Ancora polemiche interne al partito di governo spagnolo sulla questione trans. La discussione, esplosa con la legge sull’autodeterminazione del 2023, non si è mai del tutto sopita, e ha finito per dividere lo stesso movimento LGBTQIA+ e il movimento femminista socialista.
Da un lato, chi riconosce pienamente le donne trans come donne e reclama la tutela di diritti che, proprio perché destinati a una minoranza fragile, dovrebbero essere difesi con maggiore fermezza; dall’altro, una frangia politica organizzata che si oppone a qualsiasi avanzamento legislativo a favore delle persone trans, ritenendolo problematico.
E così, il Congresso socialista di Siviglia – lo stesso in cui il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha annunciato la volontà di blindare matrimonio egualitario, aborto e parità di genere nella Costituzione – si è trasformato nell’ennesima cartina di tornasole delle divisioni interne ai movimenti progressisti.
Un emendamento della delegazione di Guadalajara all’agenda del partito, che proponeva di escludere le donne trans dalle categorie sportive femminili, è stato approvato, e con esso anche la decisione di ridurre l’acronimo LGBTIQ+ a LGTBI, escludendo la Q e il simbolo +.
Spagna, le TERF si insinuano nel PSOE
Sonia Lamas, osservatrice al Congresso e segretaria di uguaglianza della città di Madrid, non ha usato mezzi termini: “non esiste altro sesso oltre a quello biologico, non esiste il sesso sentito”. Il suo discorso è il riflesso di quella parte minoritaria del femminismo socialista TERF che teme l’inclusione delle donne trans a tutti i livelli – in questo caso, nello sport.
Secondo questa visione, “un’apertura comprometterebbe le carriere delle atlete, annullando quel principio di equità che lo sport dovrebbe garantire“. Una corrente, guidata da personalità storiche del movimento femminista spagnolo “della vecchia guardia” come la stessa vicepresidente, Carmen Calvo, che non solo si oppone alla presenza delle donne trans nelle competizioni femminili, ma anche al riconoscimento della Q (queer) nell’acronimo LGBTQIA+.
Quella consonante – insieme alla liberalizzazione del sex work e della GPA – sosterrebbe, a dire di Calvo, posizioni inconciliabili con il femminismo socialista. E il simbolo +? “È qualcosa di incodificabile, con il potenziale di “generare indefinizione giuridica”, spiega la stessa corrente, che chiede di tornare alla purezza degli “acronimi tradizionali”.
La decisione del Congresso di accogliere tali istanze non è però stata unanime. Il voto è stato spinto da una minoranza ben organizzata, ma è bastato: tra applausi e grida di “viva la lotta delle donne”, il PSOE ha voltato le spalle a una parte del movimento che pure dice di voler tutelare.
Un atteggiamento che richiama alla mente l’ignavia dimostrata dall’alleata ala democratica statunitense durante la scorsa campagna elettorale. In quella circostanza, Kamala Harris optò per un profilo basso su questioni considerate controverse, un approccio dettato più dalla volontà di autoconservazione politica che da una reale strategia di contrasto.
Il risultato fu però controproducente: lo spazio lasciato vuoto venne rapidamente occupato dalla retorica aggressiva e polarizzante proveniente dal fronte opposto. Un silenzio che finì per alimentare la narrativa avversaria e offrire terreno fertile alla diffusione di idee reazionarie, alienando nel contempo una consistente porzione di elettorato sensibile alla questione trans, e rendendo così ancora più difficile recuperare il controllo del dibattito pubblico.
La reazione dei gruppi LGTBIQ+: “Non si lasciano indietro le persone”
Una decisione, quella di Siviglia, che non ha tardato a scatenare una reazione compatta da parte delle organizzazioni LGBTQIA+, degli alleati politici e delle figure più rappresentative del movimento. Víctor Gutiérrez, segretario generale LGTBI del PSOE, ha cercato di spegnere l’incendio, ricordando che “i diritti delle persone trans sono diritti umani e non sottraggono nulla a nessuno“. Ma il messaggio è sembrato troppo debole per arginare lo sdegno.
“I diritti non possono lasciare indietro nessuno” si legge in un comunicato di Sumar – partito della coalizione – che accusa duramente il PSOE di usare la retorica dell’estrema destra per placare i propri dissidi interni. Irene Montero, promotrice della legge trans, ha rincarato la dose: “Questa è transfobia. Le donne trans sono donne, che abbiano un pene o una vagina”. Montero ha anche citato Human Rights Watch e l’ONU, ricordando che i test di verifica del sesso nello sport sono considerati “umilianti e degradanti”, nonché frutto di una definizione arbitraria di femminilità.
A condannare la nuova posizione del PSOE, anche Mar Cambrolle di Trans Platform, principale organizzazione di tutela e promozione dei diritti trans:
“Ancora una volta è il partito socialista a riportarci qui con la sua transfobia. Ieri è stata una giornata vergognosa per la storia di questo Paese, ma soprattutto per i diritti del collettivo LGBTQIA+ e delle persone trans. È successo infatti che ieri è stata approvata un’emendamento in occasione del 41° anniversario, spinto da quel settore che si autodefinisce “femminismo classico” o “femminismo illuminato”, ma che in realtà rappresenta un uso distorto del femminismo per attaccare le persone della diversità e le persone trans. È davvero deplorevole che il partito socialista stia giocando lo stesso gioco della destra più estrema, additando le persone trans e quelle della diversità come il male delle donne o come la rovina del femminismo.
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