Torture e arresti in piena pandemia: ora l’Uganda dovrà rispondere della violazione dei diritti umani per 20 persone LGBT

L'Uganda conta innumerevoli violazioni dei diritti LGBT. 50 giorni di torture e umiliazioni, per il divertimento delle guardie.

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Si parla di violazione dei diritti umani per l’Uganda che comprende torture, arresti immotivati, completo disinteresse per il distanziamento sociale a causa del Covid 19 e per il  reperimento di farmaci per alcuni prigionieri, in quanto sieropositivi. Prigionieri LGBT liberati a maggio.

A denunciare le autorità ugandesi è stata l’associazione HRAPF (Forum di sensibilizzazione e promozione dei diritti umani). Sotto la lente di ingrandimento finiranno il sindaco Hajji Abdul Kiyimba, l’intero Consiglio comunale di Kyengera e il vice ufficiale della prigione di Kitalya Philimon Woniala. Innumerevoli le regole violate, come spiega HRAPF, che parla di una

miriade di forme di violenza, che vanno dallo scherno, alla frustata, alle scottature, alla sottomissione alla punizione corporale, nonché alla negazione dell’accesso al cibo, alle strutture sanitarie e alle medicine. 

Torture e violazioni, le condizioni dei prigionieri LGBT in Ugand

Un ragazzo ha raccontato di essere stato denudato completamente, per ricevere poi un pezzo di legno da ardere tra le cosce. Circola ancora un video in cui un aguzzino colpisce con violenza un gruppo di persone con un bastone, sedute a terra. E queste, sono solo alcune delle torture che quotidianamente il gruppo doveva sopportare.

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L’arresto è avvenuto a marzo, proprio in corrispondenza della pandemia in Uganda e nel resto del mondo, ma le autorità non hanno certo preso misure per scongiurare il contagio, esponendo di fatto i prigionieri a un possibile focolaio. Infine, l’assistenza legale era inesistente. Dei 50 giorni passati in prigione, solamente al 42esimo hanno potuto parlare con un avvocato, dopo un mese e mezzo di torture. Anche il rilascio è stato difficoltoso, avvenuto solo dopo il pressing di numerose associazioni.

La denuncia riguarda anche il sindaco Hajji Abdul Kiyimba poiché, a seguito dell’arresto, aveva additato il gruppo come degli untori del Coronavirus, nonostante tutti sapessero che nei mesi più tragici della pandemia, le autorità dell’Uganda hanno “sfruttato” il virus per eseguire arresti di persone LGBT sostanzialmente senza prove.

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