Russia, irruzione della polizia nei bar e club LGBT di Mosca, arresti

A due giorni dalla sentenza della Corte Suprema russa che ha definito l'inesistente "movimento LGBT sociale" come soggetto "estremista".

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Russia LGBTQI+ Repressione 2023 - foto di Politico.com (2015)
Russia LGBTQI+ Repressione 2023 - foto di Politico.com (2015)
3 min. di lettura

Irruzione di forze di polizia e di sicurezza nei club e bar LGBTQI+ di Mosca ieri sera, a meno di 48 ore dalla decisione della Corte Suprema di considerare un fantomatico e aleatorio “movimento LGBT globale” come un’organizzazione estremista. È quanto riferito dal media russo indipendente Meduza. che scrive:

La polizia di Mosca ha effettuato una serie di retate in vari locali della città che stavano organizzando eventi per persone LGBTQ+ nella serata di venerdì, secondo quanto riportato da diversi canali Telegram russi. (…) Le retate sono iniziate intorno alle 22:00 del 1 dicembre e sono durate fino alle 3:00 circa. La polizia avrebbe affermato di essere intervenuta in tre locali sotto il pretesto di cercare droghe.

Nel bel mezzo della festa, la musica si è interrotta e [la polizia] ha cominciato ad entrare nelle stanze. Alla festa c’erano anche persone provenienti da altri paesi. All’uscita, hanno fotografato i passaporti delle persone senza autorizzazione“, ha raccontato un testimone di una delle retate.

Secondo il canale “Ostorozhno, Moskva”, la gestione dei locali ha avvertito i clienti che la polizia stava arrivando. “Era una festa normale, poi il proprietario è uscito e ha detto che gli agenti sarebbero arrivati entro un’ora a causa della recente legislazione. La pista da ballo si è svuotata in 20 minuti“, ha dichiarato una persona presente in un altro locale soggetto a retata.

Il canale ha anche riportato che in alcune situazioni sono stati effettuati anche degli arresti, ma il Ministero dell’Interno russo non ha rilasciato commenti in merito.

Il provvedimento annunciato due giorni fa dalla Corte Suprema lascia intendere una nuova, preoccupante escalation, considerando che la decisione si è appellata a un non meglio precisato “movimento sociale LGBT“, soggetto del tutto inesistente, e che nella definizione dell’istituzione giudiziaria russa, completamente asservita ai diktat del Cremlino, lascia intendere un via libera esecutivo per perseguitare e reprimere qualsiasi persona LGBTQIA+ in quanto persona LGBTQIA+.

L’Onu intanto ieri ha fermamente condannato l’accelerazione persecutoria voluta da Putin. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha “deplorato” la messa al bando del movimento “internazionale” attuata dalla Russia, e ha sottolineato che “nessuno dovrebbe essere incarcerato per aver lavorato a favore dei diritti umani o privato dei propri diritti a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere“.

L’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Volker Türk, ha affermato che la decisione della Corte Suprema russa “espone i difensori dei diritti umani e chiunque difenda i diritti delle persone Lgbt+ a essere qualificato come ‘estremista’, termine che ha gravi conseguenze sociali e penali in Russia” (fonte: Ansa).

Gli attivisti hanno osservato che la denuncia è stata presentata contro un movimento che non è un’entità ufficiale e che, sulla base della sua definizione ampia e vaga, le autorità potrebbero reprimere qualsiasi individuo o gruppo ritenuto parte di esso. Ed è quanto accaduto ieri sera a Mosca, con la retata che, ufficialmente bollata come provvedimento anti-droga, ha di fatto messo sotto scacco diversi locali di aggregazione della comunità queer moscovita.

Olga Baranova, attivista russa che vive a Chicago e coordina direttrice il Centro Comunitario di Mosca per le Iniziative LGBTQ+, ha sottolineato che molte persone considereranno di lasciare la Russia, per non diventare bersaglio di persecuzioni come quella avvenuta ieri sera.

È chiaro per noi che ci stanno ancora una volta dipingendo come nemici interni per spostare l’attenzione da tutti gli altri problemi che abbondano in Russia“, ha detto Baranova ad Associated Press.

Max Olenichev, avvocato per i diritti umani che lavora con la comunità LGBTQI+ russa, prima dei fatti di ieri sera nella capitale russa, aveva dichiarato ad Associated Press che la sentenza della Corte vieta di fatto qualsiasi attività organizzata per difendere i diritti delle persone LGBTQI+.

Nella pratica, potrebbe accadere che le autorità russe, con questa sentenza in mano, applichino (la sentenza) contro iniziative LGBTQ+ che operano in Russia, considerandole parte di questo movimento civico“, ha affermato Olenichev.

Ieri sera a Mosca si è consumata quella che sembra soltanto la prima di una lunga serie di conseguenze persecutorie verso le persone LGBTQIA+ russe.

 

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Foto di copertina di repertorio, tratta da Politico.eu “The fear of being gay in Russia”

 

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Daniela Pessognelli 3.12.23 - 9:52

È una storia veramente disumana che, purtroppo, è solo l' inizio di una repressione senza senso contro persone che vogliono solo essere se stesse!!!!

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johnwhite 2.12.23 - 18:03

Se hanno dovuto specificare per droga un motivo ci sarà, altrimenti avrebbero detto il vero motivo. Non credo che faranno incursioni anche nei bar eterosessuali, perché non ci sarebbe troppa differenza. Caster Semenya ha scoperto di avere genitali interni maschili solo sotto esame alle olimpiadi, dopo aver vinto fior fior di medaglie da femmina.

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