro leader: che, guarda caso, ora che la Russia viene isolata economicamente, tutti loro manifestano contro le armi: perché, secondo me, quei partiti avranno sempre meno soldi con cui finanziarsi (e Forza Italia ne è un esempio attuale). Non è un caso che il partito da tempo contrario al finanziamento pubblico ai partiti, il MSS, da alcuni anni ha aperto le porte al finanziamento pubblico del proprio partito. Io, fossi in un partito che appoggia le istanze LGBT, mi terrei alla larga dal M5S: anche loro hanno sempre parlato carinamente di Putin, tranne quando Putin faceva vacanze con Berlusconi in Italia: chissà perché? Ho il sospetto che quel movimento sia stato messo in piedi proprio dai soldi di Putin (e, forse, anche dell'odiato Berlusconi) per seminare zizzania democratica nel nostro Paese: infatti, anche i pentastellati urlano e hanno urlato (ora un po' meno) alla pancia degli insoddisfatti (molti dei quali sono proprio loro stessi). Attenti a chi si dà (troppa) fiducia. Detto questo, anche molti movimenti estremisti americani hanno quasi certamente finanziato questa propaganda (tra cui le agenzie di Trump), ma anche movimenti estremisti religiosi in tutto il mondo (a cominciare da Kadyrov, islamico fondamentalista, anti-lgbt, ecc.), per proseguire con i nostri movimenti politico-religiosi estremi (Pro-vita, forza nuova, casapound). Attenti ad essere sempre scontenti, a volere sempre tutto: così si esce di senno, tutti. Attenti a non farvi ingannare dalle apparenze, neanche quelle più sicure! Ragionate con le vostre menti!

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